<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788</id><updated>2012-02-10T04:06:50.732+01:00</updated><category term='Matteo Grimaldi'/><category term='Xavier Rudd'/><category term='u'/><category term='boing generation'/><category term='L&apos;Aquila'/><category term='Villa Ada'/><title type='text'>Luca Sacchieri nella Rete</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>54</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5545807886207325171</id><published>2010-11-23T20:25:00.002+01:00</published><updated>2010-11-23T20:31:34.937+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Matteo Grimaldi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;Aquila'/><title type='text'>Passi avanti (un pomeriggio a L'Aquila con Matteo Grimaldi)</title><content type='html'>L'Aquila, dopo due anni, è una passeggiata forzata che taglia il centro storico di netto. Tutto il resto, tutto il reticolato di arterie intorno a quella vena principale, è chiuso. Il sangue non vi scorre più, anche se è "zona rossa".&lt;br /&gt;La passeggiata forzata a tua &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;disposizione&lt;/span&gt;, appunto, ti costringe a vedere, ma soprattutto ti costringe a non vedere.&lt;br /&gt;Tutto intorno a te, il Medioevo, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Rinascimento&lt;/span&gt; e il Novecento ormai convivono con ferite che sono cicatrici nella pietra, con addosso un nuovo strato: le strutture in legno e in ferro delle impalcature sono nuovi scheletri per tener su in modo illusorio una città, svuotata dei suoi abitanti come delle mura portanti dei suoi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;appartamenti&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se L'Aquila sta in piedi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;materialmente&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;esiste&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Ma solo nell'immagine, e nell'immaginario.&lt;br /&gt;Perché L'Aquila esiste sì, ma qualche metro più in basso: nelle scritte, nelle foto, nelle poesie, nelle &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;testimonianze&lt;/span&gt; appese alle transenne le quali ingabbiano - queste ultime - quanto c'è ancora di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;architettonicamente&lt;/span&gt; accessibile, anche se solo agli occhi. E a distanza.&lt;br /&gt;Il centro storico de L'Aquila, adesso, è una lugubre cartolina dove le gocce di pioggia rimbombano più dei passi, visto che questi sono molti di meno. E per lo più sono quelli gommosi dei militari.&lt;br /&gt;"Ma c'è poca gente perché piove?" chiedi a Matteo.&lt;br /&gt;"No, c'è poca gente e basta" ti risponde Matteo, forse dicendo molto di più col silenzio successivo.&lt;br /&gt;Ed è proprio in quel suo consapevole silenzio - e nel tuo interdetto mutismo - che da qualche angolo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;proibito&lt;/span&gt; compare ogni tanto uno &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;sferragliamento&lt;/span&gt;. Che sia un colpo di martello, un ruggito di trapano, un cigolio di carrucola: qualche operaio lavora, ma è isolato e - a guardarlo - sembra più spaesato di te.&lt;br /&gt;Dopo due anni, L'Aquila sembra ferma al giorno del terremoto, come le lancette dorate dell'orologio della piazza, nel rigor mortis delle 03:33.&lt;br /&gt;E nonostante ogni palazzo abbia sì le sue impalcature che paiono il marchio di fabbrica della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;sopravvivenza&lt;/span&gt; verticale, a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;riconsiderarle&lt;/span&gt; poco dopo sei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;terrorizzato&lt;/span&gt; all'idea che rimangano lì per sempre.&lt;br /&gt;"Non esiste un piano per ricostruire la città" ti informa Matteo, e il tuo occhio cade su un manifesto: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Muratore cerca lavoro&lt;/span&gt;, con tanto di numero di cellulare. Ti sembra un paradosso, lì dove credevi che avresti trovato, se non proprio la &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;rinascita&lt;/span&gt; della Fenice dalle sue ceneri, almeno del fervore, del frastuono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;costruttivo&lt;/span&gt; di operai al lavoro. In quel silenzio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;inappropriato&lt;/span&gt; le parole scritte, e appese alle transenne, urlano. E' quello il sangue che vuole ripopolare queste arterie, senza sporcare i manganelli di chi mantiene verticale l'immagine.&lt;br /&gt;Altrettanto provvisorie sembrano le C.A.S.E. nella periferia. Quartieri fotocopia su palafitte &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;antisismiche&lt;/span&gt;, squadrati, con ballatoi in legno ad emanare calore umano, e il tricolore che sventola &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;sbiadito&lt;/span&gt;. Funzionali come gli &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;appartamenti&lt;/span&gt; dei villaggi-vacanze nei &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;dépliant&lt;/span&gt;, eppure - se ciò che dovrebbe essere provvisorio nel centro storico tende al "per sempre" - si inciampa facilmente nel pensiero che lo siano anche questi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;schieramenti&lt;/span&gt; appoggiati su pianure steppose. Il signore che porta a spasso il cane nel giardino su misura, la signora che stende i panni sul balconcino rettangolo-tra-i-rettangoli, i bambini che tornano da scuola zaino in spalla sono reali, ma soltanto gli alberelli piazzati lì intorno con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;equidistanza&lt;/span&gt; hanno piantato radici.&lt;br /&gt;"Da gennaio 2011 si ricomincia a pagare il mutuo delle case più gli arretrati" dice Matteo.&lt;br /&gt;"Quali case?" ti chiedi tu con sconcerto, pensando agli involucri del centro storico.&lt;br /&gt;Ma poi Matteo dice anche qualcosa come:&lt;br /&gt;"Ho avuto paura di morire, mentre la mia casa tremava e il terremoto mi ruggiva intorno come una bestia troppo più grande di me. E adesso ho imparato a non dare per scontato il tempo, perché è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;a tua &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;disposizione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; fino ad un certo punto".&lt;br /&gt;E in quel momento tu stai zitto, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;intravedendo&lt;/span&gt; una crepa nel presente che è uno spiraglio nel futuro.&lt;br /&gt;Ma dura poco, perché di crepe reali, oggi, ne hai viste troppe. E nemmeno l'accoglienza delle nuvole imbevute di tramonto può acquietare il tuo ritorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5545807886207325171?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5545807886207325171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5545807886207325171&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5545807886207325171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5545807886207325171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/11/passi-avanti-un-pomeriggio-laquila-con.html' title='Passi avanti (un pomeriggio a L&apos;Aquila con Matteo Grimaldi)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-274152378120107966</id><published>2010-09-03T18:59:00.000+02:00</published><updated>2010-09-11T16:12:05.998+02:00</updated><title type='text'>Clessidra</title><content type='html'>L'ingranaggio del tempo che passa su una spiaggia, non ha limiti umani.&lt;br /&gt;Il trascorrere è solo scorrere, ed è liquido e cadenzato.&lt;br /&gt;Sono onde, che si ripetono ma non sono mai uguali a loro stesse. E ciò che le muove, spumose ed &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;inesauribili&lt;/span&gt;, è una piattaforma invisibile.&lt;br /&gt;E' vento, che rincorre i puntini della sabbia, e aizza i puntini della tua graziosa pelle d'oca. E questa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;combinazione&lt;/span&gt;, che potrebbe andare avanti per sempre, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;insipiegabilmente&lt;/span&gt; riuscirebbe a non annoiarti mai. Perché un frammento d'onda ogni tanto s'increspa in modo diverso, perché il mare è un coro di voci che si chiamano da una parte all'altra. Perché l'ingranaggio principale - il sole - in effetti si muove davvero, quasi seguisse le regole dei mortali. Ma ha il dono, lui, di spostarsi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;trasmettendo&lt;/span&gt; immobilità, o forse eternità, come le onde e il vento.&lt;br /&gt;E quindi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;cos&lt;/span&gt;'è il sole che prima dona vigore ai colori e poi li stinge nell'arancio?&lt;br /&gt;Il sole è il tramite, è un occhio che osserva il mortale e l'immortale, è un direttore d'orchestra che armonizza due tempi così diversi tra loro: uno destinato a continuare per sempre, l'altro a finire.&lt;br /&gt;Forse è per questo che il sole, ogni giorno, fa sentire meno solo l'essere umano nella sua mortalità. Consola il suo sguardo fingendo di essere &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;anch&lt;/span&gt;'esso condannato alla fine, e così facendo si nasconde dietro l'orizzonte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-274152378120107966?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/274152378120107966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=274152378120107966&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/274152378120107966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/274152378120107966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/09/clessidra.html' title='Clessidra'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-2914686943389105403</id><published>2010-08-04T01:20:00.001+02:00</published><updated>2010-08-05T01:21:42.630+02:00</updated><title type='text'>Apparenze (racconto)</title><content type='html'>Camminando per i fatti suoi, Chiunque inciampò in qualcosa. Si fermò e abbassò lo sguardo sul lastricato grigio del marciapiede &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;interrompendo&lt;/span&gt; il flusso dei passanti. Questi, come acqua di torrente nei confronti di una roccia che non riescono a portarsi dietro, lo aggirarono.&lt;br /&gt;Per terra, a pochi passi dal suo piede, Chiunque vide una pistola.&lt;br /&gt;Mentre la sua testa si chiedeva che cosa ci facesse abbandonata lì a terra, il suo braccio la raccolse. Colpa di un misto di curiosità e miopia, volle &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;avvicinarsela&lt;/span&gt; alla faccia, ma come la ebbe impugnata e il suo sguardo fu nuovamente all'altezza delle teste altrui, la gente si allargò all'improvviso sa Chiunque. Come se in quella frenetica acqua di torrente la roccia l'avessero tirata dall'alto.&lt;br /&gt;Chiunque lesse la paura sulle loro facce ed ebbe paura della loro paura.&lt;br /&gt;La gente intorno a lui, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;spontaneamente&lt;/span&gt; impietrita, non sapeva se scappare - rendendosi bersaglio visibile di fronte alla cortina di immobilità - oppure rimanere ferma - sperando di passare per massa &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;informe&lt;/span&gt; di fronte a quell'uomo armato. E sperando - nel caso di colpo esploso - che il proiettile colpisse &lt;span style="font-style: italic;"&gt;altra&lt;/span&gt; massa.&lt;br /&gt;Solo che Chiunque era un tipo di natura sensibile, che si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;colpevolizzava&lt;/span&gt; anche quando la colpa non era sua. Notando tutte quelle bocche contorte e tutti quegli occhi spalancati che lo guardavano come se da lui dipendesse la loro vita o la loro morte, Chiunque sentì il peso di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;responsabilità&lt;/span&gt; troppo grandi. Gli arti gli si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;irrigidirono&lt;/span&gt;, iniziò a tremare, il dito premette il grilletto e partì un colpo.&lt;br /&gt;Il proiettile si conficcò in un muro, molto più in alto rispetto alle teste dei passanti che, d'istinto, resero ancora più largo il cerchio intorno a Chiunque.&lt;br /&gt;Solo che era tanta, la gente. Troppa perché qualcuno di loro potesse scappare, incastrati com'erano. E, forse anche un po' volutamente, ognuno teneva fermi anche i propri vicini temendo che qualsiasi loro reazione o piccolo movimento potesse attirare l'attenzione dell'uomo armato dalla sua parte.&lt;br /&gt;Chiunque era colmo di panico, voleva gettare la pistola, ma la sua mano - contratta dalla paura - si rifiutava di aprirsi. Quindi le allargò, le mani, in un gesto spontaneo di resa e di accoglienza. Ma la paura della pistola alla fine del suo braccio rendeva le sue movenze non remissive, ma ancora più temibili.&lt;br /&gt;Partì un nuovo colpo, un nuovo boato e un nuovo sussulto dei presenti.&lt;br /&gt;Chiunque fu il primo a capire che non era stato lui a sparare, più che altro per il dolore che sentì allo stomaco. La gente intorno se ne accorse un po' dopo, ma poi si rilassò &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;riconoscendo&lt;/span&gt; i colori dell'Autorità in divisa e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;ricostruendo&lt;/span&gt; la balistica del proiettile dalla pistola del poliziotto allo stomaco di Chiunque.&lt;br /&gt;Molti, voltandosi dalla figura dell'Autorità di nuovo verso Chiunque, non lo videro più se non dopo aver abbassato lo sguardo a terra. Chiunque giaceva, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;galleggiando&lt;/span&gt; sul suo sangue.&lt;br /&gt;Bastò il primo passo uno tra la gente perché tutti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;ricominciassero&lt;/span&gt; a muoversi, ognuno verso la propria direzione, che poi era uguale per tutti.&lt;br /&gt;Chiunque rimase fermo, nuovamente costeggiato dalla folla. Solo che adesso, per superarlo, si doveva fare un giro un po' più largo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-2914686943389105403?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/2914686943389105403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=2914686943389105403&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2914686943389105403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2914686943389105403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/08/apparenze-racconto.html' title='Apparenze (racconto)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-2505632524603228191</id><published>2010-08-01T03:42:00.008+02:00</published><updated>2010-08-01T11:50:53.069+02:00</updated><title type='text'>Testa e stomaco pieni.</title><content type='html'>Il secondo album dei &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nofx"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;NoFx&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, targato 1989, mi sta tartassando &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;gioiosamente&lt;/span&gt; le orecchie nel breve tragitto cuffie-timpani, e non posso fare a meno di pensare che quando loro, i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;NoFx&lt;/span&gt;, l'hanno estratto dal cilindro (un cilindro che mi immagino &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;sgualcito&lt;/span&gt; e polveroso, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;rigorosamente&lt;/span&gt; punk), io avevo 4 anni.&lt;br /&gt;Sì, sono nostalgiche queste 3:00 di notte.&lt;br /&gt;Sarà che io sono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;superstite&lt;/span&gt; da una serata tra amici come tante, anzi tantissime. Una serata &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;incorniciata&lt;/span&gt; dalla notte, dai rami cascanti di ulivi illuminati da lanterne e da tavoli traballanti in legno che c'hanno messo poco a far fiorire sulla loro superficie bottiglie fresche di vinaccio rosso, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;antipastini&lt;/span&gt; da carnivori da consumare a mani nude e sfilze quasi illimitate di brindisi inutili.&lt;br /&gt;Stavolta non ci siamo spinti fino ad &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Ariccia&lt;/span&gt;, ma abbiamo scavato nell'entroterra campagnolo di Roma Sud, per scoprire questa &lt;a href="http://maps.google.it/maps/place?hl=it&amp;amp;client=firefox-a&amp;amp;hs=JFO&amp;amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;amp;um=1&amp;amp;ie=UTF-8&amp;amp;q=fraschetta+di+tor+pagnotta+roma&amp;amp;fb=1&amp;amp;gl=it&amp;amp;hq=fraschetta+di+tor+pagnotta&amp;amp;hnear=Roma&amp;amp;cid=15932537312821942264"&gt;Fraschetta di Tor &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Pagnotta&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, in cui ti scegli la carne e te la cucini su una brace che aspetta solo te.&lt;br /&gt;(&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Reddy&lt;/span&gt;, nelle cui vene scorre il sangue dell' "addetto al barbecue" aveva promesso agli altri e soprattutto a se stesso che non avrebbe schiodato le chiappe dalla panca, e invece...)&lt;br /&gt;Un'abbuffata &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;old&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;style&lt;/span&gt;, nel rettangolo stretto e lungo della nostra tavolata notturna. Ma tutto questo è niente, se non c'è la spezia dell'amicizia a condire carni, bruschette, vino e - infine - &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;caffé&lt;/span&gt;, amaro e biscotti alle mandorle... in una cena lurida e speciale in cui quei 20 euro a testa di cassa comune sembravano non esaurirsi mai. Come il tempo intorno al tavolaccio.&lt;br /&gt;Della serie, siamo sempre noi. Qualcuno si farà vacanze &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;mastodontiche&lt;/span&gt; negli Usa, qualcuno a settembre andrà a convivere con la donna, qualcuno ancora arranca tra proroghe di contratto interinale (io, al momento, fino all'8 agosto in libreria, incrociando le dita e i lacci delle scarpe), qualcuno parla di amici che si sono sposati, qualcuno commenta viaggi passati, baci rubati e già &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;fantàstica&lt;/span&gt; con la testa verso la prossima fuga ben oltre il confine italico.&lt;br /&gt;Una di quelle sere in cui tutti gli spigoli di cui ti senti fatto ti accorgi che sono solo i margini di un pezzo di puzzle in cui ti incastri alla perfezione.&lt;br /&gt;E magari è solo il vino a levigarli, o forse sono i sorrisi sinceri che &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;contraccambi&lt;/span&gt; da una vita, a rendere più liscio il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;lubrificante&lt;/span&gt; rosso sangue che ti scende in gola.&lt;br /&gt;In fondo è gente che hai visto crescere, uno di loro l'hai visto nascere, quasi, addirittura, anche se è roba di 28 anni fa e non potresti mai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;ricordartelo&lt;/span&gt;. Quando chi aveva il motorino era un mito, quando una partita a pallone ti svoltava la serata, quando bastava comprarsi qualche birra e finire la serata dentro una macchina a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;chiacchierare&lt;/span&gt;. Quando i torelli alcolici per strada - quando di palloni ne vedevi quattro invece che uno - sapevano farti ridere fino alla contorsione gastrica; quando proprio in quello stesso stomaco non ti entrava più niente, eppure c'era sempre spazio per un-panino-dallo-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Zozzo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;E se i pezzi grossi dell'Italia politica, quelli esemplari, ad un certo punto si danno le spalle &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;ripudiandosi&lt;/span&gt; a vicenda e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;condividendo&lt;/span&gt; solo la parola "libertà" nel loro riempirsi la bocca e le tasche ("Popolo della Libertà" uno, vecchio stampo; "Futuro e libertà" l'altro, fresco fresco di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;scissione&lt;/span&gt;), mi viene da pensare ai veri legami. E mi convinco che - nonostante l'infinità di cose da dirsi a vicenda - i veri legami sono quelli che superano la prova del silenzio, del gioco di sguardi, del sorriso, della vita in pochi gesti e in poche parole. Quando guardi qualcuno e ti sei già detto tutto, lì sta l'amicizia senza secondi Fini, senza Cavalieri a cavalcare l'onda (o ciò che va in onda).&lt;br /&gt;Perché constatare che tu sei sempre tu, e che quelli intorno a te sono sempre loro, ti dà la consolante sensazione di camminare su sentieri conosciuti e sicuri, anche se spesso sei talmente preso da ciò che ti &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;circonda&lt;/span&gt; (e ti accerchia e ti stringe nella morsa) da non avere nemmeno il tempo di guardare i tuoi piedi per capire cosa stiano calpestando. O guardare in alto, per capire cosa ti stai perdendo.&lt;br /&gt;La mia chitarra è stata molto stonata, stanotte, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;probabilmente&lt;/span&gt; aiutata poco e male da dita molli; "Anna &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Karenina&lt;/span&gt;" sfiora la soglia di pagina 1000 su 1024; la scrittura ha bussato prepotente, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;probabilmente&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;riversandosi&lt;/span&gt; in cose insensate, ma i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;NoFx&lt;/span&gt; continuano a gridarmi nelle orecchie, mentre la bella serata tra amici continua a gridarmi negli occhi. E anche se la mia nuova Serenità naviga su acque lontane da me, io guardo indietro a vecchie cose, rinvigorite dalla volontà di ripetersi nel tempo. E sorrido, perché c'è ancora voglia di star bene.&lt;br /&gt;Anche adesso che i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;NoFx&lt;/span&gt; hanno smesso di gridare e il nuovo silenzio &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;srotola&lt;/span&gt; tappeti che invitano sia al sonno, sia alla veglia, SIA a quella contorta via di mezzo che è il sogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi rimane che augurarmi una buonanotte meno &lt;a href="http://www.youtube.com/watch#%21v=oqDccqWPM7E&amp;amp;feature=related"&gt;avvelenata&lt;/a&gt; possibile. E anche a chi dorme già, e a chi non dormirà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-2505632524603228191?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/2505632524603228191/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=2505632524603228191&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2505632524603228191'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2505632524603228191'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/08/il-secondo-album-dei-nofx-targato-1989.html' title='Testa e stomaco pieni.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7699037747980346962</id><published>2010-07-23T23:45:00.006+02:00</published><updated>2010-07-24T02:00:29.264+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Villa Ada'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Xavier Rudd'/><title type='text'>Xavier Rudd, faccia pulita a piedi nudi.</title><content type='html'>Da ieri ho ancora nelle orecchie la voce di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Xavier_Rudd"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Xavier&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Rudd&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, artica nei suoi acuti e al tempo stesso mielosa e intima quando si è trattato di rallentare il ritmo.&lt;br /&gt;Il cantante &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;polistrumentista&lt;/span&gt; australiano - con una presenza scenica che è una via di mezzo tra il surfista e l'aborigeno - mi ha incantato come pochi altri negli ultimi mesi. E' un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;melodic&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;electro&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;ethnic&lt;/span&gt;-rock, il suo... per quanto possa inquadrarlo mettere una serie di aggettivi davanti alla parola rock. Per capirci, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Xavier&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Rudd&lt;/span&gt; suona - oltre a chitarra acustica, elettrica e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;lap&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;steel&lt;/span&gt; (appunto, appoggiata in grembo) e batteria - anche tre &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=zCpO2cLZmrA"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;didjeridoo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, strumenti tubolari a fiato tipici delle tribù aborigene dell'Australia. Il suono che ne viene fuori è cavernoso e vibrante,&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;indispensabile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; per molti brani del biondo dal viso d'angelo (barba a parte).&lt;br /&gt;Non sono un suo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;affezionatissimo&lt;/span&gt; fan, non conosco tutte le sue canzoni a memoria (anzi, molte non le conosco proprio... e provare a rimediare ascoltando la sua discografia a valanga nelle ultime settimane non ha aiutato granché), eppure - quando l'ho scoperto l'anno scorso per caso - sono rimasto folgorato da "&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=DSQFneEeIls"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Home&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;", uno dei suoi pezzi più intimi (almeno nell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;interpretazione&lt;/span&gt;). Da lì, per quanto ho potuto, ho &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;approfondito&lt;/span&gt; la conoscenza. Mi ci sono affezionato, l'ho considerato - forse con un minimo di egocentrico mecenatismo - una mia scoperta da diffondere al mondo (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;cioé&lt;/span&gt; Roma, quartiere &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Eur&lt;/span&gt; e dintorni).&lt;br /&gt;Quando sono venuto a sapere - tramite post su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Fb&lt;/span&gt; di un'amica - che avrebbe suonato nella pacifica cornice alberata di Villa Ada, ho acquistato il biglietto con anticipo emozionato. Uno per me e uno per lei, la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;miabella&lt;/span&gt; S.&lt;br /&gt;Arrivati in Villa io e la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;miabella&lt;/span&gt; con l'idea "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;pic&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;nic&lt;/span&gt;+concerto" (armati di telo da mare, libri, bottiglia d'acqua e frigoverre con colorata insalata di farro), l'abbiamo incontrato, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Xavier&lt;/span&gt;, a bordo laghetto, fuori dall'area concerto. Era vestito solo di un paio di pantaloni corti (i piedi nudi, mi hanno detto, sono routine australiana) e abbracciava protettivo la sua bella fissando lo specchio d'acqua pieno di zampilli concentrici. Io ho stretto la mano della mia, di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;miabella&lt;/span&gt;, e ho detto "E' lui, è lui!". Lei mi ha sorriso come si potrebbe fare nei confronti del ragazzino che saltella smanioso davanti alle luci del Luna Park.&lt;br /&gt;E la stessa smania ci ha portato ad accorciare i tempi della cena (ancora colpa mia) e trasferire il momento-lettura direttamente nell'area concerto, usando la transenna del sottopalco come schienale.&lt;br /&gt;Ad un'ora e mezza dall'inizio del concerto, nei paraggi c'eravamo solo noi due, le nostre birre e i nostri libri (per la cronaca, "Anna &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Karènina&lt;/span&gt;" ormai sta alla volata finale. Mi mancano 200 pagine... che sono sempre 200 pagine, ma per un libro di 1024 pagine sono "la-volata-finale", CHIARO!?).&lt;br /&gt;Con pigrizia, la notte ha spento le luci della nostra sala-lettura &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;improvvisata&lt;/span&gt;, ha acceso quelle colorate di rosso, viola e blu del palco e ha stimolato la gente ad ammassarsi sotto.&lt;br /&gt;Dopo minuti di buia attesa, è comparso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;Xavier&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;Rudd&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vestito&lt;/span&gt; di una camicia marrone pastello &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;smanicata&lt;/span&gt; e di un pantalone lungo e leggero da saltimbanco, con orli arrotolati per non intralciare la performance dei suoi piedi nudi, piccoli e tozzi, ma più efficienti di un metronomo.&lt;br /&gt;Ha preso posto sullo sgabello, su uno dei due &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;min&lt;/span&gt;i-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;palchi&lt;/span&gt; innalzati sul palco: quello di sinistra, circondato dalle sue pelli di batteria e dai suoi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;didjeridoo&lt;/span&gt;. Da lì e iniziata l'amichevole sfida musicale, a colpi di sguardi complici, sorrisi, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;improvvisazioni&lt;/span&gt; frenetiche e cambi di ritmo scherzosi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;contro &lt;/span&gt;il mini-palco opposto. Circondato, quest'ultimo, da un'incredibile numero di pelli e piatti di batteria, maltrattati con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vibrante&lt;/span&gt; vigore e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;coinvolgimento&lt;/span&gt; da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;Andile&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;Nqubezelo&lt;/span&gt;, il massiccio batterista nero.&lt;br /&gt;Da giudice imparziale, più che altro dinoccolato e divertito nell'amplesso con i suoi bassi da cinque e sei corde, c'era - al centro - &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;Tio&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;Mol&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;ontoa&lt;/span&gt;, sorriso fanciullo e corpo gracile nella leggera veste afro blu scuro.&lt;br /&gt;C'è da dire che, forse per una svista dei tecnici, forse per l'indomabile potenza del basso a sei corde, durante i primi pezzi al minimo tocco delle corde da parte di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Tio&lt;/span&gt; partivano dalle casse bordate di vibrazioni distorte e prepotenti, capaci &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;probabilmente&lt;/span&gt; di spettinarti.&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;Xavier&lt;/span&gt; ha suonato, cantato per due ore, s'è divertito non poco a dare spago ai suoi compagni di palco, guardandoli con occhi trasognati. Ha soffiato nei suoi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;didjeridoo&lt;/span&gt; fino a che i suoi polmoni (sicuramente più capienti di quelli di un essere umano) &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;gliel&lt;/span&gt;'hanno permesso, ha pizzicato le corde delle sue chitarre, ha coccolato con le sue corde vocali i timpani del pubblico, ha tenuto il tempo battendo il piede sul legno,  e infine si è strappato di dosso gli auricolari e ha ballato e piroettato, fino all'abbraccio finale con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;Andile&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;Tio&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Dopo l'uscita sobria del trio, le luci si sono spente e io e la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;miabella&lt;/span&gt; S. ci siamo defilati con le orecchie sorridenti.&lt;br /&gt;Ci sono state le chiacchiere e commenti finali con Silvia e Lorena "le cugine Tao" e con Max Mariani, anche loro incantati da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;Xavier&lt;/span&gt; (ma che hanno pigramente optato per l'ascolto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;anziano&lt;/span&gt; sulle sedie in fondo alla platea).&lt;br /&gt;All'uscita da Villa Ada, a calmare i languori di una cena fugace c'ha pensato la pannocchia della buonanotte. A calmare la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;prevedibile&lt;/span&gt; sete post-pannocchia, invece, c'ha pensato la bottiglia d'acqua, per fortuna quasi immacolata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/TEoSaqel4VI/AAAAAAAAAGk/o37iJeeT4mA/s1600/xavierrudd-koonyumsun.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 320px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/TEoSaqel4VI/AAAAAAAAAGk/o37iJeeT4mA/s320/xavierrudd-koonyumsun.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5497226544447611218" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7699037747980346962?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7699037747980346962/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7699037747980346962&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7699037747980346962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7699037747980346962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/07/ho-ancora-nelle-orecchie-la-voce-di.html' title='Xavier Rudd, faccia pulita a piedi nudi.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/TEoSaqel4VI/AAAAAAAAAGk/o37iJeeT4mA/s72-c/xavierrudd-koonyumsun.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-1056513676218198355</id><published>2010-07-20T21:19:00.000+02:00</published><updated>2010-07-20T21:24:52.531+02:00</updated><title type='text'>Conflitti</title><content type='html'>Sei rimasto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;agghiacciato&lt;/span&gt;, nonostante il caldo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;appiccicaticcio&lt;/span&gt; che, come una coperta, faceva strato pesante sulla tua pelle.&lt;br /&gt;Sei rimasto fermo fuori dal campetto del ridicolo torneo di quartiere, mentre le due squadre che hanno giocato prima se le davano di santa ragione, non sazie di un 11-4 che non ha mai avuto storia. Accesi all'improvviso da qualcosa, i ragazzi, e risucchiati tutti nell'occhio del ciclone a centrocampo.&lt;br /&gt;Sei rimasto sorpreso da tanta brutalità, mentre gente con rasature fotocopia sulle teste, posture e fisici appena &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;palestrati&lt;/span&gt; tipo i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;rapper&lt;/span&gt; bianchi dei video di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Mtv&lt;/span&gt;, lanciava cazzotti nel vuoto, sperando di incontrare del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pieno&lt;/span&gt;, e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;possibilmente&lt;/span&gt; di fracassarlo.&lt;br /&gt;Sei rimasto in ascolto degli schiocchi di nocche che colpivano ossa e pelle, dell'isterismo di chi - da fuori dal campo - aggrediva la rete perimetrale come se volesse sbranarla, a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;dimostrazione&lt;/span&gt; di ciò avrebbe &lt;span style="font-style: italic;"&gt;potuto&lt;/span&gt; fare ad un corpo, se se lo fosse trovato nei paraggi. E il neon dei riflettori brillava sul sudore creando aloni di irrealtà intorno a schiene e braccia contratte.&lt;br /&gt;Sei rimasto in ascolto anche della voce tranquilla di chi, petto gonfio di orgoglio e tronfio di pose, se ne usciva a passeggio dal &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;campo e&lt;/span&gt; e dichiarava in modo logico-filosofico "dobbiamo aspettarli fuori e poi li &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;addormentiamo&lt;/span&gt; con una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;ficilata&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;...&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;finchè&lt;/span&gt; sulla vicenda non è calato un sipario di sangue da un setto nasale rotto.&lt;br /&gt;Il più tranquillo, lì solo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;perchè&lt;/span&gt; voleva giocarsela a pallone, nella bolgia s'è ritrovato a tracciare per tutti - con gocce rosso scuro - la strada verso gli spogliatoi, come un "Pollicino" diretto da Tarantino.&lt;br /&gt;Sei rimasto, infine, in ascolto soltanto della tua voce che non riusciva a trovare parole per tanta (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;dis&lt;/span&gt;)umana violenza, mentre invece ne &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;confezionava&lt;/span&gt; una, di parola, per il tuo immobilismo e per la tua mancanza d'intervento, quantomeno da paciere. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Codardo&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-1056513676218198355?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/1056513676218198355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=1056513676218198355&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1056513676218198355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1056513676218198355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/07/conflitti.html' title='Conflitti'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-6817251552539999824</id><published>2010-07-12T21:20:00.006+02:00</published><updated>2010-07-13T13:10:33.428+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='boing generation'/><title type='text'>Dal post-it al post.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/TDxHaDKbLBI/AAAAAAAAAGU/7OHHSC2OrEs/s1600/copertina+boing2.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 200px; height: 285px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/TDxHaDKbLBI/AAAAAAAAAGU/7OHHSC2OrEs/s320/copertina+boing2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5493344158336363538" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: left;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Essendo  passato tanto  tempo, avrei così tante   cose da scrivere che per la  stesura di questo  post ho preventivamente   appuntato uno schema su un  post-it.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt;  &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Da quando è stato   aggiunto, è  sempre una strana emozione sfilare  la mia copia di &lt;a href="http://www.facebook.com/#%21/pages/Boing-Generation/116130205074048?ref=ts"&gt;Boing     Generation&lt;/a&gt; dalla libreria della stanza, nella quale si mimetizza    di  costa fino ad un attimo prima, tra nomi ben più grandi della     letteratura. Di solito mi perdo per un attimo tra le tinte calorose     della copertina (che ormai conosco a memoria, ma che svela ogni volta un     nuovo dettaglio), apro a caso una pagina (bella carta, aggraziata la     font), leggo qualcosa (mi ricostruisco in testa la storia prima e  dopo    quell’estratto) e rimango con l’incerta sensazione che quel  qualcosa  sia   mio, ma al tempo stesso no. Sarà che non somiglia  neanche  lontanamente   al quaderno scarabocchiato su cui la storia ha  mosso i  suoi primi  passi. Sarà che – al confronto della sua   versione-manoscritto sputata  da  stampanti domestiche – sembra il   gemello atletico e tirato a lucido.   Saranno i tre anni trascorsi nel   metaforico cassetto. Ad ogni modo vi   studiamo a distanza, io e il   libro pubblicato, ci annusiamo, stentiamo a   riconoscerci, a dare   importanza al nostro legame che per certi versi  un  tempo ci ha visti   essere una cosa sola. Ma comunque, ogni volta che  lo  ripongo in quello   che ormai è la sua fessura sul ripiano in legno   chiaro, ci salutiamo   con reciproco ammiccamento, e non c’è bisogno di   aggiungere altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E col passare delle  settimane, la   soddisfazione  invece di calare aumenta, di pari passo  con la rassegna   stampa che,  presentazione dopo presentazione, fa  rimbalzare qua e là,   con  canguresco “Boing!”, l’esistenza di questo  libro.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Stefano Giovinazzo, il mio editore, con lodevole   entusiasmo  la  aggiorna articolo dopo articolo nel sito della &lt;a href="http://www.edizionidellasera.com/2010/04/26/boing-generation/"&gt;casa     editrice&lt;/a&gt; (cliccate e scorrete in basso, se interessati).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Al  di  fuori   dell’incanto della pubblicazione, però, rimango comunque un   28enne   italiano – laureato in una materia umanistica come Scienze della     Comunicazione – che lotta per la ricerca di un lavoro il quale, almeno     lontanamente, dia un senso a questi cinque universitari col piede     sull’acceleratore. Più che lotta, in realtà, è un terno a lotto.                                                              Dopo un paio d’anni    in agenzie  pubblicitarie a collezionare “stage non retribuiti” – che    ormai vanno  più di moda dell’aperitivo (e lavoretti sparsi  retribuiti a   meno di un  aperitivo all’ora) – mi ritrovo attualmente  (da febbraio) a   fare il  commesso-interinale-part-time in una  libreria. Almeno fino al   20 luglio  (data per la quale mi impegno  fermamente ad aver scritto   almeno un altro  paio di post per ridar  vita e spessore virtuale a   questo blog). Ma la  cosa particolare è  che, pur essendo un’occupazione   non proprio ambiziosa  sulla carta,  proprio la carta che io maneggio   durante il lavoro – i  libri, appunto  – mi trasmette un appagante   entusiasmo tattile,  olfattivo, visivo e  uditivo (ebbene sì, i libri mi   parlano e io parlo  con loro, ma questo  avreste dovuto saperlo già dal   capoverso  precedente). Appagante sì,  in molti modi. Soprattutto perché  spesso gran  parte del  mio  stipendio, tramutandosi in buste piene di  volumi, non  varca l’uscita   della libreria stessa. Ma anche avere a che  fare con i  clienti –   chiacchierare, consigliare, ricevere consigli,  trovarsi  d’accordo con i   loro “ne leggerei a centinaia” – sa regalare  gustose  emozioni.  Certo,  dopo poche settimane impari a distinguere  almeno tre  tipologie  di  clienti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-        cliente  premuroso (“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sto cercando&lt;/span&gt; – dice mentre recita a    memoria o legge da un  biglietto o dal cellulare – &lt;span style="font-style: italic;"&gt;il libro  X  dell’autore Y&lt;/span&gt;”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;); &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-&lt;span style=""&gt;          &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;cliente  insicuro (“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sto  cercando un libro di  cui ricordo  qualche parola del titolo  ma non  l’autore&lt;/span&gt;”, o  viceversa);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;-&lt;span style=""&gt;           &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;cliente  da   psicoanalisi (“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sto  cercando un  libro&lt;/span&gt;”).   Cercando di evitare una  faccia da “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e   grazie al  ca...&lt;/span&gt;”, la  psicoanalisi, in questo  caso, sta ad   indicare il mio intervento  interpretativo per estrapolare  dal  subconscio  del cliente un titolo  e/o un autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma, come dicevo, la   mia  mezzanotte lavorativa  scoccherà il 20 luglio. E non mi rimarrà che    sperare che si  trasformi in qualcosa di più serio la collaborazione  con   l’ennesima  agenzia, portata avanti in parallelo e che al momento  mi ha   stimolato  a scrivere articoli come &lt;a href="http://www.agoravox.it/Dalla-palla-ovale-a-quella-sferica.html"&gt;questo&lt;/a&gt;,    &lt;a href="http://www.agoravox.it/Una-nuova-sfida-per-il-Sud-Africa.html"&gt;questo&lt;/a&gt;    e &lt;a href="http://www.agoravox.it/Ottanta-e-non-sentirli-allora.html"&gt;questo&lt;/a&gt;    .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt;  &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La vita va avanti  nonostante tutto. Nonostante    l’Italia ai Mondiali, nonostante l’Italia  imbavagliata e Lega&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ta&lt;/span&gt;,  nonostante il Vaticano tenti   di mettere una  croce sopra preti e  pedofilia, nonostante le   scivolosissime scale delle  carceri italiane e  dei loro detenuti   sbadati che stanno sempre lì ad  inciamparci,  nonostante i manganelli   facili, nonostante B. e la P (che  al momento  sembra essere arrivata a   “3”: si rinnova più del web che sta  soltanto a  2.0); nonostante certi   sputtanamenti grazie al Fatto che  molti politici e  molti mafiosi  ormai  si indossano abiti cuciti dallo  stesso sarto. Nonostante  Robi  (il  mio Rotolino Birroso) che  tento di combattere durante il  giorno a   colpi di pesi e addominali, e  che nutro la sera nei pub;  nonostante  la  mia chitarra che – per essere  intonata alla mia voce –  suona  stonata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E nonostante tanto   altro. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ci  sarà sempre un nuovo viaggio (ovviamente low  cost, come   quello a Malta  del weekend 11-13 giugno), ci sarà sempre  qualche nuovo   film da vedere,  qualche nuovo concerto a cui assistere  (come quello  dei  Green Day a  ottobre scorso, come la sorpresa  gratuita di Eric  Sardinas  qualche  settimana fa o come i prossimi di  fine luglio: Xavier  Rudd,  Cristiano de  André – tutto suo padre – e  Giovanni Allevi); ci  sarà  sempre qualche  nuova partita a pallone da  giocare; ci sarà sempre   qualche nuovo libro  da leggere (anche se le  1025 pagine dell’attuale   Anna  Karénina, a volte, mi fanno dubitare di  ciò). Ci sarà sempre   qualche  nuova storia da scrivere, che in realtà  già c’è, tutto sta nel    rimetterci le mani dopo quasi un anno e  concluderla come merita. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;   &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ci   sarà sempre   qualcosa che mi sono dimenticato di scrivere, in questo   post   riassuntivo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;o:p&gt;  &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: verdana;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;font-family:verdana;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A conti fatti –   sopratutto quelli  delle esagerate righe di  questo post e dei minuti che   ho a  disposizione prima del mio  appuntamento serale – per il futuro non    posso che augurami questo:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;un’esistenza serena, scritto con la  “s”   maiuscola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-6817251552539999824?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/6817251552539999824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=6817251552539999824&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6817251552539999824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6817251552539999824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/07/essendo-passato-tanto-tempo-avrei-cosi_13.html' title='Dal post-it al post.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/TDxHaDKbLBI/AAAAAAAAAGU/7OHHSC2OrEs/s72-c/copertina+boing2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7874828429908794282</id><published>2010-04-21T11:05:00.001+02:00</published><updated>2010-04-21T11:07:12.022+02:00</updated><title type='text'>Da lunedì 26/4/10 la copertina sarà online!</title><content type='html'>&lt;div class="GBThreadMessageRow_Info"&gt;       &lt;span bindpoint="authorLinkWrapper" class="GBThreadMessageRow_AuthorLink_Wrapper"&gt;        &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="GBThreadMessageRow_Date"&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="GBThreadMessageRow_BranchLink" bindpoint="branchLinkWrapper"&gt;&lt;/span&gt;       &lt;span class="GBThreadMessageRow_ReportLink" bindpoint="reportLinkWrapper"&gt;&lt;/span&gt;     &lt;/div&gt;            &lt;div class="GBThreadMessageRow_Body_Content"&gt;         Messaggio rivolto a tutti quelli che, a furia di fare "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;boing&lt;/span&gt;,  &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;boing&lt;/span&gt;" sul posto, ormai avranno due polpacci d'acciaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma,  perché no, messaggio rivolto anche a tutti coloro che - ormai stufi  marci di sentir parlare di "canguri", "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Boing&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Generation&lt;/span&gt;" e (soprattutto)  "Luca &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Sacchieri&lt;/span&gt;" - stanno &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;organizzando&lt;/span&gt; riti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;vodoo&lt;/span&gt; con bamboline a forma  di marsupiale, per colpire canguri, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Boing&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Generation&lt;/span&gt; e (soprattutto)  Luca &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Sacchieri&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messaggio rivolto a tutti, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da  lunedì, nei paraggi di questo blog&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;&lt;/span&gt;, sarà online la copertina di  "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Boing&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Generation&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;E' frutto del lavoro di Elisa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Bonfadini&lt;/span&gt; che ha  saputo tradurre le mie idee &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;concitate&lt;/span&gt; (spesso troppo concitate) in un  elemento grafico veramente suggestivo.&lt;br /&gt;Io l'ho vista in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;progress&lt;/span&gt;, la  copertina, e poi  l'ho vista realizzata in modo definitivo. E mi sono  emozionato.&lt;br /&gt;Ciò che vi sto per scrivere, altro non è che qualche  &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;anticipazione&lt;/span&gt;. Accenni di descrizione che vi permettano di iniziare ad  immaginarvi qualcosina. Senza rovinare quell'effetto-sorpresa che  &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;autorizzerebbe&lt;/span&gt; moralmente il mio editore ad usare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;direttamente&lt;/span&gt; me, e non  una mia effigie, come bambolina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;vodoo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono colori caldi e un  cielo azzurro. C'è una strada che scappa via in &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;profondità&lt;/span&gt; a bucare  l'&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;orizzonte&lt;/span&gt;, e ci sono quattro ombre &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;spiattellate&lt;/span&gt; sull'asfalto che  proprio da quell'orizzonte sembrano esser risucchiate.&lt;br /&gt;Una di queste  ombre ha una posa affettata e un taglio d'abito elegante, un'altra  imbraccia una chitarra, un'altra sembra essere più trasparente (ed  &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;inconsistente&lt;/span&gt;) delle altre, un'altra ancora è massiccia, statuaria. A  metà strada c'è un cartello stradale... e non sto &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;nemmeno&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;specificarvi&lt;/span&gt;  cosa sia &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;raffigurat&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;AHIA&lt;/span&gt;!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho appena percepito una pungente  &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;sensazione&lt;/span&gt; sulla schiena, come di un ago che penetra all'improvviso.&lt;br /&gt;O  è una vendetta del gruppo-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;vodoo&lt;/span&gt; che ormai sta facendo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;indigestione&lt;/span&gt; dei  miei messaggi oppure è proprio il mio editore, secondo il quale mi sto  spingendo troppo in là con le &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;anticipazioni&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, come insegna una  "certa" storia di quattro canguri senza marsupio, più ti spingi in là,  più è difficile tornare indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(diffondete il verbo  &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;canguresco&lt;/span&gt;!)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;p.s.: &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;Boing&lt;/span&gt;!       &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7874828429908794282?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7874828429908794282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7874828429908794282&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7874828429908794282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7874828429908794282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/04/da-lunedi-26410-la-copertina-sara.html' title='Da lunedì 26/4/10 la copertina sarà online!'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-2116518535838719002</id><published>2010-04-12T17:39:00.003+02:00</published><updated>2010-04-12T17:44:05.984+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='u'/><title type='text'>Vi voglio parlare della "Boing Generation".</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/S8M_e-LjrrI/AAAAAAAAAGE/9OxrZeEvbSU/s1600/boing+fb.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 103px; height: 106px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/S8M_e-LjrrI/AAAAAAAAAGE/9OxrZeEvbSU/s200/boing+fb.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5459276974623272626" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ormai ci siamo, dopo quasi 1 anno di  silenzio dall'ultimo post (prometto al più presto un "riassunto delle mesate precedenti"), ma soprattutto... dopo 5 anni dall'ultimo romanzo pubblicato, dopo tanti e tanti mesi di inchiostro lasciato a seccare nella penna, sta per uscire  il nuovo libro di Luca Sacchieri (che, poi, salvo momentanee crisi di  identità, sarei io).&lt;br /&gt;"Boing Generation - la storia dei canguri senza marsupio" narra le vicende di quattro uomini &lt;span style="font-style: italic;"&gt;on the road&lt;/span&gt;, avanti e indietro nello spazio e  nel tempo.&lt;br /&gt;Ognuno sulla propria strada, tutti nella stessa macchina...  come sarà possibile ciò?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo è edito dalla giovanissima e  freschissima "Edizioni della Sera" (&lt;a href="http://www.edizionidellasera.com/" target="_blank" rel="nofollow" onmousedown="'UntrustedLink.bootstrap($(this),"&gt;http://www.edizionidellasera.com&lt;/a&gt;),   e dovrebbe esser sfornato a giorni dalla tipografia.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ma che cos'è la "Boing Generation"?&lt;br /&gt;Beccatevi questa.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella "beat generation" tutto – la gente, la musica, la vita – correva,  correva, correva,correva, saltava, saltava, saltava, saltava, vibrava,  vibrava, vibrava, vibrava, picchiava, urlava, ballava, schizzava,  sfuggiva, colpiva&amp;amp;scompariva, gridava, rideva, viveva, moriva,  risorgeva all’infinito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nella "BOING generation" regna  l’apparenza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma è un’apparenza molle, informe, che incassa i colpi  della vita in modo diverso: li assorbe nella sua melma, con  l’indifferenza di chi non è nemmeno stato sfiorato. Ma quei colpi si  sentono eccome, solo che si accumulano dentro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perché nella “BOING  generation”, dentro, ormai non ti ci guarda più nessuno. Tutti si  fermano a come sei fuori, e anche te stesso. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Soprattutto te stesso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lo  ignori, il male che hai dentro, non puoi mica apparire debole. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E ti  accorgi del dolore che ti rinchiudi addosso solo nel momento in cui  esplode.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E tu non riesci a fare altro che scappare da te stesso. Ma  sei affannato, rallentato, invischiato nella stessa melma di cui sei  fatto. Hai tanta rabbia e tanta (tanta tanta) paura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Io, Pietro,  Rosco e Davor siamo quattro uomini in fuga".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma chi sono questi quattro uomini-canguro, che tentano di svignarsela senza il loro marsupio?&lt;br /&gt;Per iniziare a fare la loro conoscenza (ma - vi avviso - non vi lasciate incantare!), ho il piacere di presentarvi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;QUEI  DOLCISSIMI CANGURI DEI DOCUMENTARI.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Con le cuffie dell'I-pod  che gli uncinavano le orecchie, Pietro avanzava nella corsa gommosa  delle sue Puma numero 45. Il panorama urbano in continuo avvicinamento  gli rimbalzava davanti agli occhi. Ogni falcata era una perfetta spinta  ammortizzata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L’orologio digitale al suo polso parlava chiaro, ancora  pochi secondi e sarebbe scattato il cinquantasettesimo minuto di corsa,  e questo voleva dire che i suoi calcoli erano esatti: le ultime  centinaia di metri da aggredire in quei tre minuti l’avrebbero  ricondotto preciso preciso a casa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Pietro sentiva qualcosa come un  vortice bollente e ghiacciato iniziare a crescergli in petto e  sostituirsi all’aria, le gocce di sudore erano una tendina di perle che  gli pendeva dalle sopracciglia e  il cuore adesso prendeva a calci il  suo pomo d’Adamo. Aveva già affrontato quei momenti, non lo spaventava  essere sull'orlo del precipizio della stanchezza. Anzi, proprio perché  conosceva già tutto ciò, digrignò i denti per sfidare il nemico da cui  ora veniva nuovamente riposseduto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Inghiottì col naso così tanta  aria che ai polmoni sarebbe servito uno zaino a testa per contenerla  tutta. Si sbilanciò in avanti con petto e braccia per aggrapparsi ad un  vuoto improvvisamente solido e iniziò a scalare il rettilineo come fosse  una salita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nel suo sbuffare cardiaco da locomotiva, Pietro sentì la  sua voce scavalcare la musica e ringhiare:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Non puoi mollare adesso,  fenomeno»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le gambe accelerarono le loro spinte sul terreno e quando  Pietro se ne accorse ne fu entusiasta: sentì un siero energico  gocciolare dal cervello ed espandersi per tutto il corpo. Accelerò  ancora di più.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Così, grande, dai fuoco a ‘sta strada!»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Roberto  Scognari, col passare degli anni, si era abituato al suo soprannome.  «Piacere, Rosco» diceva a chiunque, al momento delle presentazioni. E un  po’ il suo fascino, un po’ la disinvoltura con cui lo diceva, un po’ la  tranquillità del suo sorriso ti ci facevano credere davvero che l’uomo a  cui stavi stringendo la mano si chiamasse veramente Rosco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alle  scuole elementari, quand’era solo uno scheletro bianchiccio con ricci  color rame a sconvolgergli la testa, lo odiava quel soprannome, tanto da  aizzarsi come un cobra e schizzare bava e lacrime.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Al liceo, con la  faccia shakerata con lentiggini e brufoli,  ma con le spalle che si  allargavano e i tratti che si abbellivano, aveva iniziato a dirsi cose  come «Mi dà un non so che di America Latina e di losco al tempo stesso».  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fino a che non arrivò ad accettare del tutto, e anzi ad apprezzare,  la fantasia dei suoi primissimi compagni di classe che avevano preso le  iniziali del suo nome, quello del suo cognome e avevano giocato sulla  somiglianza col solito Roscio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Adesso che era un uomo, occhi verdi e  screziati come gemme, attraente e sicuro di sé, Rosco era anche Roberto  Scognari e non viceversa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- Piacere, Rosco – le aveva detto  prendendole la mano e lasciando poi la presa con una carezza nascosta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-  Piacere, Ginevra – aveva risposto lei, tenendo sul viso solo qualche  secondo l’espressione di chi vorrebbe chiedere «Ma ti chiami davvero  Rosco?» &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Poi il suo sorriso l’aveva avvolta, e lei, in quello strano  nome, c’aveva visto solo sfumature esotiche, misteriose e conturbanti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fino  a qualche attimo prima tutto era stato velocissimo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dietro le quinte  i ragazzi dello staff  erano schizzati fuori verso il palco, e poi di  nuovo dentro, e poi fuori, e così via fino a confondersi tra loro nella  testa di Davor Crema: come cloni, come ombre, come vento. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Chi si  occupava delle luci, chi del suono degli amplificatori, chi di accordare  gli strumenti, chi, semplicemente e smaniosamente, correva per esser  parte del tutto, nel corridoio che riduceva lo spazio e ampliava il  caos. Ma a guardarlo con una certa lucidità, quel “tutto” come ogni  volta era ordinato e frenetico come un filmato mandato avanti veloce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fino  alla chiamata: «Ok ragazzi, ci siamo, tocca a voi: fatelo tremare quel  palcoscenico!». E Davor Crema vedeva improvvisamente ogni movimento  rallentare. Cessava qualsiasi suono: passi, rumori, fiatoni, bestemmie.  Davor quasi non si accorgeva nemmeno degli altri componenti del gruppo  che gli passavano accanto e gli battevano la mano sulla schiena, gli  dicevano qualcosa e scomparivano oltre l’angolo per raggiungere il  palco. Davor rimaneva solo dentro, e forse anche fuori, poco prima del  concerto. C’era il suo respiro e basta, potente nei timpani come un  tornado. Non riconosceva nemmeno più se stesso, davanti alle pareti a  specchio che riflettevano la sua immagine. Era un uomo maledettamente a  suo agio e maledettamente graffiante nel jeans e maglietta che lo  vestivano; aveva anelli alle dita e alle orecchie, e un incendio tatuato  sulla spalla destra che saliva a mordergli il collo fin quasi al lobo e  che sembrava proiettarsi sulla testa, per via dei capelli  schizofrenici. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Si passava attraverso, Davor Crema. Era emozione  primordiale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Afferrai con grinta il boccale di birra e mandai  giù poderose sorsate. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Alla terza sbagliai il ritmo  ingoio-respirazione e un gavettone di birra spinosa mi esplose nel naso.  Non tossii come avrei desiderato, rimasi fermo e composto, finsi  normalità e indifferenza allo stato puro: dopo essermi ritagliato fuori  da quella pagina di ambientazione disco-pubesca, non volevo rincollarmi  nello spazio lasciato vuoto con l’etichetta “coglione”. Sentii gli occhi  lacrimare e per un attimo credetti che fosse la birra che tentava di  uscire anche dalla palpebra inferiore. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non feci una piega,  probabilmente diventai viola, poi rosso, poi verde, ma cercai comunque  di farlo andando in accordo cromatico coi riflettori sparsi per la sala:  viola, rosso, verde. E nessuno si accorse che perdevo birra dal naso  come un rubinetto guasto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quando ripresi a respirare, ripresi a  frullare pensieri. Ma stavolta, mi dissi, volevo tirare le somme.  L’alcool mi aveva reso temerario. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per la prossima birra, comunque,  avrei chiesto un paio di cannucce: una per narice.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Va tutto bene  amico?». Avevo risposto di sì, ed in effetti era vero. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Avevo: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-  una casa tutta mia (in affitto); &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- un lavoro in una copisteria per  ricordarmi che i miei giorni erano ordinate fotocopie;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-  un’onesta  collezione di dvd pirata; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- una tessera metrobus; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-       un  cane di nome Raudy (di peluche); &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- una ragazza con cui litigare nei  week-end; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-       una mamma sforna-lasagne; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- un papà McGyver; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-        un migliore amico da invidiare (che evitavo di vedere per via dei  sensi di colpa); &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- altri amici affidabili sempre pronti a mettere  10 euro a testa per il mio regalo di compleanno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E, nonostante avessi  sempre pensato che certe frasi fossero troppo da film, era vero: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Ho  ventisette anni e ho tutto il necessario per una vita normale»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anche  se probabilmente un film con una frase del genere sarebbe rimasto nelle  sale al massimo un paio di giorni, a voler essere ottimisti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma io  non ero ottimista né pessimista: ero normale. E, al momento, ero uno che  si stava lamentando perché non aveva niente di cui lamentarsi. Quindi,  un coglione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Be', che dire. A loro modo sembrano tutti vitali, brillanti, grintosi, passionali... se  non fosse per il quarto, quel misterioso rompiscatole si lagna tra una  birra e l'altra.&lt;br /&gt;E' lì a rovinare l'atmosfera oppure è l'unico  onesto con se stesso e con la vita che si è scelto?&lt;br /&gt;Io che ho letto  il libro, saprei dare una risposta... Anche se, mentre lo scrivevo, ero  pure io lì a domandarmi: "E questo che vuole?! Perché non saltella  giosamente insieme agli altri? Non è che fa parte di un'altra storia?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se siete  incuriositi, nell'attesa, scalpitate insieme a me.&lt;br /&gt;Anzi  (vista l'onomatopea "canguresca" del titolo), saltellate rimbalzando sul  posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualora la cosa sia riuscita a solleticarvi,  diffondete il verbo canguresco ad amici e parenti... nel caso in cui vi  abbia solo infastidito, diffondete lo stesso, sguinzagliando i canguri  verso persone che vi stanno altamente sulle pal.. ehm... sul marsupio!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A  presto con date&amp;amp;luoghi di presentazioni (...e ovviamente, un resoconto accuratamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;filtrato &lt;/span&gt;su cosa sia successo durante questo quasi-anno senza post a "Luca Sacchieri al di fuori della Rete").&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-2116518535838719002?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/2116518535838719002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=2116518535838719002&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2116518535838719002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2116518535838719002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2010/04/vi-voglio-parlare-della-boing.html' title='Vi voglio parlare della &quot;Boing Generation&quot;.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/S8M_e-LjrrI/AAAAAAAAAGE/9OxrZeEvbSU/s72-c/boing+fb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4966077866760223352</id><published>2009-05-31T11:48:00.012+02:00</published><updated>2009-06-01T00:50:23.274+02:00</updated><title type='text'>Che giornata!</title><content type='html'>A volte succede che capitino certe giornate che ti scaricano fuori, ma ti ricaricano dentro; certe giornate che valgono - nella loro pienezza esplosiva - più di tante settimane mediocri:&lt;br /&gt;un giorno che, per certi versi, vale la vita.&lt;br /&gt;Perché vorresti che la tutta la tua vita fosse come quel giorno, ma forse anche perché quando chiudi gli occhi e l'orologio ti dice che sei sveglio da quasi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;ventiquattro&lt;/span&gt; ore, senti che, alla vita, non hai davvero più niente da chiedere.&lt;br /&gt;Che poi, in termini pratici "la cosa" si potrebbe riassumere in quattro-forse cinque momenti: mostra su Giancarlo De Carlo, tappa alla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;ciclofficina&lt;/span&gt;, pedalata per Roma &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;attraverso&lt;/span&gt; il traffico (per gli intenditori: "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Critical&lt;/span&gt; Mass"), toccata e fuga al corteo anti G8, concerti-tributo a Fabrizio de &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Andrè&lt;/span&gt; al centro sociale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Factory&lt;/span&gt;, e (idro)massaggiante notte da sogno... ad occhi semiaperti.&lt;br /&gt;Ma queste sono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;solo&lt;/span&gt; parole, scatole piene, anzi stracolme di contenuti (quasi) &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;indescrivibilmente&lt;/span&gt; vivi, colorati, e ancora pulsanti nel mio cuore (e sulle mie labbra che - insieme alle gambe per via della &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;pedalata&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;chilometrica&lt;/span&gt; - sono ancora indolenzite &lt;span style="font-style: italic;"&gt;per colpa&lt;/span&gt; del sorriso costante che non sono riuscite a fare a meno di tenere sul viso, per tutta la giornata).&lt;br /&gt;Esserci stato, aver conosciuto tutte quelle persone - chi con ufficiale stretta di mano, chi magari anche solo attraverso una risata po' forzata e fugace nello sforzo di una salita (o nell'urlo da assalto &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;indiano&lt;/span&gt; all'interno sottopassaggi rimbombanti),  aver visto gente per la prima volta nella tua vita, ed esserti stupito-compiaciuto che, in parte, è stato un po' come guardarsi allo specchio, aver vissuto il movimento del proprio corpo nella sua anatomica integrità (prima), e (dopo) come molecola di un corpo enorme e pulsante come sa esserlo quello di un corteo in bici, o di un pubblico da concerto che ascolta-sussurra-canta canzoni che il proprio cuore conosce da sempre,  e dopo ancora sentirlo perdersi, il proprio corpo, nel massaggio caldo e profumato della vasca, e poi nella carne tremula ed emozionata, e poi nelle lenzuola fresche del meritato riposo - e averlo condiviso, tutto questo ,  proprio con  La persona con cui avresti voluto condividere una giornata del genere... tutto ciò, infine, non può che farti vedere il&lt;span style="font-style: italic;"&gt; senso&lt;/span&gt; delle cose. O - forse quasi meglio - semplicemente assopire la mia smania di trovare un senso, alle cose.&lt;br /&gt;Poco aggiunge sviscerare agli occhi degli altri (e confermare ai propri, tramite queste parole) il silenzioso orgoglio nei confronti di quella persona che, la mostra su Giancarlo De Carlo, l'ha creata da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;niente&lt;/span&gt; (anche se un'idea non è mai "niente"), l'ha voluta con anima e cuore, e pazienza (nelle riunioni organizzative), e gambe (nel viaggiare qua e là alla ricerca di materiale) e occhi (nel vedere, nel leggere) e bocca (nel raccontare). Non cambia il mondo (o forse cambia solo il mio) raccontare del &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;frenetico&lt;/span&gt; Sette, uno dei ragazzi della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;ciclofficina&lt;/span&gt; che, con gambette magre dai pantaloncini con le tasche laterali, dita-rolla sigarette veloci quasi quanto la sua irresistibile parlantina, corre frenetico tra chiavi inglesi, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;brucole&lt;/span&gt;, bulloni, cerchioni, sellini e manubri. Per non parlare, durante la Critical Mass pomeridiana, del mare colorato di schiene e teste ad "altezza bicicletta" davanti ai miei occhi, lungo strade delimitate, più che altro, dalle facce stupite di passanti e automobilisti: costretti ad arrendersi - questi ultimi - al massiccio effetto-sorpresa di paia di ruote senza cerchi in lega, mosse dalla carica di tante gambe allegre che, più che energia, producevano sinergia cinetica. E, tra tanti ciclisti un po' uguale e diversi, c'è stata la magia di perdere e ritrovare in continuazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;queLlo&lt;/span&gt; stesso sorriso, e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;riscoprirlo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;anch&lt;/span&gt;'esso un po' uguale e un po' diverso, ma sempre bellissimo.&lt;br /&gt;Non vorrà dire niente, mi ripeto (con poca convinzione) aver trovato quella stessa mattina una cartina di Roma per terra, averla raccolta e intascata come fosse il più spontaneo dei gesti, e poi essermi riscoperto ad utilizzarla molte ore dopo, quando io e queL sorriso abbiamo deciso di staccarci dalla baraonda scampanellante della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Critical&lt;/span&gt; Mass per provare ad intercettare il corteo anti G8 ( ...per poi &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;constatare&lt;/span&gt; con sorpresa che dopo il semplice attraversamento di un ponte sul Tevere - sbucando a piazza &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Navona&lt;/span&gt; - ce lo siamo visti arrivare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;incontro&lt;/span&gt; dopo pochi minuti). "Che coincidenza!" mi sono detto, con ancora meno convinzione, visto che in questa giornata perfetta come i cerchi delle nostre ruote di bicicletta, sembrava tutto fatto apposta per alimentare la mia convinzione che non tutto succede per caso.&lt;br /&gt;Così come una goccia di gelato che va a macchiare sempre lo stesso punto della maglietta.&lt;br /&gt;Poi, piano piano, il sole è nascosto oltre l'orizzonte del Tevere, e l'ha fatto anche lui in modo pigro e stanco, forse appagato dalla pedalata con la quale ci è stato a fianco per tutto il giorno. La notte è quindi scesa melodica come le canzoni di De &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;André&lt;/span&gt;, ascoltate a pochi metri dal palco, e si è stesa sulle nostre teste fresca e delicata, come un lenzuolo pulito quando lo si spande sul materasso.&lt;br /&gt;Ed è il momento che la notte scenda qui, nelle mie parole, perché é giusto che il resto rimanga al buio. O, al massimo, a lume di candela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nella vita accadono cose che sono come collegamenti, sta a te crederli segni o &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;coincidenze&lt;/span&gt;" ho detto qualche giorno prima a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;quelLa&lt;/span&gt; persona, e deve essermi uscita proprio bene, lineare e senza intoppi, visto che lei ha creduto che io stessi citando qualcuno. La giornata di ieri - sia che abbia spostato l'ago della bilancia verso i "segni", sia che abbia semplicemente (e momentaneamente) placato la mia sete di cercarne - mi ha costretto a dire "ecco-la-vita-che-vorrei". Ed è proprio nella scoperta di questo desiderio, che la "e" di "segno" smette di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;concedersi&lt;/span&gt; solo a metà, e, in un abbraccio condiviso, si trasforma nella "o" di "sogno".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4966077866760223352?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4966077866760223352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4966077866760223352&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4966077866760223352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4966077866760223352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/05/che-giornata.html' title='Che giornata!'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-3073171459264579894</id><published>2009-05-17T11:56:00.001+02:00</published><updated>2009-05-17T12:02:00.804+02:00</updated><title type='text'>I'm walking on sunshine.</title><content type='html'>E quindi Luca &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Sacchieri&lt;/span&gt;, da tre giorni con i 27 anni sul groppone, mentre si riempie la testa col nuovo album dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Green&lt;/span&gt; Day (sparato via-cuffia direttamente a far danni tra i neuroni), scopre che per il colloquio di domani alla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Ogilvy&lt;/span&gt; basteranno dieci minuti di passeggiata da casa propria (poiché non esiste un collegamento in linea retta, se no ne sarebbero bastati cinque).&lt;br /&gt;Sugli esiti dell'altro colloquio - quello all'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Infinity&lt;/span&gt; - ancora niente, se non una telefonata in cui viene dichiarato qualcosa come "non-ci-siamo-dimenticati-di-te". C'è voluta, per ottenere questo alla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Ogilvy&lt;/span&gt;, non dico un calcio in culo, ma quantomeno la fortuna di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;tirocinare&lt;/span&gt;, in passato, per la persona giusta (e di riuscire a farle piacere i miei lavori); nonché - una volta stabilito un contatto - c'è voluta tanta diplomazia epistolare (by email) per gestire una stretta marcatura senza però far sentire il proprio fiato sul collo. Anche se ho dovuto auto-ricordarmi spesso di "lavarmi i denti", lì dove il fiato sul collo è risultato inevitabile.&lt;br /&gt;Percorrerò un tratto d'asfalto che scende dolce dal mio condominio, e che poi risale un po' più ripido dopo un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;curvone&lt;/span&gt; il quale - domattina - si prospetta assolato e cinguettante. E io, levigando i pensieri passi dopo passo, lo prenderò come un buon auspicio.&lt;br /&gt;E' una strada conosciuta alla perfezione, visto che è stata percorsa e ripercorsa decine di volte, essendo l'abituale prima parte delle mie uscite da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;runner&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, in quei periodi in cui le partite di calcio/etto/otto latitano dal calendario.&lt;br /&gt;Dovrà essere un passo sereno e cadenzato, il mio, poiché la mia altissima propensione a sudare, il sole quasi estivo delle 11 del mattino, e l'ingombrante presenza della "camicia da colloquio", potrebbero rompermi le uova nel paniere (e mai metafora - per la vischiosa sensazione di appiccicume - potrebbe esser stata più azzeccata).&lt;br /&gt;E mi auguro che sia altrettanto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sereno &lt;/span&gt;e cadenzato anche il mio passo verso il futuro in generale (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;wow&lt;/span&gt;! la metafora della camminata verso l'avvenire non l'aveva mai usata nessuno... te lo meriti proprio, quel posto da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;copywriter&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;junior&lt;/span&gt; alla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Ogilvy&lt;/span&gt;!).&lt;br /&gt;Cercherò di mettere più spazio possibile, più colori possibile, più suoni e odori possibile tra me e ciò che alle mie spalle ancora mi chiama, e che non riesco a non ascoltare. Ma lo faccio filtrare nelle orecchie sempre più consapevole che quel richiamo non arriva da una voce reale, bensì dalla malinconia del mio cuore che quella voce la conosce alla perfezione, e che a volte illude me per illudere se stesso.&lt;br /&gt;E, a proposito di camminate purificatrici, c'è un'&lt;a href="http://www.viafrancigena.eu/"&gt;idea pellegrina&lt;/a&gt; che - fomentata dal penultimo &lt;a href="http://www.enricobrizzi.it/ilpellegrino/index.htm"&gt;romanzo di Enrico &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Brizzi&lt;/span&gt; &lt;/a&gt;- assume sempre più concretezza nei miei discorsi  per questa estate (sperando che i miei futuri compagni di viaggio siano abbastanza matti da sostenere il loro stesso "ok, facciamolo!"). Ma, un po' per scaramanzia (visto l'elenco dei miei ultimi non-viaggi: Venezia, L'Aquila, Ferrara, Tagliacozzo, Bruxelles), un po' perché l'idea è chiara ma le sotto-idee sono ancora tutte da delineare (tempo a disposizione, punto di partenza, livello di entusiasmo&amp;amp;pazzia degli altri camminatori), direi che al momento mi limito a lasciar correre la fantasia attraverso immagini, senza la briglia di parole organizzatrici.&lt;br /&gt;Oggi pomeriggio, viste le abbaglianti previsioni meteo, e in previsione di tutte quelle altre camminate, sono in ballo due passi al Circolo degli Artisti, tra i vari stand del &lt;a href="http://www.circoloartisti.it/MERCATINO17MAGGIO"&gt;Mercatino &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Vintage&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;sms&lt;/span&gt; raduna-adepti appena inviati, in attesa di risposte). L'obiettivo è quello di farsi due risate a costo zero (anzi a costo 1 euro) al cospetto dei personaggi del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;cartoon&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;diquandoeravamopiccoli&lt;/span&gt;. Ma - qui lo dichiaro con onestà massima - non so se davanti a materiale dell'Uomo Ragno e/o dell'Uomo Tigre riuscirò a non mettere mano al portafoglio. Magari potrebbe essere una consolazione preventiva, qualora il colloquio di domani vada più o meno &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=R6qmLgI3tZQ&amp;amp;feature=PlayList&amp;amp;p=7433FA5380E83E94&amp;amp;index=18"&gt;"così"&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-3073171459264579894?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/3073171459264579894/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=3073171459264579894&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3073171459264579894'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3073171459264579894'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/05/im-walking-on-sunshine.html' title='I&apos;m walking on sunshine.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7122716765583908295</id><published>2009-05-02T10:55:00.012+02:00</published><updated>2009-05-02T19:36:11.676+02:00</updated><title type='text'>Rincorrere con lentezza</title><content type='html'>Nel frustrante limbo stretto tra l'aggettivo "laureato" e "disoccupato", carico di attesa di risposte a invio-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;cv&lt;/span&gt; e colloqui, pieno di tempo libero (che mi sembra "perso"), e sensi di colpa per fare ancora la parte dello "zaino" sulle spalle di mamma&amp;amp;papà, mi ritrovo con molte ore &lt;span style="font-style: italic;"&gt;difficili&lt;/span&gt; da gestire.&lt;br /&gt;Sono giornate tutte da creare e riempire ora per ora, giornate che a volte arrancano &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;leeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeente&lt;/span&gt;, ma che spesso corrono veloci, talmente veloci-veloci-veloci che le facce nuove si sovrappongono una con l'altra, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;tant&lt;/span&gt;'è che arrivi spesso a sdraiarti sul letto e, ricapitolando, rischi di rimanere con l'incertezza che&lt;span style="font-style: italic;"&gt; quel&lt;/span&gt; nuovo ragazzo o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quella&lt;/span&gt; nuova ragazza  esistano davvero o siano una tua creazione mentale, prodotta da chissà quante facce nuove, riassunte per comodità in un'unica faccia maschile e in un'unica faccia femminile.&lt;br /&gt;Giornate alterne, anche &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;meteorologicamente&lt;/span&gt;: quando c'è la pioggia ti ci puoi sedere davanti e &lt;a href="http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/04/inchiostri.html"&gt;meditare&lt;/a&gt;, oppure correrci sotto durante una partita, facendoti prendere a calci la caviglia destra e ricevendo in omaggio, il giorno dopo al risveglio, un "malleolo di riserva" proprio accanto a quello che ti ha fornito la selezione naturale (dopo cinque giorni di gonfiore, il piede sta tornando ad assumere le sue solite, maltrattate sembianze); quando c'è il sole puoi sporgerti in balcone ad annusare l'estate, chiudere gli occhi ed immaginarla lontana all'orizzonte, ma comunque in arrivo, e - nel silenzio del condominio in tarda mattinata -  assorbire la sicurezza del sole sulla pelle, nel sangue e nel cervello... oppure puoi tuffarti nel caos allegro, polveroso e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fumoso&lt;/span&gt; del Forte &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Prenestino&lt;/span&gt;, se è il primo maggio, col Santo, efficiente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;roll-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;machine&lt;/span&gt;, &lt;/span&gt;come fedele spalla da prendere a pacche amichevoli (a volte riversandoci dentro - in quelle pacche - più malinconia di quanto vorresti concedere a te stesso); ma puoi anche condividere un pezzo di prato del Forte con Lorena&amp;amp;Silvia, le "cugine Tao" (Lorena scura e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;caciarona&lt;/span&gt;, Silvia chiara e riservata). E, una volta lì, appositamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;oliato&lt;/span&gt; col doppio malto, puoi deliziosamente perderti tra le facce - umane e canine, entrambe senza guinzaglio, e in alcuni casi paurosamente simili le une alle altre. E ridere e ballare, e ridere e ballare, e ridere e ballare, ed aver ancora la voglia - una volta tornati in macchina sulla via del ritorno - di cantare a squarciagola, se la radio passa la canzone &lt;span style="font-style: italic;"&gt;giusta&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;In ogni caso, è un periodo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;strano&lt;/span&gt;, questo, per l'incredibile coincidenza di situazioni dolorose, inaspettate, problematiche che coinvolge - personalizzandosi per ognuno - me e i miei amici.&lt;br /&gt;Vorrei che fossero la mia valvola di sfogo, ma spesso non ci riescono. Vorrei essere la loro valvola di sfogo, ma spesso non ci riesco.&lt;br /&gt;A volte - in improvvisi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;momenti&lt;/span&gt; che sembrano prendere il sopravvento -  per non ascoltare i rimbombi nella testa, provo riempire il cranio di energia in musica, e i &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=x-64CaD8GXw"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Dropokick&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Murphys&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, recente scoperta celtico-punk, si stanno rivelando in questi casi un ottimo rimedio.&lt;br /&gt;Per tutto il resto, la crosta si sta riformando, e prima o poi si seccherà e cadrà, lasciando spazio a nuova pelle... che provvederò al più presto ad abbronzare dal mio balconcino assolato.&lt;br /&gt;Sto riprendendo confidenza con le mie &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cose&lt;/span&gt;, anche se forse - prima di riuscire a passare una tranquilla serata con me stesso, così tranquilla che potrei portar&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mi&lt;/span&gt; al cinema e offrir&lt;span style="font-style: italic;"&gt;mi&lt;/span&gt; dopo una birra al pub - c'è ancora un po' di pioggia su cui meditare o sotto cui correre, c'è ancora un po' di sole da assorbire, c'è ancora qualche conoscenza da approfondire.&lt;br /&gt;Però se &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;inquestoperiodo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; anche i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Green&lt;/span&gt; Day - dopo quattro anni dal loro ultimo album - ne pubblicheranno uno nuovo il 15 maggio (appena un giorno dopo il mio compleanno), io lo voglio prendere con un segno: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;significa&lt;/span&gt; che tutto, grande o piccolo che sia, ha una sua strana ciclicità, ripetitiva in apparenza, ma in realtà mai uguale a se stessa. E che - a volte per  sopravvivenza, a volte per passione - punta sempre avanti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7122716765583908295?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7122716765583908295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7122716765583908295&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7122716765583908295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7122716765583908295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/05/nel-frustrante-limbo-stretto-tra.html' title='Rincorrere con lentezza'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4104857522468519338</id><published>2009-04-28T10:26:00.005+02:00</published><updated>2009-05-02T10:50:08.327+02:00</updated><title type='text'>Inchiostri</title><content type='html'>Assistere, dal proprio balcone, allo scroscio fitto, arioso e pulito di un temporale ti espande la mente. Perché tutto è così immobile e compatto - tra il bianco del cielo e il verde di fronde e prati - eppure così concitato e puntellato dalla pioggia. Ti si aprono i pensieri, quindi, ma anche i respiri - freschi, nel naso e nei polmoni - e gli occhi - ipnotizzati da quell'acqua che in contrasto col cielo rimane invisibile, per poi prendere forme filamentose nel momento in cui le fan da sfondo gli alberi più vicini o qualche scolorito palazzo in lontananza.&lt;br /&gt;Gonfiano i prati - le gocce - scivolano e rimbalzano sulle foglie più lunghe, scuriscono il legno dei rami, rendono lucido l'asfalto, rimangono in sospeso sulle punte degli aghi di pino come tante capocchie di fiammiferi. E non sai se lo scroscio dell'acqua è il respiro del cielo o della terra, o forse è l'umido e fresco incontro di due respiri. Come un bacio.&lt;br /&gt;Non vorrei perdermi niente di tutto ciò, che proprio grazie alla sua finta-ripetitività ti sfida a cogliere l'attimo differente, ma al tempo stesso ti consola facendoti capire che - in fondo - non puoi e non potrai mai cogliere tutto; che sarà il caso, spesso, a scegliere per te un certo numero di gocce: starà a te seguirle con gli occhi o ignorarle e lasciarle cadere nel vuoto, pensando che ce ne saranno altre migliori. Ma quando hai tante gocce così simili tra loro, cercare le gocce migliori rischia di tenerti seduto in eterno a guardare un temporale che è più dentro di te che davanti a te. E i filamenti d'acqua diventano le sbarre della tua gabbia.&lt;br /&gt;Vorrei lasciar parlare il temporale, mettere il taccuino sotto la pioggia e aspettare che sia lui a riempire queste pagine con il suo inchiostro trasparente. Probabilmente scioglierebbe le parole, pulirebbe la carta così come fa con l'aria e con i colori.&lt;br /&gt;Forse è proprio questo il messaggio del temporale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4104857522468519338?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4104857522468519338/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4104857522468519338&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4104857522468519338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4104857522468519338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/04/inchiostri.html' title='Inchiostri'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-8620331568550554188</id><published>2009-04-27T20:11:00.001+02:00</published><updated>2009-04-27T20:13:56.405+02:00</updated><title type='text'>tralalalalla tralallaleru</title><content type='html'>Un uomo onesto, un uomo probo,&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;s'innamorò perdutamente&lt;br /&gt;d'una che non lo amava niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli disse portami domani,&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;gli disse portami domani&lt;br /&gt;il cuore di tua madre per i miei cani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui dalla madre andò e l'uccise,&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;dal petto il cuore le strappò&lt;br /&gt;e dal suo amore ritornò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non era il cuore, non era il cuore,&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;non le bastava quell'orrore,&lt;br /&gt;voleva un'altra prova del suo cieco amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli disse amor se mi vuoi bene,&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;gli disse amor se mi vuoi bene,&lt;br /&gt;tagliati dei polsi le quattro vene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vene ai polsi lui si tagliò,&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;e come il sangue ne sgorgò,&lt;br /&gt;correndo come un pazzo da lei tornò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli disse lei ridendo forte,&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;gli disse lei ridendo forte,&lt;br /&gt;l'ultima tua prova sarà la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mentre il sangue lento usciva,&lt;br /&gt;e ormai cambiava il suo colore,&lt;br /&gt;la vanità fredda gioiva,&lt;br /&gt;un uomo s'era ucciso per il suo amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori soffiava dolce il vento&lt;br /&gt;tralalalalla tralallaleru&lt;br /&gt;ma lei fu presa da sgomento,&lt;br /&gt;quando lo vide morir contento.&lt;br /&gt;Morir contento e innamorato,&lt;br /&gt;quando a lei niente era restato,&lt;br /&gt;non il suo amore, non il suo bene,&lt;br /&gt;ma solo il sangue secco delle sue vene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;(Fabrizio De André - Ballata dell'amore cieco)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-8620331568550554188?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/8620331568550554188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=8620331568550554188&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/8620331568550554188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/8620331568550554188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/04/tralalalalla-tralallaleru.html' title='tralalalalla tralallaleru'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-8597590492080676873</id><published>2009-04-21T10:34:00.001+02:00</published><updated>2009-04-21T18:10:14.521+02:00</updated><title type='text'>Due giorni dopo l'invio del curriculum.</title><content type='html'>La sede dell'agenzia &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Infinity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; è un maestoso casale che sonnecchia tra alberi, prati e rilassanti sonorità naturali, nascosto nella campagna della &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;periferia&lt;/span&gt; romana: l'ingresso sbuca all'improvviso, sulla via &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Flaminia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; direzione Terni. Una volta spalancate le inferriate del cancello, la facciata del casale ti osserva da lontano, mentre ti avvicini - con una certa soggezione -  sul dritto sentiero in ghiaia.&lt;br /&gt;Ma di tutto questo mi sono potuto accorgere con molta più tranquillità al momento della seconda selezione del colloquio d'assunzione. E, poiché una seconda selezione, prevede l'esser riusciti a passarne una prima, il mio primo approccio con l'atipica sede dell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Infinity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; è stato più o meno questo: "ok, sembra tutto tranne che un'agenzia di pubblicità, quindi vuol dire che il ragazzo dell'agenzia che si è gentilmente offerto di venirmi a prendere in macchina alla stazione ferroviaria "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Montebello&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;", mi sta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cordialmente&lt;/span&gt; sequestrando. E per di più, io mi ci sono messo d'impegno per permetterglielo visto che (senza macchina, visto che il fratello minore quella mattina se n'era impossessato rivendicando la priorità di un esame all'università) per arrivare fin qui - a farmi rapire - ho preso la metro B da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Laurentina&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Termini&lt;/span&gt;, la &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;metro&lt;/span&gt; A da Termini a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Flaminio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e, su uno sgangherato trenino Roma-Viterbo, mi sono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;autodeportato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; fino alla stazione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Montebello&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, proprio in faccia a cimitero Prima Porta". All'uscita dalla stazione, mi sono ritrovato davanti al grande parcheggio vuoto (h.10:30) e, a parte il pigro rosolare al sole degli addetti alla sorveglianza della stazione, ho quasi dovuto ammettere a me stesso che c'era più vita al &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;cimitero&lt;/span&gt; poco oltre il muro perimetrale.&lt;br /&gt;Messo poi piede per la prima volta nell'agenzia - ingresso con rilevamento di impronta digitale (quale sarà la prossima mossa, un contratto top secret che si auto-distruggerà dopo 10 secondi dalla firma?) - mi sono ritrovato a tu per tu con tutta una serie di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;contrasti armonici&lt;/span&gt; generati dall'incontro tra lo stile riposante ed elegante degli interni del casale (legno, decorazioni in ferro battuto, controsoffitti a cassettoni) e la giovane età delle persone che vi lavoravano dentro; tra il colpo d'occhio tecnologico delle postazioni &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;pc&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e l'impatto grafico generato dagli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;irriverenti&lt;/span&gt; (leggi "geniali") poster alle pareti, pensati, creati e realizzati dall'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Infinity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;: "mettetevi comodi!" suggeriva la fotografia di una sedia elettrica; "apritevi a nuove esperienze" specificava l'immagine di una rana sezionata, con le interiora in bella mostra. Poi c'è stato solo il tempo per:&lt;br /&gt;- scambiare due chiacchiere con il ragazzo che avrebbe avuto il colloquio dopo di me e che, come me, si era presentato con premuroso anticipo;&lt;br /&gt;- fare il colloquio con Eliseo dell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Infinity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e raccontargli "la storia della mia vita in venti minuti";&lt;br /&gt;- concludere il colloquio al piano di sopra con Laura, la direttrice creativa, e raccontarle la storia della mia vita in dieci minuti";&lt;br /&gt;- ritrovarmi infine, ancora rintronato, fuori, appiedato sulla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Flaminia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (verso la stazione), dove non ci sono marciapiedi e le macchine ti sfrecciano accanto a nemmeno due metri, e dove per questo hai la possibilità di vedere "la storia della tua vita in cinque secondi".&lt;br /&gt;Due giorni dopo mi ha contattato Eliseo, dicendomi che ero stato scelto per la seconda selezione del colloquio.&lt;br /&gt;Mi sono ripresentato al cospetto del grande casale stavolta &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;automunito&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;autorassegnato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;percorrere&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;centottanta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; gradi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;GRA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; a passo d'uomo. Contro ogni aspettativa, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;GRA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; era deserto e il colloquio è stato &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;tutt&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;'altro che "colloquio": ognuno dei sei selezionati, chiuso con gli altri nella sala riunioni in attesa di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;qualcosa&lt;/span&gt;, si è subito  sentito una specie di concorrente di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;realityshow&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Visto il luogo, avrebbe potuto pensare di trovarsi in una casa del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Grande Fratello&lt;/span&gt; sperduta ne &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Fattoria&lt;/span&gt;. Io, per non saper né leggere né scrivere (per modo di dire per uno che si candida al colloquio come &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;copywriter&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;), ho iniziato a scrutare i soffitti alla ricerca di telecamere.&lt;br /&gt;Guarda te, ho pensato, se al primo colloquio della mia vita devo essere assunto o mandato via da un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;televoto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;...&lt;br /&gt;I minuti sono trascorsi a decine, le chiacchiere sulle reciproche vite di noi sei si sono lentamente &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;esaurute&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, quando in sala, all'improvviso è comparso un uomo-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Infinity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (non è che abbiano una divisa o un colore particolare di pelle, che so, viola: semplicemente lui aveva una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;spilletta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; col logo dell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Infinity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; sulla giacca). Munito di cartellina da presentatore, si è mostrato subito cordiale e giovanile, con jeans, scarpe da ginnastica e giacchetta. Anzi, più che giovanile direi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;ggg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;iovanile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, per rendere l'idea. Massimo, questo il suo nome, ha esordito con fare sciolto e sorridente dicendoci: "Adesso vorrei che parlaste un po' di voi stessi, tra di voi". Ognuno di noi ha annuito con un po' di imbarazzo: un po' perché al cospetto di un uomo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;Infinity&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (l'uomo che probabilmente avrebbe deciso il nostro futuro lavorativo), ma soprattutto perché ciascuno aveva in testa il medesimo pensiero: "Ma in realtà parlare-tra-di-noi è quello che abbiamo fatto finora...".&lt;br /&gt;La &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nuova&lt;/span&gt; chiacchierata - gestita da Massimo come un dinamico e paziente conduttore di talk-show (che è comunque sempre meglio dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;reality&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;) - è stata &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;affascinante&lt;/span&gt; sia per l'effetto-novità sia per il tipo di "colloquio" in sé. Una cosa che, per tutte quelle due ore, se n'è rimasta nel mezzo tra la cena &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;caciarona&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; ad &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;Ariccia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e la seduta psicologica di gruppo: del tipo che se sul tavolo fossero comparse delle bottiglie di vinello rosso, sarebbe potuto essere il primo caso; sarebbe &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;stato&lt;/span&gt; il secondo caso, invece, se Massimo, alla fine, avesse chiesto una parcella di xxx-cento euro.&lt;br /&gt;Con la promessa di "sapere al più presto gli esiti di questo colloquio", noi sei abbiamo lasciato quel luogo così irreale,  che nelle ultime luci del tramonto si presentava ancora più riposante. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;Caffé&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; rapido ad un distributore di benzina nei paraggi (unica oasi, in questo caso non-verde, in tutto quel verde circostante): giusto per mandar giù dalla tazzina un po' di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;realtà&lt;/span&gt; dopo un tanto atipico colloquio di lavoro, e per far venir su dalla bocca le ultime stordite impressioni.&lt;br /&gt;Dopo un rapido scambio di contatti con gli altri cinque, mi sono rimesso in macchina, pronto a imboccare di nuovo il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;GRA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e pronto - stavolta più di prima - a rimanere imbottigliato nel traffico: il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;GRA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; non concede la grazia sia all'andata che al ritorno. Stai certo che in uno dei due casi, ti frega.&lt;br /&gt;Invece, in 20 minuti di strada semi-deserta, sono arrivato a casa. Non è che stavo davvero in un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;realityshow&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-8597590492080676873?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/8597590492080676873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=8597590492080676873&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/8597590492080676873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/8597590492080676873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/04/due-giorni-dopo-linvio-del-curriculum.html' title='Due giorni dopo l&apos;invio del curriculum.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-3228257834556570585</id><published>2009-04-20T09:38:00.003+02:00</published><updated>2009-04-20T09:59:32.192+02:00</updated><title type='text'>E pensare che...</title><content type='html'>"Lady L. ieri è partita per un workshop all'estero e, tra Argentina e Uruguay, starà via un mese. Adesso sono in fase "cuore e stomaco un po' strizzati..." (sensazione con cui, credo, dovrò convivere per tutta la trentina di giorni) ma anche "...spero che si diverta, le sia utile e riempia la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;memoricard&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; della sua macchinetta di foto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;fichissime&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di cui potremo parlare ridere e riflettere al suo ritorno". Certo, ammetto che quest'ultima parte di riflessione è una entusiastica fase iniziale, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;quasi&lt;/span&gt; zen, e che probabilmente tra una ventina di giorni arriverò a farmi tacche insanguinate sul braccio per contare i giorni che mi separano dal suo ritorno; certo, ammetto che ieri gli abbracci e i silenziosi sguardi all'aeroporto sono stati tenerissimi; certo, ammetto che questo chilometrico post è anche la dimostrazione maniacale di chi sta tentando di tenere occupata la testa con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;altro&lt;/span&gt;... ma fondamentalmente - se le cicatrici del passato rimangono come marchi indelebili in punti che sono tu puoi conoscere - è anche perché tu impari ad affrontare eventi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;simili&lt;/span&gt; in modi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;diversi&lt;/span&gt;, che azzarderei a definire &lt;span style="font-style: italic;"&gt;migliori&lt;/span&gt;. Aspetterò Lady L.  con la certezza del mio amore per lei, e del suo per me."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo lo scrivevo poco più di un mese fa, in un post datato 8 marzo. Quello che è successo un mese dopo, al suo ritorno, è stato doloroso, inaspettato, incerto, surreale, veloce, immaturo, superficiale, deludente, recidivo, assurdo, imperdonabile, (nuovamente) inabissante... ma non importa quanti aggettivi il tempo mi concederà di eliminare da questa lista, o quanti mi costringerà ad aggiungerne. Tutti, da qui in poi, inesorabilmente si &lt;span style="font-style: italic;"&gt;imbottiglieranno &lt;/span&gt;in un'unica parola: "fine".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-3228257834556570585?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/3228257834556570585/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=3228257834556570585&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3228257834556570585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3228257834556570585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/04/lady-l.html' title='E pensare che...'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4537461562614022645</id><published>2009-04-07T01:30:00.004+02:00</published><updated>2009-04-20T09:25:39.186+02:00</updated><title type='text'>Poche parole (...perché tante se ne sono dette, e tante se ne diranno).</title><content type='html'>Quei 30 secondi di vibrazioni &lt;span style="font-style: italic;"&gt;medie&lt;/span&gt; (qui a Roma); di letto - oggetto inanimato - che scalcia in modo cadenzato come fosse &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;riposseduto&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Quella scossa è stata una specie di "collegamento" tra me e loro: quei 150 morti (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;207 alle h.14:08, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;nda&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;), quei 1000 feriti, quei non-so-quanti sfollati.&lt;br /&gt;Ho provato una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;strana &lt;/span&gt;empatia, una paura uguale ma che poi si è sbiadita, perché qui non è successo (più) niente, mentre lì è successo TUTTO.&lt;br /&gt;Per 30 secondi l'ho vissuto, quel "tutto", poi ho solo visto cosa (mi) sarebbe potuto succedere.&lt;br /&gt;La loro disperazione sarebbe potuta essere la mia, la loro paura la mia, la loro morte la mia.&lt;br /&gt;Qui è stato solo l'eco di un urlo assordante, ma la voce che l'ha prodotto è stata la stessa.&lt;br /&gt;E ti senti fortunato, ma al tempo stesso in colpa per esserti meritato questa fortuna.&lt;br /&gt;Perché io?&lt;br /&gt;Perché loro?&lt;br /&gt;E' stata una scossa che ci ha unito, ma è stata anche una scossa che ci ha diviso da più di 150 "noi" che avevano l'unica colpa (?) di trovarsi in in un posto in cui non mi trovavo io.&lt;br /&gt;Un posto nemmeno troppo lontano, un posto che potrei raggiungere facilmente. Così come può fare una voce con un eco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;No, non puoi capire, nemmeno io posso capire.&lt;br /&gt;Sto guardando le interviste delle persone che hanno perso famigliari, amici, case. Nemmeno le mie lacrime e le loro sono le stesse perché io posso "permettermi" di non capire, loro sono "costretti" ad accettare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4537461562614022645?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4537461562614022645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4537461562614022645&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4537461562614022645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4537461562614022645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/04/poche-parole-perche-tante-se-ne-sono.html' title='Poche parole (...perché tante se ne sono dette, e tante se ne diranno).'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-8121056156369209282</id><published>2009-03-09T13:03:00.007+01:00</published><updated>2009-03-09T13:17:07.609+01:00</updated><title type='text'>do re mi fa sol la si...</title><content type='html'>Chi ha una mentalità estremamente orientata al &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;cazzeggio&lt;/span&gt; (come la mia in generale), o solo una pigrizia mentale che non riesce a scrostarsi di dosso (come la mia questo lunedì mattina), potrebbe intuire che la scarsa creatività del titolo sta a significare che gli ultimi eventi di questo periodo sono degni di nota... musicale (perché in qualche modo legati alla musica). E con questo gioco di parole da voltastomaco, perfino io &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;avrei&lt;/span&gt; smesso subito di leggermi, se non fossi impegnato a scrivermi.&lt;br /&gt;O almeno, per rimanere in tema, me le sarei suonate di santa ragione.&lt;br /&gt;L'Italia che sta sulla notizia continua a chiedersi se &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Arisa&lt;/span&gt; - la vincitrice dell'ultimo Festival di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Sarnemo&lt;/span&gt; -  ci fa o c'è. Secondo me, detto con estrema "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;sincertiàààà&lt;/span&gt;", un po' costruito, come personaggio, lo è. Errore di base: voler proporre a tutti i costi una donna dai modi acqua&amp;amp;sapone (in bilico tra timidezza e autismo), truccandola in modo tale che nemmeno con l'acquaragia la pelle potrebbe tornare "color pelle". Per conferma chiedere al &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Joker&lt;/span&gt; (a proposito, piccola divagazione, l'Oscar postumo a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Heath&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Ledger&lt;/span&gt; è strameritato: ogni volta che rivedo The &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Dark&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Knight&lt;/span&gt; quegli occhi bistrati di nero appena sopra le cicatrici della bocca mi strapazzano le budella).&lt;br /&gt;La ballata di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Arisa&lt;/span&gt; è comunque orecchiabile e - anche se probabilmente &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Joey&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Ramone&lt;/span&gt; (che al momento si sgola freneticamente dal mio stereo) si starà rivoltando nella sua &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;fucking&lt;/span&gt; tomba a leggere una cosa del genere - diciamo che forse il mio commento è fortemente di parte. La prima volta che ho ascoltato questa canzone, è stato in una bellissima notte di candele e lenzuola in compagnia di Lady L., proprio mentre &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Arisa&lt;/span&gt; veniva incoronata nella penultima serata del Festival di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Sanremo&lt;/span&gt;: tradizione canora annuale della musica italiana che io, come tradizione, non ho visto nemmeno con binocolo (la canzone di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Arisa&lt;/span&gt;, infatti, l'ho ascoltata per caso su YouTube). Nell'anno in cui (dicono...) il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;bonolisiano&lt;/span&gt; Festival di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Sanremo&lt;/span&gt; sia stato un ottimo prodotto televisivo, Obama ha deciso di bloccare qualsiasi forma di tortura. Sarà una coincidenza o semplice carenza di nuovo materiale video-audio con cui applicare le punizioni?&lt;br /&gt;Un cantante &lt;span style="font-style: italic;"&gt;impegnato&lt;/span&gt;, ma che ha bisogno veramente di molto poco impegno per far sorridere e riflettere, è sicuramente &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Caparezza&lt;/span&gt;: la sua tappa romana del 28 febbraio è stata un delirio di musica rock-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;electo&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;rap&lt;/span&gt;, luci colorate e stroboscopiche, travestimenti, buffonate, scenette con tutta la band, botta e risposta col pubblico, una via di mezzo tra il concerto e lo spettacolo teatrale, sinergia facilitata sicuramente dalla cadenza &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;rap&lt;/span&gt; dei suoi splendidi, sarcastici e intelligentissimi testi. Ci tengo a dire che la mia ammirazione è assolutamente genuina e sentita: non sono un parente di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Caparezza&lt;/span&gt;, non sono un amico intimo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Caparezza&lt;/span&gt;, non sono stato pagato da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Caparezza&lt;/span&gt;, e non sono &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Caparezza&lt;/span&gt;. Detto questo, io, il Santo e Giulio detto "il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;Milletta&lt;/span&gt;" (per via di quel suo antico "Oh, io c'ho fame, se &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;famo&lt;/span&gt; '&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;na&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;milletta&lt;/span&gt; del pizza bianca?!") ce la siamo spassata e non poco: abbiamo riso, saltato, urlato talmente tanto che alla fine, quando tornati alle macchine ci siamo salutati nella notte piena di silenzio e foschia, eravamo talmente sgolati da sembrare le parodie di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;Marlon&lt;/span&gt; Brando ne "Il Padrino".&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;Tutt&lt;/span&gt;'altra musica è stato il Carnevale Liberato a Poggio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;Mirteto&lt;/span&gt;, soprattutto perché la pioggia incessante ha bloccato molti concerti all'aperto (tra cui quello dei Ratti della &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;Sabina&lt;/span&gt;... ma come? La volta che - pure armato di maglietta con logo "ratto" vi vengo a sentire praticamente sotto casa, annullate il concerto per un po' di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;fucking&lt;/span&gt; pioggia?). Inoltre, la medesima pioggia, ha costretto le altre band emergenti (emergenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;sorpattutto&lt;/span&gt; dalle pozzanghere dell'enorme piazza del paese) a suonare stipate in mini-tendaggi tirati su all'ultimo momento o nel retro di camioncini &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;volkswagen&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;style&lt;/span&gt;, a portelloni aperti verso il pubblico. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Tutt&lt;/span&gt;'altra musica quindi, se ballata nella baraonda a cielo aperto di maschere, sorrisi, urla, risate, occhi lucidi, guance truccate, colori deliranti, costumi fatti in casa (da quelli più raffazzonati a quelli più elaborati e pregiati); &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;tutt&lt;/span&gt;'altra musica quindi, se accompagnata dal ritmo tribale di gruppi di percussionisti ambulanti, e se surriscaldata e insaporita da fiumi di vino che scorreva rosso un po' ovunque, ottima metafora del sangue fomentato dei festaioli. Io, Lady L., il grande Max Mariani e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;Caru&lt;/span&gt; (Vale S e Vale P ci avrebbero raggiunto più tardi), il viaggio verso Poggio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;Mirteto&lt;/span&gt;, ce lo siamo fatti - come molti &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;moltissimi&lt;/span&gt; - nel treno delle 12:58. In compagnia dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;Puffi&lt;/span&gt;. E ci tengo a sottolineare che, lì sul vagone, la sbronza era ancora un lontano presentimento, i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;Puffi&lt;/span&gt; c'erano davvero: un gruppo d'amici geniale che aveva provveduto a comprarsi magliette celesti, pantaloni e zuccotti bianchi e trucco celeste per il viso. Il risultato finale di questi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;puffosi&lt;/span&gt; scalmanati - completato nel vagone ormai trasformato in "sala trucchi" - rasentava la perfezione... anche se una menzione particolare la darei a "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;Puffo&lt;/span&gt; giamaicano", con tanto di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;bandierone&lt;/span&gt; nazionale a mo di mantello e parrucca &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;rasta&lt;/span&gt; sotto il cappello, e a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;Gargamella&lt;/span&gt;, con tanto di bastone e gatto Birba attaccato al braccio. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;Facebook&lt;/span&gt;, forse, provvederà a rendere eterna la bravura e la genialità del loro travestimenti. Fatto sta che, ormai praticamente circondati in carrozza da gente al trucco e da spirito di fratellanza infuso non ancora da vino ma dall'allegria dei colori, anche noi quattro, chiedendo in prestito qualche matita colorata, abbiamo deciso di mascherarci. Io - modestamente - armato di rosso, nero, bianco, specchietto e ispirazione, ho creato un capolavoro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;uomoragnesco&lt;/span&gt; sul mio viso, il viso dolcissimo di Lady L. si è trasformato in un simpatico pagliaccetto, e il grande Max Mariani e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;Caru&lt;/span&gt;... Forse non è il caso di commentare la composizione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;floreal&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;tribal&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;acazzodicane&lt;/span&gt; delle loro decorazioni facciali. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;Facebook&lt;/span&gt;, forse, provvederà a sputtanarli per l'eternità.&lt;br /&gt;Mentre il bianco piatto del cielo e il silenzio tipico dei paesini arrampicati in collina provvedevano ad esaltare le stoffe variopinte e la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;caciara&lt;/span&gt; della gente scaricata a getto continuo dai treni in arrivo a Poggio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;Mirteto&lt;/span&gt;, il servizio navetta stazione/piazza del paese - forse per rimanere in tema con la festa - si rivelava una specie di "scherzo di carnevale": solo tre autobus a fare avanti e indietro per gli otto chilometri di strada in salita a portare centinaia di ragazzi festosi che, dovendo sgomitare per conquistarsi un posto sulla vettura, ci hanno messo poco a diventare incazzosi. Unica nota stonata della festa, per sdrammatizzare rimanendo in tema musicale. Per il resto il vino, le pizze fritte salate e dolci, i panini con la porchetta, altro vino, la musica martellata sui tamburi e nelle orecchie (quest'ultima era una metafora, non che si fosse qualcuno che prendeva a bastonate la gente per creare nuove sonorità), insomma tutte 'ste fantasticherie ci hanno fatto rimbalzare fino alla sera con i sorrisi incastrati sulle facce (e lo stesso valeva anche per chi come Lady L., era mascherato da pagliaccio, e per tutti quelli mascherati da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;Joker&lt;/span&gt;, che avevano il sorriso &lt;span style="font-style: italic;"&gt;già &lt;/span&gt;dipinto sulla faccia).&lt;br /&gt;E adesso, cosa rimane da dire che abbia a che fare con la musica, se non "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;Ramones&lt;/span&gt;, grazie di esistere (di essere esistiti)!", probabilmente non sarei mai riuscito a scrivere per tre ore consecutive questo post, se le mie dita non avessero ticchettato sulla tastiera al ritmo del vostro punk.&lt;br /&gt;Non rimane altro, di musicale? Rimane rimane, e lo sai. Eccome se lo sai. E mettere all'ultimo posto ciò di cui avresti voluto scrivere come prima cosa, potrebbe ingannare qualcun altro, ma non sicuramente te stesso. Se poi consideri che 'sto blog sei praticamente soltanto tu a leggerlo, non c'hai veramente nessuno da ingannare.&lt;br /&gt;Di che musica si parla allora, se non di "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;Dont&lt;/span&gt;'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;cry&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;for&lt;/span&gt; me Argentina"?!&lt;br /&gt;Lady L. ieri è partita per un workshop all'estero e, tra Argentina e Uruguay, starà via un mese. Adesso sono in fase "cuore e stomaco un po' strizzati..." (sensazione con cui, credo, dovrò convivere per tutta la trentina di giorni) ma anche "...spero che si diverta, le sia utile e riempia la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;memoricard&lt;/span&gt; della sua macchinetta di foto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;fichissime&lt;/span&gt; di cui potremo parlare ridere e riflettere al suo ritorno". Certo, ammetto che quest'ultima parte di riflessione è una entusiastica fase iniziale, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;quasi&lt;/span&gt; zen, e che probabilmente tra una ventina di giorni arriverò a farmi tacche insanguinate sul braccio per contare i giorni che mi separano dal suo ritorno; certo, ammetto che ieri gli abbracci e i silenziosi sguardi all'aeroporto sono stati tenerissimi; certo, ammetto che questo chilometrico post è anche la dimostrazione maniacale di chi sta tentando di tenere occupata la testa con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;altro&lt;/span&gt;... ma fondamentalmente - se le cicatrici del passato rimangono come marchi indelebili in punti che sono tu puoi conoscere - è anche perché tu impari ad affrontare eventi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;simili&lt;/span&gt; in modi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;diversi&lt;/span&gt;, che azzarderei a definire &lt;span style="font-style: italic;"&gt;migliori&lt;/span&gt;. Aspetterò Lady L.  con la certezza del mio amore per lei, e del suo per me.&lt;br /&gt;Una dichiarazione troppo sviolinata? Be', sempre di musica si tratta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lui le disse "Che il viaggio sia buono",&lt;br /&gt;lei rispose soltanto "Lo sarà".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-8121056156369209282?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/8121056156369209282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=8121056156369209282&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/8121056156369209282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/8121056156369209282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/03/do-re-mi-fa-sol-la-si.html' title='do re mi fa sol la si...'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7597579887210390037</id><published>2009-02-18T13:20:00.000+01:00</published><updated>2009-02-18T13:20:30.088+01:00</updated><title type='text'>Pena come dolore, pena come punizione.</title><content type='html'>Penso che la gente faccia una gran fatica a tenere quieti i pruriti alle mani nei confronti di certi atti criminali, e nei confronti di certi criminali.&lt;br /&gt;E voglio essere trascinato da facili correnti che contrappongono "italiani", "stranieri", "clandestini"... con altrettante equazioni alla moda, di grido (d'allarme, ma soprattutto d'allarmismo) come "clandestino=criminale". Io parlo PRIMA DI TUTTO di uomini, di criminali.&lt;br /&gt;Il resto è superficiale e fuorviante. Il resto, secondo me, fa il gioco di certe &lt;span style="font-style: italic;"&gt;manovre&lt;/span&gt; politiche di chi grida "Attenti lì &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fuori&lt;/span&gt;!" indicando col dito da una parte, così tutti guardano nella direzione indicata, e non possono accorgersi di ciò che succede alle loro spalle... Con '&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;sti&lt;/span&gt; pretesti ci sono nate nazioni, ci si sono consolidate leadership.&lt;br /&gt;Siamo la nazione della mafia, questo tanto per ricordare che "l'uomo nero" non ha necessariamente l'accento slavo o &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;maghrebino&lt;/span&gt;, "l'uomo nero" può essere ovunque proprio perché è "uomo".&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Tornando&lt;/span&gt; a bomba nel discorso, anche io, poiché non voglio insaponarmi di moralismo ed ipocrisia, ammetto che -  di fronte all'omicidio, allo stupro, alla pedofilia - sento la rabbia salirmi fin dietro le orecchie e, trovandosi a quell'altezza, offuscare con liquido bollente e corrosivo gli occhi. Vorrei colpire, far male, vendicare, scandire a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;suon&lt;/span&gt; di calci, pugni ed insulti un concetto ben chiaro "Chi restituisce alla vittima del tuo gesto - che si tratti di omicidio, pedofilia o stupro -  ciò che le è stato tolto?"&lt;br /&gt;Nel primo caso, una vita.&lt;br /&gt;Negli altri due, una vita normale.&lt;br /&gt;Vorrei vederlo soffrire, sanguinare, cedere sulle gambe, crollare a terra, invocare pietà mentre sputa sangue e chissà quanti altri liquami intestinali... e solo a quel punto chiedergli "E tu perché non l'hai concessa alle tue vittime, la pietà? Anzi, perché non sei riuscito ad andare oltre e a non farlo proprio, il tuo sporco gesto di merda?"&lt;br /&gt;E di fronte al mutismo della sua risposta, probabilmente, ricomincerei a colpirlo.&lt;br /&gt;Poi però, non con molta facilità, sono costretto a frenare i pensieri, a calmare il &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;respiro&lt;/span&gt; e il battito cardiaco che nel frattempo si sono fatti tempestosi. Sono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;costretto&lt;/span&gt; ad usare il cervello, perché è lì per essere usato, e non ignorato quando parla.&lt;br /&gt;Mi ritrovo a ragionare, quindi, a lungo termine.&lt;br /&gt;Sì, mi dico, perché ciò che a breve termine mi sembrerebbe la "giusta punizione", vado poi a scoprire che a lungo termine sarebbe solo un qualcosa di improvviso, breve, con un picco del momento, ma che poi non lascerebbe strascichi e si disperderebbe semplicemente negli anni.&lt;br /&gt;Uccidere chi commette un omicidio, a lungo termine, non riporterà in vita la vittima.&lt;br /&gt;Far soffrire fisicamente (leggi "massacrare di botte") chi fa violenza sui bambini o chi stupra, a lungo termine, non compenserà mai la sofferenza delle vittime (che non credo passerà mai, e con la quale - penso invece - saranno costretti prima o poi a convivere, e a relegarla in un angolino buio di loro stessi).&lt;br /&gt;Lasciando da parte i discorsi - forse più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sensati &lt;/span&gt;- che potrebbe fare qualche mio amico laureato in giurisprudenza sul ruolo "correttivo" e non "punitivo" del carcere, io sono qui ad urlare - nel silenzio di queste righe e della mia cassa toracica - IL CARCERE A VITA per un'unica ragione: a lungo termine - seppur il confronto é sbiadito e approssimativo - ciò che potrebbe accomunare i criminali con le loro vittime è la PERDITA DI &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;LIBERTÀ&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Certo, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tipo &lt;/span&gt;di libertà sottratta alla vittima di un omicidio è netto, ineluttabile. Dura per sempre.&lt;br /&gt;Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tipo &lt;/span&gt;di libertà della vittima di una violenza minorile (per via dell'età) e di uno stupro (per via dell'atto) è più subdolo, psicologico, pieno di echi e brividi nascosti. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Anch&lt;/span&gt;'esso, a suo modo, dura per sempre.&lt;br /&gt;Il denominatore comune - per la pena come dolore e la pena come punizione - quindi dovrebbe essere qualcosa che:&lt;br /&gt;1. duri per sempre;&lt;br /&gt;2. rifletta in chiave filosofico-legislativa il crimine con il castigo.&lt;br /&gt;La condanna a morte, secondo me (secondo il "me" che riesce a calmarsi e a smettere di sferrare - almeno nella sua testa - calci e pugni al criminale) non potrebbe rientrare in quei provvedimenti "a lungo termine" di cui, piano piano, in queste righe sono arrivato a capire il valore. Certo, durerebbe per sempre, ma sarebbe un atto molto più figlio di una rabbiosa voglia di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;compensazione &lt;/span&gt;(nel breve termine!). "Compensare" purtroppo, è impossibile a priori: ripeto, uccidere un assassino non riporta in vita le vittime, far violenza fisica sugli stupratori potrebbe togliere istintive &lt;span style="font-style: italic;"&gt;soddisfazioni&lt;/span&gt; nel breve termine, ma a lungo andare non cancellerebbe mai la traccia delle violenze subite dalle vittime.&lt;br /&gt;Sono ripetitivo lo so, sono ripetitivo lo so, sono ripetitivo lo so, ma più che convincere voi, sto provando a convincere me stesso.&lt;br /&gt;In ogni caso, so di parlare con la bocca di uno che né in prima né in seconda persona ha mai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;subìto&lt;/span&gt; violenze del genere. Ogni tanto però non riesco a non immedesimarmi - vista la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quotidianità&lt;/span&gt; delle circostanze in cui vengono sorprese le vittime - in uno dei tanti ragazzi aggrediti mentre magari sono appartati in macchina con la donna a coccolarsi. E che poi si ritrovano spettatori dello stupro della propria ragazza.&lt;br /&gt;Il senso di impotenza e di dolore empatico nei confronti della propria donna &lt;span style="font-style: italic;"&gt;invasa&lt;/span&gt; carnalmente ed &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;emotivamente&lt;/span&gt;, credo sia qualcosa di devastante e solo lontanamente immaginabile.&lt;br /&gt;Ecco perché, probabilmente, parlare con questo tipo di bocca - con quella del "teorico" e non della vittima -  risulta fin troppo facile. Ma, per altri versi, può rivelarsi magari più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;utile&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Se tutti ragionassero e parlassero con la bocca delle vittime, forse, aumenterebbe nel mondo il numero dei carnefici, invece di diminuirlo. E così dicendo, non voglio assolutamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;abbandonare &lt;/span&gt;o sminuire la vittima, cerco solo di divincolarmi dal "momento" che - emotivo e rabbioso - tende a far rimanere invischiati nelle reazioni fisiche di quella rabbia e di quell'emotività.&lt;br /&gt;Serve, riprendendo il discorso, una pena esemplare che costringa il criminale a convivere, anche se molto "alla lontana", con i più profondi connotati del crimine che lui stesso ha commesso. Quindi confermo: deve essere privato di una certa forma di libertà per il resto della propria vita. Ora, io non ho perfettamente chiare le idee su come sia la vita all'interno di un carcere, perciò ci tengo a precisare che queste mie considerazioni sono fatte intendendo la detenzione (e spero di non sbagliare) NON come una specie di "villaggio vacanze" (a spese dello Stato) soltanto un po' più grigio e meno esotico di quelli dei &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;dépliant&lt;/span&gt; delle agenzie viaggi.&lt;br /&gt;Detto questo, una "non-vita" come quella della cella, a pensarci bene e a mente lucida (e forse anche sadica?), è forse peggio della morte.&lt;br /&gt;Che sia carcere a vita, quindi, senza cavilli, riduzioni, aggiramenti vari.&lt;br /&gt;L'unico sconto di pena a cui questi criminali devono imparare ad aspirare, nella loro prigionia, è il perdono delle loro vittime. Il quale non è detto, legittimamente, che arrivi.&lt;br /&gt;"Per sempre" non è troppo, è giusto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7597579887210390037?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7597579887210390037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7597579887210390037&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7597579887210390037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7597579887210390037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/02/pena-come-dolore-pena-come-punizione.html' title='Pena come dolore, pena come punizione.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5886028803342834477</id><published>2009-02-13T12:17:00.002+01:00</published><updated>2009-02-13T12:49:03.530+01:00</updated><title type='text'>Ripromesse</title><content type='html'>Eccomi nuovamente ad inseguire me stesso, nel senso che anche stavolta mi ritrovo con un arretrato pauroso di mesi da raccontare.&lt;br /&gt;L'ultimo post d'aggiornamento, infatti, risale a fine settembre... e già quello era, a sua volta, un affannoso riepilogo delle mie avventure sub-urbane e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sub-cutanee&lt;/span&gt; (zona cuore e cervello, come sempre).&lt;br /&gt;Visti gli enciclopedici risvolti di questi mesi - si farebbe molto prima a chiedere a Matusalemme di scrivere la sua autobiografia - preferisco trattare tutto questo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;periodo di formazione&lt;/span&gt; senza dare alcuna &lt;span style="font-style: italic;"&gt;informazione &lt;/span&gt;(se non magari, nei prossimi post, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;sparpargliando&lt;/span&gt; riferimenti qua e là... ma probabilmente sarebbe solo una mossa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;commerciale&lt;/span&gt; per creare curiosità e audience).&lt;br /&gt;Saltare a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;pié&lt;/span&gt; pari tutti questi mesi, d'altro canto, può essere interpretata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;anche &lt;/span&gt;(bella giustificazione morale!) come una specie di consapevolezza raggiunta di sé (nello specifico: dei miei limiti). Infatti, è inutile che per l'ennesima volta io riprometta di recuperare nei prossimi post il tempo perduto... se già a diciassette-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;diociotto&lt;/span&gt; anni avevo già capito che&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; "&lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788887431292/sacchieri-luca/tributo-ad-un-ragazzo.html"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;...le “ripromesse” non sono altro che promesse non mantenute, rimandate, alla ricerca di una seconda occasione. E non sempre si riesce ad avere, una seconda occasione...&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, quando in ballo c'è veramente qualcosa di importante, una nuova occasione si può (si deve) concedere, sperando anche di riceverla.&lt;br /&gt;Il blog, però, è più che altro sfogo-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;cazzeggiante&lt;/span&gt;...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, anche se un po' indirettamente, quale modo migliore per parlare di me attraverso un blog, se non dimostrando il mio modo di essere attraverso il mio&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;modo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;trattare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;questo stesso blog!?&lt;br /&gt;Ogni tanto mi perdo (e lo perdo) un po' per strada, ogni tanto sforno un racconto (vedi post precedente), ogni tanto mi carico di nuova voglia di ingozzare questo spazio di post, ogni tanto mi sovraccarico e mi esaurisco addirittura prima di aver scritto la prima lettera.&lt;br /&gt;Però, comunque la si voglia mettere - &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;che sia una tastiera di un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;pc&lt;/span&gt;, o un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;fogliaccio&lt;/span&gt; di carta ritrovato per caso nella tasca del jeans - mi ritrovo sempre &lt;span style="font-style: italic;"&gt;qui&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scrittura è una schiavitù che mi rende libero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5886028803342834477?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5886028803342834477/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5886028803342834477&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5886028803342834477'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5886028803342834477'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/02/ripromesse.html' title='Ripromesse'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7100407592517594335</id><published>2009-02-13T11:55:00.004+01:00</published><updated>2009-02-13T12:14:43.985+01:00</updated><title type='text'>Ugualmente amabili (racconto)</title><content type='html'>La sveglia suona, la sento, mi tiro su a sedere e non apro gli occhi. Non apro gli occhi perché sono cieco dalla nascita, e questo lo dico non per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;autocommiserarmi&lt;/span&gt;, ma semplicemente per farvi capire che in vita mia non ho mai avuto bisogno di aprire gli occhi: in questi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;trentaquattro&lt;/span&gt; anni ho imparato a guardare le cose per quello che sono. E, come avrete capito, anche a fare della facile ironia sulla mia cecità congenita. Lo faccio più che altro per voi, soprattutto per quando vi trovate davanti a me: perché se vi rendete conto che per me è una cosa leggera, allora vi alleggerite anche voi, buttando fuori in un sospiro di sollievo tutta quell’aria di contegno che vi appesantiva i polmoni.&lt;br /&gt;Perché una delle differenze tra me e voi, è che voi pensate alle cose solo quando le vedete, io ci penso sempre perché non le vedo mai.&lt;br /&gt;Scusate lo sfogo, non è invidia, la mia: vi potrei invidiare quanto si può invidiare uno che parla il “&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Cumanbese&lt;/span&gt;”, quando in realtà non è mai esistita la popolazione dei “&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Cumanbi&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Quindi non ce l’ho con voi, è che spesso di mattina la sveglia ti precipita addosso troppo presto, soprattutto quando la sera prima hai fatto un po’ tardi al pub con gli amici, a parlare di calcio, donne e lavoro, tra risate e boccali di birra.&lt;br /&gt;Siete stupiti da tanta normalità da parte di un cieco? Io vi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vedo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Per farvi sentire un po’più normali potrei dirvi che per me le serate al pub con gli amici hanno anche tutta una serie di ingestibili retrogusti e sottofondi che spesso mi riempiono la testa e mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;distraggono&lt;/span&gt;: l’odore del legno caldo, il leggero appiccicume che ti trattiene i polpastrelli sul tavolo, il sapore un po’aspro del vetro del boccale, le vampate fritte e salate che arrivano dalla cucina o da qualche parte intorno, le chiacchierate dagli altri tavoli. Queste ultime sono le più magnetiche, ma non quelle un po’ &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;caciarone&lt;/span&gt; e distorte di chi - per l’alcool o l’euforia del clima intorno a sé - ti frusta con le corde vocali. No, parlo delle chiacchiere più sommesse: quelle mi attraggono per la loro timidezza, per la loro fuggevolezza, come fossero custodi di verità accessibili a pochi. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Tant&lt;/span&gt;’è che spesso durante la serata - come ieri - qualcuno tra Luca e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Danilo&lt;/span&gt; è costretto a riportarmi con i piedi per terra acchiappandomi per le orecchie. A volte metaforicamente, a volte un po’ meno.&lt;br /&gt;Luca è alto (Come lo sai? La direzione da cui parte la voce quando stiamo in piedi), ha un modo di parlare che ti arriva addosso a sferzate di alti e bassi, un alito che sa eternamente di dentifricio forse proprio perché ha quel retrogusto di nicotina, una fissa particolare per il gel e i tagli corti e spettinati. Sì, più di una volta gli ho tenuto la testa mentre vomitava anima e alcool in angoli di strada sperduti e inaciditi di piscio. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Danilo&lt;/span&gt;, invece, è quello che ha sempre saputo che da grande avrebbe fatto l’avvocato: quando è stato partorito e schiaffeggiato dal medico per far sì che piangesse, lui - invece di frignare -  probabilmente ha detto “Ti denuncio”. Barba sempre rasatissima (folate dolciastre di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;dopobarda&lt;/span&gt; che non vi dico), ha un modo di parlare sempre così composto che ormai sono anni che sospetto che si scriva i discorsi prima di uscire di casa.&lt;br /&gt;Luca è terrorizzato dal matrimonio e cerca l’amore della sua vita, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Danilo&lt;/span&gt; è sposato con Miss &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Danilo&lt;/span&gt; forse già da prima di conoscerla.&lt;br /&gt;E io, per capire come sono fatto, ho iniziato a toccarmi già da ragazzo, ma a differenza di tutti gli altri, non mi sono limitato al pene, ho esplorato tutte le forme del mio corpo: ho spalle strette, caviglie lunghe, una pancetta che compare e scompare in modo inversamente proporzionale alla birra nei miei boccali, un naso un po’ arcuato, mandibola puntuta e capelli ricci che ho rinunciato a pettinare secoli fa.&lt;br /&gt;Lavoriamo tutti e tre nella stessa banca: &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Danilo&lt;/span&gt; nel reparto legale, Luca allo sportello, e io un po’ più dietro le quinte, all’assistenza telefonica.&lt;br /&gt;Noi tre siamo amici da quasi dieci anni, e - se ci aggiungiamo le &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;comparsate&lt;/span&gt; di mamma e papà ogni tanto (lei morbida, sempre calorosa come una crostata appena sfornata, lui grassoccio ma saldo nelle prese, con quell’odore appena accennato che mi ricorda muschio caldo e abbracci protettivi), direi che questa è tutta la mia vita.&lt;br /&gt;E adesso, se invece di star qui a parlarne mi decidessi anche ad alzarmi in piedi e a iniziare a viverla, riuscirei a non fare tardi al lavoro.&lt;br /&gt;Le lenzuola sotto i palmi delle mie mani emanano ancora il mio odore, ma si stanno lentamente raffreddando. Faccio tre passi nudi e intirizziti sul marmo, nonostante la finestra sia chiusa, sento &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;trapelare&lt;/span&gt; lo spiffero orizzontale: poca cosa, una specie di alito distante. La apro e un soffio freddo gonfia subito la stanza di motori, clacson, voci, passi e musica che si intrecciano in imprevedibili combinazioni. Rifaccio gli stessi tre passi a tornare indietro, i miei stinchi incontrano la sponda del letto, allora mi giro a destra e faccio i soliti cinque passi verso il bagno. Le maioliche, oltre al freddo, trasudano ancora l’odore floreale di bagnoschiuma della doccia di ieri e del dentifricio alla menta. Afferro la manopola liscia del rubinetto, la tiro su e lo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;scroscio&lt;/span&gt; d’acqua monopolizza l’ambiente. Per ogni frustata glaciale che mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;autoinfliggo&lt;/span&gt;, la pelle reagisce tirandosi tutta.&lt;br /&gt;Sicuramente molto più sveglio, tono in stanza e, due passi alla mia destra rispetto ai piedi del letto, arrivo all’armadio. Lo apro con un cigolio snello e - da questa modesta gola che alita lavanda, polvere e plastica - ne estraggo una camicia, una cravatta, un vestito e un paio di scarpe. Certo, la scelta di quelli che voi definite “colori” per me è del tutto casuale, quindi - qualora mi incontriate per strada, sappiate che i miei accostamenti di colore sono il frutto di compromessi, a volte litigiosi, tra Luca e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Danilo&lt;/span&gt;, diversi nella moda come nella vita. Io, in giro per negozi con loro, passerei ore ad ascoltare il lento, divertente e personalissimo surriscaldarsi dei loro toni: Luca si innervosisce aumentando in confidenza come la parodia di un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;amicone&lt;/span&gt;; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Danilo&lt;/span&gt; aumenta in formalità diventando una specie di racconto sonoro umano dal titolo “come redigere un contratto in cinque semplici &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;audiolezioni&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;Essendo in maledettissimo ritardo, sono costretto a saltare la colazione, e quindi mi risparmierò strabilianti calcoli mentali per dimostrarvi quanto, dopo cinque anni di vita nello stesso appartamento, io sappia districarmi in cucina con frigo, credenze, fornelli, e prepararmi senza problemi la colazione con latte, cereali e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;caffé&lt;/span&gt; nella moca. Anche se con un po’di rammarico, perché una delle cose più che mi mettono più di buonumore - anche dopo nottate quasi-insonni e post alcoliche - è quella di riempirmi i polmoni con l’aroma caloroso e un po’ ligneo del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;caffé&lt;/span&gt; appena fatto. Mi riaccende tutti i sensi, a parte uno, ovviamente.&lt;br /&gt;Nella tasca interna della giacca, il cellulare mi propina l’ennesimo squillo di Luca (gli ho messo “Vita spericolata” di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Vasco&lt;/span&gt; come suoneria personalizzata), e mi fa capire che lui è fermo alla fermata della metro ad aspettarmi già da un po’. Io mi considero un buon intenditore di musica e non perché essendo non-vedente abbia una particolare sensibilità acustica, ma volete mettere dover scegliere una suoneria diversa per ogni nome della tua rubrica telefonica?! Questo fino a quando non inventeranno dei mini-display in Braille...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Luca, come ogni mattina ho l’appuntamento fisso davanti alla stazione della metropolitana (dodici fermate e siamo al lavoro). &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Danilo&lt;/span&gt; preferisce assecondare i suoi tempi e i suoi orari, che non a caso si incastrano alla perfezione con quelli di Miss &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Danilo&lt;/span&gt;. Però, se non ci fosse lui nel nostro trio, io penso che andrei a sbattere in continuazione, e Luca peggio di me, nonostante il cieco sia io.&lt;br /&gt;Davanti alla porta di casa, afferro il bastone bianco - che in realtà siete voi a chiamare così quando per me è solo un “bastone” - ed esco. Fino a qualche anno fa avevo un cane-guida, ma l’età passa per tutti, Remo è invecchiato prima di me e se n’è andato lasciandomi un’infinità di ricordi morbidi, affettuosi, pelosi, spesso umidicci. Gli volevo un gran bene, anche se negli ultimi suoi anni di vita - tra cataratte e artriti - ero più io a fare da cane-guida a lui.&lt;br /&gt;-   Stavolta te la sei presa veramente troppo comoda,&lt;br /&gt;Luca ha una voce un po’ agitata e carica di nicotina. Ha fumato parecchio, e il suo alito mi si penetra nelle narici come uno di quei cavatappi a spirale, nonostante il freddo mi anestetizzi un po’ il naso.&lt;br /&gt;-   Sai com’è, la città è piena di barriere architettoniche. – sorrido.&lt;br /&gt;Nel rimbombo vicino-lontano di macchine, motorini, camion e autobus, sento Luca sospirare:&lt;br /&gt;-   No, la città è piena di paraculi, tra cui alcuni diversamente abili...&lt;br /&gt;-   Calmo, Luca, non vorrai picchiare una persona con gli occhiali... da sole?! – allargo il sorriso e sistemo gli occhiali sulla gobba del naso.&lt;br /&gt;-   Io ti picchio proprio col tuo bastone! Tanto tu la fai facile, mica devi presentarti allo sportello... io c’ho delle responsabilità che...&lt;br /&gt;-   Stasera al pub offro io.&lt;br /&gt;-   Ok, non sono più arrabbiato con te. Però adesso andiamo che siamo in ritardo di tre metro.&lt;br /&gt;-   &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Danilo&lt;/span&gt;, non devi approfittarti del fatto che sono cieco e imitare la voce di Luca, tanto che sei maniaco degli orari alla fine viene sempre fuori...&lt;br /&gt;Luca sbotta in una risata che tenta di contenere più che può per non darmi soddisfazione. Poi mi circonda il collo con il braccio – cotone pesante che ha vagamente quell’odore caldo di tintoria - e mi scrolla la testa come a sancire una specie di perdono paterno.&lt;br /&gt;Ci incamminiamo per le scale e lui non molla la presa paterna: sono certo che la sta usando come scusa per aiutarmi a scendere. Nonostante lui sappia che me la posso cavare benissimo da solo, a volte non riesce a fare a meno di farmi indirettamente capire che posso contare su di lui. Questa gliela concedo mentre, scalino appiccicoso dopo scalino appiccicoso, ci intubiamo nelle profondità della fermata della metro.&lt;br /&gt;Le voci in fondo si condensano in rimbombi e quelle più vicine in uno sfrigolante chiacchiericcio frettoloso; c’è una musichetta in sottofondo più odiosa di quelle con cui io metto in attesa al telefono della banca, e il ritmo è scandito dai bip sempre meno lontano dei tornelli d’accesso ai treni. Tutto sa di umidità, gomma, sudore, carta di giornale, e ogni volta sembra che quell’odore ti si incollerà addosso come le suole sui pavimenti resi (più) &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;antiscivolo&lt;/span&gt; da una patina viscosa.&lt;br /&gt;Sulla banchina, Luca inizia a parlarmi della partita di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;Champion&lt;/span&gt;’s e, dal suo respiro sincopato, posso indovinare che sta mimando gli stessi tiri, cross e passaggi di cui parla. Io lo ascolto fino a che non inizio a sentire sulla guancia sinistra come un brulichio, una corrente d’aria appena percepibile ma sempre più vivace e tiepida. Dopo una decina di secondi, Luca interrompe la sua personalissima partita di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;Champion&lt;/span&gt;’s e dice:&lt;br /&gt;-   Sento lo spostamento d’aria, sta arrivando la metro.&lt;br /&gt;-   A sì, lo sento &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;anch&lt;/span&gt;’io, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ora&lt;/span&gt; che me lo fai notare...&lt;br /&gt;La metro ci rallenta davanti in uno fortissimo lamento di freni stridente e ferroso. Con uno sbuffo ammortizzato apre le porte e in pochi passi sono circondato da tanti fianchi, gomiti, respiri, odori più o meno intensi di pelle, calore, deodoranti più o meno taglienti, e voci, musiche gracidate da lettori &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;mp&lt;/span&gt;3, pagine sfogliate o accartocciate.&lt;br /&gt;Il treno riparte spingendo indietro me che sto in piedi e quelli intorno a me. Luca riprende la sua cronaca calcistica ma, senza più la possibilità di mimare le movenze dei giocatori, rimpinza il racconto di dettagli e, di questo passo, la partita di cui mi sta parlando potrebbe esser durata duecento minuti invece dei tradizionali novanta.&lt;br /&gt;Appena la metro sbuca all’aperto, mi arriva in faccia il calore improvviso del sole, e con la pressione dei corpi nel vagone, gli spazi si surriscaldano subito, e i primi pungenti olezzi di sudore non tardano ad arrivare.&lt;br /&gt;Alla quinta fermata, Luca è ancora tutto impegnato in un affondo sulla fascia destra (al settimo del primo tempo), alla sesta l’ala ancora deve crossare (le sue cronache durano più delle puntate di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;Holly&lt;/span&gt;&amp;amp;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;Benji&lt;/span&gt;), alla settima fermata il mondo intorno a me si blocca.&lt;br /&gt;La mia testa si incastra in un odore di donna che è un profumo naturale, non zuccherato da fastidiose essenze &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;pour&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;femme&lt;/span&gt;: un odore intenso, caldo e fresco insieme, un odore che si scioglie nelle narici in modo cremoso. È un odore che al tempo stesso è anche un sapore, un odore che mi attraversa e arriva ai polpastrelli, riempiendoli di voglia di carezze, rendendoli consapevoli che quell’odore deve essere per forza associato a qualcosa di liscio, tondo, morbido sì, ma anche elastico e sodo. L’odore raggiunge il suo picco nel momento in cui qualcosa mi sfiora la guancia: è poco più consistente dell’aria, lievemente filamentoso, riccio e gonfio. Sono i suoi capelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tocco in un niente si dissolve, e l’odore perde la sua intensità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca si accorge solo dopo un po’ che il suo unico ascoltatore è altrove e, quindi interrompe la sua cronaca quando il cross di poco prima sta per incontrare la fronte dell’attaccante. Mi guarda e dice:&lt;br /&gt;-   Che c’hai? Sembra che tu abbia visto un fantasma! Il che è praticamente impossibile per almeno due motivi. Quindi perché fai quella faccia?&lt;br /&gt;Io assumo un’espressione seria e riservata, mi avvicino a Luca e, a bassa voce, gli chiedo:&lt;br /&gt;-   È per caso passata una donna riccia accanto a me?&lt;br /&gt;Luca fa passare qualche secondo che penso impieghi per elaborare l’assurdità di quella domanda improvvisa, e per guardarsi intorno. Poi risponde:&lt;br /&gt;-   Sì, è seduta alla tua sinistra a un paio di metri di distanza.&lt;br /&gt;Io sto davanti a Luca che dà le spalle alle porte del vagone, quindi insisto, bisognoso di dettagli:&lt;br /&gt;-   Ma è seduta sui seggiolini alle mie spalle, o su quelli del lato a cui io sto rivolto.&lt;br /&gt;-   Su quelli di questo lato... – risponde, poi forse pensando che “questo” sia un aggettivo un po’ vago per me, aggiunge:&lt;br /&gt;-   Cioè, se tu camminassi lateralmente alla tua sinistra tipo granchio per un paio di metri, te la troveresti faccia a... ehm... ombelico.&lt;br /&gt;La domanda successiva ce l’ho praticamente sulla punta della lingua già da un po’, perché la sta urlando la mia testa, investita da quell’odore. Ma ci metto un po’ più del dovuto a chiedere:&lt;br /&gt;-   Lei com’è?&lt;br /&gt;Luca impiega di nuovo qualche altro infinito secondo a rispondere, e io ricevo dal collo vampate di insofferenza immaginandomi lui che se la squadra. Sono geloso.&lt;br /&gt;-   Carina – risponde piatto.&lt;br /&gt;“Come ti permetti di sminuirla dicendo che è semplicemente carina!” penso, già protettivo.&lt;br /&gt;“Ti odio perché te la puoi guardare tranquillamente da qui, mentre io per vederla devo toccarla.” penso quasi in contemporanea, sconfortato dall’idea di un mondo improvvisamente nemico, non a portata di cieco.&lt;br /&gt;Poi rispondo semplicemente:&lt;br /&gt;-   Ah! – un po’ allungato dalla frenata della metro che mi piega leggermente in avanti.&lt;br /&gt;-   Oh, si sta alzando per uscire dal vagone, sta venendo qua... girati e dille qualcosa – freme Luca acchiappandomi il gomito e tentando a tutti i costi di ruotarmi verso di lei.&lt;br /&gt;-   No, ma che... Come faccio a...&lt;br /&gt;-   Dai eccola eccola, ti sta dietro, girati e dille qualcosa prima che esca... – bisbiglia e mi gira di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;centottanta&lt;/span&gt; gradi.&lt;br /&gt;Io sono faccia a faccia con quell’odore, quindi con lei. Sento Luca sussurrare frenetico “dai dai dai dai dai...”, sento il cuore che mi batte nelle orecchie schizzando liquido caldo dalle punte ai lobi, sento un vuoto di parole nella testa.&lt;br /&gt;-   Ciao! Ti va un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;caffé&lt;/span&gt; prima di andare a lavorare? – le chiedo a fatica, creando una specie di sorriso sulla mia faccia.&lt;br /&gt;L’odore si dissolve risucchiato dall’aria che arriva da fuori e seppellito da decine di altri odori. Quando mi giro con rassegnazione verso Luca, non c’quasi bisogno che lui mi dica “non si è nemmeno girata...”, perché già lo so.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non pensavo mi avrebbe preso così, eppure quell’odore ha lasciato traccia del suo passaggio lungo tutto il cammino che, dal naso, mi arriva alla testa, e poi da essa ai polpastrelli via cuore.&lt;br /&gt;È come se mi fosse rimasto appiccicato alle narici frapponendosi tra il mio olfatto e qualsiasi altra fragranza. Come se tutto sapesse di lei, o come se non riuscissi a respirare nient’altro che quella parte evanescente di lei che m’è rimasta dentro.&lt;br /&gt;Con oggi, sono cinque giorni che mi fingo malato e non vado al lavoro: il direttore della banca c’ha creduto, Luca e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;Danilo&lt;/span&gt; un po’ meno.&lt;br /&gt;Con l’avvocato &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Danilo&lt;/span&gt; ho attaccato al telefono proprio pochi minuti fa:&lt;br /&gt;-   Stasera se vuoi passo da te con delle aspirine e delle arance per la spremuta.&lt;br /&gt;-   &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;Dadilo&lt;/span&gt;, orbai siede &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;ribasdi&lt;/span&gt; solo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;du&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;bia&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;badre&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;gredere&lt;/span&gt; nella &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;sbremuda&lt;/span&gt; d’&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;arangia&lt;/span&gt;...&lt;br /&gt;-   Va bene, però almeno prenditi un’aspirina e non andartene a bastonare la gente per strada.&lt;br /&gt;-   &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;Gos&lt;/span&gt;’è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;guesdo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;ibbrovvizo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;sendzo&lt;/span&gt; dell’&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;uborisbo&lt;/span&gt; da barde di udo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;doiozo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;gome&lt;/span&gt; de? &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;Ghe&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;zendi&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;bogo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;bede&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;anghe&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;du&lt;/span&gt;?&lt;br /&gt;-   Ok, come non detto... Ora ti saluto che mi aspetta una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;giornataccia&lt;/span&gt;. Ci sentiamo stasera, riguardati!&lt;br /&gt;-   Di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;rigordo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;ghe&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;zono&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;gieco&lt;/span&gt;...&lt;br /&gt;-   Ok, attacco se no non la smetti più. Ciao.&lt;br /&gt;Nonostante a telefonata conclusa io sia stato assolto dalla Legge, alla fine mi sento colpevole. Non tanto per aver mentito al capo e &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;soprattutto&lt;/span&gt; agli amici, ma perché in realtà sono ormai quattro giorni che prendo la metro sempre alla stessa ora di quel primo giorno, alla ricerca di quell’odore.&lt;br /&gt;Perché dall’esatto momento in cui l’ho assaggiato, vivo per quell’odore.&lt;br /&gt;E come la mattina mi chiudo alle spalle la porta di casa, oltre ad essere cieco, divento anche sordo perché una frenetica tachicardia mi ottura le orecchie, disorientandomi in mezzo alla strada, facendo saltare totalmente i miei calcoli mentali. E sono costretto a vagare fino alla metro veramente “alla cieca”, agitando ansiosamente il bastone lungo il marciapiede che percorro da quasi dieci anni.&lt;br /&gt;Anche oggi: la strada, la stazione della metro, il cunicolo roboante, l’aria fredda a raggrinzire le guance, il caos del traffico che ti spara nelle orecchie da più fronti, lo smog agrodolce, le voci su voci su voci... so che ci sono solo perché è lì che dovrebbero essere, ma io non riesco a sentire niente (altro).&lt;br /&gt;Sono nello stesso identico vagone delle mattine precedenti e nello stesso identico de LA mattina del mio personalissimo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;big&lt;/span&gt; bang.&lt;br /&gt;Mancano pochi secondi alla fermata.&lt;br /&gt;Le porte si aprono.&lt;br /&gt;Io, che ormai sono totalmente sconvolto da quell’odore (ma soprattutto da suo ricordo riassaporato, rielaborato, tagliuzzato e ricomposto nel mio cuore) quando lo sento davvero ho paura. Da una parte temo che non sia lui per quanto non riesce più totalmente a coincidere col mio ricordo idealizzato, dall’altra, invece, ho proprio il terrore che sia lui, perché non mi sento in grado di fare niente.&lt;br /&gt;Quando realizzo che lei è davvero lì, da qualche parte davanti a me - e che il suo odore ha la consistenza solida che non sono più riuscito a ricreare nella mia testa - sento i polmoni assottigliarsi come se non fossero in grado di aspirarlo tutto.&lt;br /&gt;Ho la nausea, tanto che per un attimo ho il sospetto – o il sollievo? – di essermi ammalato davvero. Mi incammino nella sua direzione, orientato ormai non più dal suo odore, ma dalla sua presenza e, quando sento di esserle praticamente davanti, qualcuno sussurra alle mie orecchie:&lt;br /&gt;-   Da quando ti ho incontrato la prima volta, ho desiderato soltanto poterti incontrare di nuovo.&lt;br /&gt;Per un attimo immagino-credo-spero che siano parole che lei sta rivolgendo a me: ci metto qualche secondo a capire che è ciò che io ho detto a lei.&lt;br /&gt;Silenzio, se non l’invadente casino della metropolitana.&lt;br /&gt;Silenzio, se non voci che non danno risposta alla mia confessione.&lt;br /&gt;Silenzio, la migliore e la peggiore delle risposte.&lt;br /&gt;Silenzio, che pesa e mi piega la testa verso il basso.&lt;br /&gt;Vorrei girarmi e andarmene, ma le gambe non ne vogliono sapere di far altro che rammollirsi lì sul posto.&lt;br /&gt;È solo grazie all’ennesima fermata e all’ennesima frenata che, sfruttando l’inerzia, riesco a rimettermi in moto. Non so a quale fermata sto per uscire, ma non me ne frega granché. Mi lascio trascinare dalla calca che esce, dai suoi rumori, e mi incollo a loro come la mia lingua sul palato secco. Il vociare della gente è un vortice che però non ha la forza necessaria per cacciar via da me l’odore di quella donna. Anzi, adesso perfino il suo ricordo è più potente e vivido, come se ce l’avessi ancora davanti. Di nuovo non mi riesco a controllare le gambe, nessuna delle due. E nemmeno le mani, nessuna delle tre. Sì, perché solo ora mi accorgo che, stretta al mio bastone, c’è una terza mano, che sento altrettanto non-mia come quelle attaccate alle mie braccia. Con uno sforzo estremo tocco quella terza mano, risalgo lungo il braccio di tessuto jeans e, all’altezza della spalla, le mie dita ritrovano la stessa sostanza soffice e filamentosa saggiata dalla mia guancia cinque giorni fa.&lt;br /&gt;Ed è lì che capisco che l’unico motivo per cui dall’uscita della metro quell’odore mi sembrava più reale, è perchè è reale. Lei è davanti a me.&lt;br /&gt;Sorrido, o più che altro sento la mia bocca che si distorce in una specie di sorrido fuori controllo. Vorrei capire se anche lei mi sta sorridendo, ma non ho il coraggio di toccarle il viso. Vorrei capire cosa pensa, ma non dice nulla. Ha un respiro regolare, fresco come un bicchiere d’acqua. Solo le vene della sua mano sopra la mia pulsano con una lieve accelerazione. Il grosso della folla porta via la sua massa rumoreggiante come un temporale estivo. Siamo praticamente io e lei.&lt;br /&gt;-   Perché prima, nel vagone, non mi hai detto nulla? – le chiedo, cercando di contenere un tono che mi esce più dolce del previsto.&lt;br /&gt;Lei leva la mano dalla mia. Il gesto mi terrorizza. Le dico;&lt;br /&gt;-   No, scusa. Non ti volevo rimproverare nulla... Era solo per dirti che... non è da me fare quello che ho fatto... Venire lì davanti a te e dirti tutte quelle cose importanti... magari tu le avrai considerate pure esagerate da uno che non hai mai visto prima... Ti ha dato fastidio?&lt;br /&gt;Lei rimane davanti a me, continuo a sentirne l’odore e il calore e il respiro, ma non mi risponde nulla.&lt;br /&gt;-   Se è per qualcosa che ho detto, ti prego scusami. – la supplico, ormai privo di difese.&lt;br /&gt;Niente, lei non dice assolutamente niente. Insisto per non impazzire:&lt;br /&gt;-   Però di’ qualcosa, per favore, per me è già abbastanza imbarazzante cos-&lt;br /&gt;Sento le sue dita di nuovo nella mia mano, più un qualcosa di leggero ma spigoloso. Un bigliettino piegato. Lo apro e lo stendo sul palmo della mia mano sinistra, mentre sfioro la carta con l’indice della destra: lei c’ha scritto qualcosa, calcandolo parecchio perché io possa leggerlo. Adoro questa sfumatura di complicità tra me e lei ancora prima di sapere ciò che c’è scritto. Poi, concentrandomi nonostante l’emozione, leggo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;P e r d o n a   i l   m i o   s i l e n z i o,   m a   s o n o   s o r d o - m u t a   d a l l a   n a s c i t a :  n o n   p o s s o    r i s p o n d e r t i   o ,  a l m e n o ,   n o n   n e l   m o d o   i n   c u i   t u   t i   a s p e t t i .   C o s ì   c o m e   t u   r i e s c i   a   v e d e r m i ,   m a   i n   u n   m o d o   t u t t o   t u o .   A   p r o p o s i t o ,   i n   q u e s t e   m a t t i n e   i n   m e t r o   t i   h o   o s s e r v a t o ,   d a   l o n t a n o ,   m a   s e n z a   p e r d e r t i   d i   v i s t a .   S e m b r a v i   p r e o c c u p a t o ,   a n s i o s o ,   c o m e   a l l a   r i c e r c a   d i   q u a l c o s a .   O   d i   q u a l c u n o :   u n   p o c h i n o   h o   s p e r a t o   c h e   f o s s i   i o .   N o n   s o   p e r c h é ,   n o n   s o   d a   q u a n d o ,   f o r s e   d a   s u b i t o .   M a   a p p e n a   t i   s e i   a v v i c i n a t o   p r i m a   n e l   v a g o n e ,   l e g g e r t i   l e   l a b b r a   è   s t a t o   u n   p o ’   c o m e    l e g g e r t i   n e l   c u o r e :   h o   c a p i t o   c h i a r a m e n t e   c h e   i n c o n t r a r t i   d i   n u o v o   e r a   c i ò   c h e   v o l e v o   a n c h ’ i o . . .   p e r c h é   c i ò   c h e   m i   h a i   d e t t o   s a r e b b e   s t a t o   q u e l l o   c h e   t i   a v r e i   d e t t o   i o , s e   s o l o   a v e s s i   p o t u t o .   C o m u n q u e ,   i o   s o n o   C a r l a .&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Io sono Michele – tento di dire incespicando di nuovo nel mio stesso sorriso.&lt;br /&gt;Tendo la mano davanti a me, nel vuoto, e subito quello stesso vuoto si riempie della mano di Carla. Poi sul dorso della mia si appoggia come una farfalla anche la sua mano sinistra. Entrambe guidano la mia da qualche parte verso l’alto, finché le mie dita non atterrano su una superficie liscia, anche se un po’ tirata. Muovo i polpastrelli su quella che riconosco come la sua guancia, e all’improvviso li sento affondare giù da una collinetta morbida, fino a scoprire un umido angolo di bocca. Le percorro tutte, le sue labbra che scendono e risalgono, e realizzo che Carla sta sorridendo. E tremando. Scoprirla così indifesa mi scioglie: petto, ginocchia, orecchie sono un’unica, liquida cosa. E anche le mie dita, si stanno dissolvendo nella pelle del viso di Carla, così come la sua mano che ora lei appoggia improvvisamente, delicatamente sulla mia guancia. Il suo odore, adesso, lo sento familiare, e questo mi emoziona ancora di più, perché è come riscoprirlo da zero per ogni secondo che passa. E ne passano parecchi. E ne passeranno ancora un’infinità.&lt;br /&gt;Io e Carla siamo ciechi, sordi e silenziosi, ma siamo ad un tratto lo stesso liquido e quindi non abbiamo bisogno di cercarci, o di darci spiegazioni. Non più, almeno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7100407592517594335?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7100407592517594335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7100407592517594335&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7100407592517594335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7100407592517594335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2009/02/ugualmente-amabili-racconto_13.html' title='Ugualmente amabili (racconto)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5656484475990968209</id><published>2008-09-29T15:20:00.001+02:00</published><updated>2008-09-30T15:21:35.614+02:00</updated><title type='text'>Luglio: faccia a faccia con "faccia-libro"</title><content type='html'>Non mi troverete accucciato in un angolo, oscillando e gemendo perché ho bisogno di una dose, ma il mese di luglio ha sancito in mio ingresso  ufficiale nel "tunnel di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Facebook&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Credo di aver iniziato come un po' tutti: "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;vabbè&lt;/span&gt;... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;cos&lt;/span&gt;'è 'sto "coso"... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;mmmh&lt;/span&gt;, intanto mi iscrivo, poi tanto lo abbandono lì... dai, ora aggiungo solo la foto al mio profilo ed esco, in fondo guarda che sole fantastico... ah, certo: devo modificare il mio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stato attuale&lt;/span&gt;: "cosa sta stai facendo adesso?"... certo però che tristezza non avere nemmeno un amico sotto la voce "amici"... allora aggiungo qualcuno e poi esco, o faccio altro... certo che però così è facile: ho messo gli amici che vedo tutti i giorni... voglio azzardare a spingermi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;idietro&lt;/span&gt; nel tempo: liceo? medie? ELEMENTARI!!!... " e via ad &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;addare&lt;/span&gt;, a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;taggare&lt;/span&gt;, a ricevere inviti, a ignorare gruppi... ma soprattutto, importantissimo ai fini del mio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stato attuale&lt;/span&gt; REALE, grazie a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;facebook&lt;/span&gt; ho scovato, dai miei ricordi della scuola elementare, Elisa.&lt;br /&gt;Scambio di email piene di "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Nooooooo&lt;/span&gt;! Guarda chi si risente!!!", "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Nooooo&lt;/span&gt;! Sei proprio tu?!?!", "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Nooooooooo&lt;/span&gt;, dobbiamo incontrarci!!!"... insomma, un'accozzaglia di "o" e punti esclamativi e/o interrogativi...&lt;br /&gt;Con Elisa ci siamo incontrati, dopo pochi giorni, e ci siamo trovati uguali ma diversi, come penso possa capitare alla maggior parte di quelli che, l'ultima volta, si sono visti con gli &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;zain&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;etti&lt;/span&gt;, i quaderni a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;quadr&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;etti&lt;/span&gt;, i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;bach&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;etti&lt;/span&gt;... quando tutti i giorni sembravano &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;perf&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;etti&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Con Elisa ci siamo visti in uno dei più torridi pomeriggi di Luglio e, non l'avrei creduto, ci siamo riconosciuti già dall'uscita della metro Circo Massimo. Per la cronaca: se siete alla ricerca di un pomeriggio estivo di chiacchiere&amp;amp;gelato a Roma, andate ovunque tranne che a Circo Massimo: tra saracinesche abbassate, aria bollente e appiccicaticcia, e asfalto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;simil&lt;/span&gt;-liquido, di gelaterie nemmeno l'ombra (così come di "ombra" nemmeno l'ombra).&lt;br /&gt;Evitate anche le zone intorno al &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Colosseo&lt;/span&gt;, se potete, perché per pagare un gelato ti servono le carte di credito o i &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;lingotti&lt;/span&gt; d'oro (lo dico perché io ed Elisa siamo entrati, in una di quelle gelaterie per turisti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;coglionabili&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;: ci siamo cascati inizialmente, ingenuamente e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;strematamente&lt;/span&gt;, dopo chilometri roventi alla ricerca di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;simil&lt;/span&gt;-ghiaccio da ingerire... ma è bastata un'occhiata ai prezzi sul menù per fingere una telefonata urgente e filarsela con sollievo).&lt;br /&gt;Con Elisa poi ci siamo aggiornati, in un paio d'ore, dei nostri passati, presenti e futuri e - incredibile ma vero - non appena le ho detto che stavo lanciando in &lt;span&gt;giro&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; curriculum&lt;/span&gt; come coriandoli a Rio De &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Janerio&lt;/span&gt;, lei - con una tranquillità disarmante - mi ha detto:"mio zio lavora in un'agenzia pubblicitaria, mandami il curriculum via mail che glielo giro".&lt;br /&gt;E già dalla mattina dopo - in giornate ormai in cui avevo spostato il significato di "mattina" nella fascia oraria "12-14" - ho trovato l'email dello &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;ziodiElisa&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;E già dalla settimana dopo ero in prova in agenzia, la quale ho scoperto trovarsi a 4 minuti di macchina da casa mia.&lt;br /&gt;Luglio è iniziato così, insomma, come una specie di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;telenovela&lt;/span&gt; con sceneggiatura scadente dove tutti i pezzi della trama si incastrano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;troppo &lt;/span&gt;facilmente.&lt;br /&gt;Riepilogo delle puntate &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;precedenti&lt;/span&gt;: Luca che &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;cazzeggia&lt;/span&gt; a casa, Luca che approfitta del tempo libero per annusare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Facebook&lt;/span&gt;, Luca che ritrova Elisa-delle-Elementari, Luca che viene a sapere senza assoluta premeditazione che Elisa ha uno zio in un'agenzia pubblicitaria; sigla d'inizio; nuova puntata.&lt;br /&gt;Perfino le più accanite casalinghe si sarebbero sentite prese in giro, e invece è proprio così che è andata.&lt;br /&gt;Dalla stessa sedia-scrivania in cui sto incastrato adesso, ho trascorso Luglio dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 18:30-19:00. Giorni di risate e sorpresa per tutte le novità ambientali (stanzone con enorme tavolo centrale stracarico di fili, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;cd&lt;/span&gt;, oggetti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;inutilissimi&lt;/span&gt; e postazioni computer); caratteriali  (personaggi  che sanno assurdamente mescolare demenza, professionalità, gesti d'amicizia e incazzature con una rapidità a cui non riesci sempre a star dietro). Giorni contesi tra fierezza e scoraggiamento, tra microscopici successi personali (azzeccare un "nome di prodotto" o un testo creativo) e paternali sconsolate di chi è svogliatamente costretto ad insegnarti il mestiere avendo troppo poco tempo per starti dietro. Giorni di 9-10 ore però &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;cortissimi&lt;/span&gt; tra lavori a catena, spesso sovrapposti, spesso da &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;inseguire&lt;/span&gt; quando ti scappano tra le mani (ma altrettanto spesso da trattare col defibrillatore quando le idee creative stanno in quasi-coma); e giorni di 9-10 ore praticamente infiniti in cui ti &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;abbandonano&lt;/span&gt; sempre sulla stessa sedia-scrivania in cui sto incastrato adesso, in cui ti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;rimbecillisci&lt;/span&gt; di internet (all'inizio con interesse... poi con sguardo perso nel vuoto), in cui girovaghi per le varie postazioni a mendicare qualcosa da fare ("C'è qualche lavoretto in ballo?", "No, per adesso no, ma stai &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tranquillo&lt;/span&gt;, appena c'è qualcosa ti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;coinvolgiamo&lt;/span&gt;").&lt;br /&gt;Giorni di entusiasmo per ciò che fai e per le prospettive che - a minuscoli pezzi - ti stai costruendo, e giorni di estrema sfiducia per l'attività che a volte langue, per le difficoltà che spesso ti fanno sentire deficiente (visti i miliardi di micro-cose che ogni volta scopri di non sapere). Per non parlare della miserrima creatività a cui molte volte ti costringono i linguaggi delle compagnie di assicurazione, la clientela più costante di quest'agenzia.&lt;br /&gt;E intanto, fuori dalle finestre, l'estate va avanti con i suoi colori luminosissimi. E anche se in realtà intorno c'è solo il sottofondo della radio, il ticchettio di mouse e tastiere e le chiacchiere di creativi e account, spesso a mi sembra di sentire i richiami del mare o le risate balneari di partite sulla spiaggia, cocktail ghiacciati a notte fonda. Perciò, la sera, come metto fuori piede dall'agenzia, "sto in vacanza": senza nessun occhio di riguardo per il me stesso che mi odierà l'indomani al trillo della sveglia, continuo ad organizzarmi serate (leggi "nottate" vacanziere): &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;cinem&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;i &lt;/span&gt;in seconda serata, birre con gli amici con serafico appuntamento alle 23:30, uscite con Lady L.  con rientro  intorno alle 3... e via dicendo, e non dormendo.&lt;br /&gt;Inevitabilmente, il me stesso del giorno dopo si trascina giù dal letto imprecando impastato il me stesso della sera prima (di quattro ore prima), arriva all'agenzia con una patina nebulosa davanti agli occhi, si fa dare il colpo di grazia da nove ore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;pc&lt;/span&gt;. Quindi si ripromette "stasera però non esco e dormo" e, infine, si lascia &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;ripossedere&lt;/span&gt; anima e corpo dal sole non-tramontato delle 19, che gli ricorda che è estate.&lt;br /&gt;Estate a casa voi, io stasera esco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5656484475990968209?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5656484475990968209/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5656484475990968209&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5656484475990968209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5656484475990968209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/09/luglio-faccia-faccia-con-faccia-libro.html' title='Luglio: faccia a faccia con &quot;faccia-libro&quot;'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5820213156647379523</id><published>2008-09-18T16:05:00.007+02:00</published><updated>2008-09-19T12:35:32.643+02:00</updated><title type='text'>Ci risiamo!</title><content type='html'>Come ricordavo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;poc&lt;/span&gt;'anzi ad un mio amico - che forse non a caso si chiama Dario &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Anzidei&lt;/span&gt; - e quindi come gli ricordavo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;poc&lt;/span&gt;'Anzi, sono parecchi mesi che il mio blog rimane qui ad impolverarsi. Solo che la stessa pigrizia che mi ha tenuto lontano da lui per tutto questo tempo, adesso - al momento di tentare un nuovo, ennesimo, approccio - mi si ripresenta centuplicata, perché sono costretto ad una spremuta di meningi bella succosa per me che, con la memoria, non so quant'è che non ci faccio più i conti. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Più&lt;/span&gt; che altro non mi ricordo più da quant'è che non ci faccio più i conti.&lt;br /&gt;Certo, potrei rimettermi in pari come al solito col giochetto delle parole-chiave in &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;neretto&lt;/span&gt; (come ho fatto spesso nei miei frequenti lascia&amp;amp;riprendi del blog), ma in quei casi succede sempre che mi "capisco da solo", come mi è stato fatto notare da qualcuno (forse due persone, numero massimo di lettori raggiunto da questo blog nei suoi momenti più gloriosi).&lt;br /&gt;E allora come riuscire a scampare alla soluzione "tema delle elementari" (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Racconta cosa hai fatto quest'estate&lt;/span&gt;) che - per questo riassunt&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ino&lt;/span&gt; -  mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;costringerebbe&lt;/span&gt; a notti in bianco e giorni in nero-occhiaia, vista la grafomania che mi ha colto alla sprovvista negli ultimi anni (e di cui questo blog è la diretta conseguenza)?! Per non parlare del fatto che la battuta "notti in bianco e giorni in nero-occhiaia" (comunque scarsa di suo) mi sembra di averla già usata in qualche post precedente... Questo a conferma della mia &lt;span style="font-style: italic;"&gt;s&lt;/span&gt;memoria: talmente patologica che potrei scriverci un libro.&lt;br /&gt;Fortunatamente, magari sempre grazie alla chiacchierata col mio amico Dario &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Anzidei&lt;/span&gt;, ho appena ideato la "soluzione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;calenDario&lt;/span&gt;", ovvero dedicare ad ognuno di questi mesi (giugno, luglio, agosto e settembre) qualche riga di pensiero più o meno riassuntivo-profondo, per non esser costretto, nei prossimi post, a brusche frenate riepilogative per non "capirmi da solo". Così saremo almeno in tre a capirci.&lt;br /&gt;E cavalcando l'onda del "eppure stavolta l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;avemo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;svangata&lt;/span&gt;", non mi resta che premere i tasti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;g&lt;/span&gt;,  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;i&lt;/span&gt;,  &lt;span style="font-style: italic;"&gt;u&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;g&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;n&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;o&lt;/span&gt; e iniziare.&lt;br /&gt;Giugno: Luca si rotola nella pigrizia e nelle lenzuola come un coccodrillo quando addenta la preda e, in un susseguirsi di giornate assolate e domestiche, osserva l'etichetta appiccicata sulla sua testa - quella con la scritta "laureato" - tramutarsi inesorabilmente in "disoccupato". Ed è per questo che inizia un carnevalesco lancio di curriculum in giro, inviando la stessa email con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;CV&lt;/span&gt; in allegato a forse una trentina di agenzie pubblicitarie. Perché, rimanendo sempre coerente al principio "non-so-cosa-voglio-fare-da-grande" - in sintesi non sentendosi "grande" - Luca pensa che il mestiere del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;copywriter&lt;/span&gt; (già assaggiato nel tirocinio per l'università) potrebbe non fargli del tutto schifo. Inoltre, non avendo la più pallida idea di come muoversi per spedire in modo mirato il suo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;CV&lt;/span&gt;, Luca-il-cecchino-cieco, trovando un elenco qualsiasi di agenzie pubblicitarie, ha deciso che il criterio migliore (leggi "l'unico") di invio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;CV&lt;/span&gt; è l'ordine alfabetico.&lt;br /&gt;Tuttora, 18/9/08, le email si sono arenate forse alla lettera "C" (ma arrivati a "settembre" - cari miei due lettori - capirete &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;perché&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Per il resto, avendo un buon &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;gruzzoletto&lt;/span&gt; da investire nelle vacanze (ho &lt;span style="font-style: italic;"&gt;preteso&lt;/span&gt; che qualsiasi regalo di laurea che avessi ricevuto, avrebbe dovuto essere a di banconota), Luca si tiene a distanza di sicurezza dai "lavoretti estivi" con cui si è bruciato le ultime vacanze estive della sua vita (a parte quella scorsa in inter-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;rail&lt;/span&gt;, zaino&amp;amp;lady L. in spalla).&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Juninho&lt;/span&gt; (ossia mese di Giugno trascorso con allegria &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;brasilera&lt;/span&gt;) trascorre in un'alternanza di fasi bucoliche di sole e Nivea sul balconcino, di romanzi e divano in una ben più ombrosa stanza da letto, di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;dvd&lt;/span&gt; in salone pomiciando col ventilatore. In un'infinita estate senza compiti per le vacanze, Luca si rende straordinariamente disponibile per qualsiasi tipo di proposta: accompagnamenti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;shoppingosi&lt;/span&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;playstationate&lt;/span&gt;, mare ad Ostia (al livello letterario, ma anche balneare, "mare" e "Ostia" costituiscono una figura retorica: l'antitesi), gelati, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;cinem&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;i&lt;/span&gt;, trasferte colombiane in una discoteca-rock (nel senso che per raggiungerla si macinavano ogni volta chilometri di via Cristoforo Colombo), partite tra amici (rigorosamente post-tramonto), un week-end a Valencia con Lady L.: il sole che non ti lascia mai solo; i prati che ti fanno respirare il cuore; i Valenciani con una Duracell tra le chiappe che fanno jogging dalla mattina alla sera; le piste ciclabili pure in bagno; la stanza in ostello con plafoniera a forma di cuore... a "luci rosse"; una strana creatura sonora: un Tedesco in ostello MAI visto nei corridoi, ma che puntualmente ogni mattina compariva nascosto dietro la doccia del bagno comune, cantando a squarciagola le canzoni della sua radiolina, mentre per ore e ore si &lt;span style="font-style: italic;"&gt;innaffiava&lt;/span&gt; le corde vocali (unico segno certo della sua presenza); e poi ancora le enormi, bianchissime impalcature a (Cala)travi della Città della Scienza che respirano la brezza del mare poco più avanti; sangria e padelle di paelle valenciane.&lt;br /&gt;Tutto, a Giugno, diventa un pretesto per fare-cose con la serenità di poter pensare "tanto di tempo per &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;sbracarmi&lt;/span&gt; a dormire ne ho in quantità industriale".&lt;br /&gt;Ci sarebbe, in realtà, un'oscura parentesi che coinvolge e stravolge Luca e Lady L., che Li aLLontana, che fa scoppiare la coppia e che fa scoppiare in lacrime i suoi elementi. Ma era scritto che i due si sarebbero riavvicinati (e da adesso è scritto anche in questo blog), quindi rieccoli affiancati, abbracciati, avvinghiati e, calmati i bollori, ricomposti. E corrisposti.&lt;br /&gt;Tra alti e bass&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e, &lt;/span&gt;tutto riprende e&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt; intanto - questi non si erano mai interrotti -  continuano i giorni in cui Luca addenta gli eventi dormendo poche ore a notte, e rimandando il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;meritatoriposo&lt;/span&gt; sempre al giorno successivo. I giorni in cui, insomma, fa col non-studio esattamente come, fino a poche settimane prima, faceva con lo studio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Continua... tra pochi giorni. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Promesso!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E dai, fidatevi!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scommettiamo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mmmh... no, meglio di no, non mi conviene, devo già più di 90 euro al Max Mariani (alla faccia del "gruzzoletto" messo da parte per l'estate...)&lt;br /&gt;Ok, non prometto nulla&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, però mi ci impegno, lo giuro.&lt;br /&gt;Oh, tanto siete sempre in due, a leggere, al massimo vi invito a casa e vi aggiorno a voce.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5820213156647379523?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5820213156647379523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5820213156647379523&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5820213156647379523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5820213156647379523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/09/ci-risiamo.html' title='Ci risiamo!'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-2784523148831934372</id><published>2008-09-09T16:04:00.000+02:00</published><updated>2008-09-09T16:04:10.290+02:00</updated><title type='text'>AVVISO IMPORTANTE</title><content type='html'>&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;ALLE 15:55 DEL GIORNO 9/9/2008 (auguri papà!), LUCA - FOLGORATO - SI RICORDA DI AVERE ANCORA UN BLOG DA GESTIRE. SI RIPROMETTE QUINDI CHE AL PIU' PRESTO LO INGOZZERA' CON UN NUOVO POST IL QUALE - E NON POTREBBE ESSERE ALTRIMENTI - NON FARA' CHE RIEPILOGARE QUANTO ACCADUTO NELLA VORAGINE DI TEMPO TRASCORSO TRA GIUGNO E SETTEMBRE, E CHE I COMUNI MORTALI SI OSTINANO A CHIAMARE "ESTATE"...&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-2784523148831934372?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/2784523148831934372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=2784523148831934372&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2784523148831934372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2784523148831934372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/09/avviso-importante.html' title='AVVISO IMPORTANTE'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5834343781119099096</id><published>2008-05-24T14:15:00.000+02:00</published><updated>2008-05-24T14:15:00.987+02:00</updated><title type='text'>GRAZIE A TUTTI.</title><content type='html'>Mentre il cielo e questa pagina si schiariscono in un anonimo girotondo di cinguettii concitati,&lt;br /&gt;c'è il sorriso silenzioso di un quasi-uomo sazio, ebbro di volti,&lt;br /&gt;quei volti in cui può perdersi,&lt;br /&gt;e grazie ai quali riesce spesso a ritrovarsi.&lt;br /&gt;C'è stata festa grande, nella notte, piena di cose dette,&lt;br /&gt;ma sono state soprattutto quelle non-dette (perché non ce n'era bisogno)&lt;br /&gt;a penetrare l'anima,&lt;br /&gt;a saziare la mente, ad appagare il cuore.&lt;br /&gt;La sorpresa è stata un galoppo di sorrisi che ti è corso incontro,&lt;br /&gt;tutti d'accordo, tutti per te,&lt;br /&gt;anche il suo sorriso-guida, quello più bello,&lt;br /&gt;quello che spesso ti sazia, ma che poi ti sorprende lo stesso una volta creato così colmo di gioia.&lt;br /&gt;E' stato bello aver la scusa della festa&lt;br /&gt;per poterli abbracciare tutti senza motivo:&lt;br /&gt;una sensazione così liberatoria che ancora ti tiene sveglio,&lt;br /&gt;per poter contraccambiare anche  l'ultimo degli abbracci,&lt;br /&gt;quello rosato dell'alba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;h.5:15, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;dal mio balconcino &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5834343781119099096?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5834343781119099096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5834343781119099096&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5834343781119099096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5834343781119099096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/05/grazie-tutti.html' title='GRAZIE A TUTTI.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7538332318562992001</id><published>2008-05-21T17:06:00.000+02:00</published><updated>2008-05-29T14:33:45.606+02:00</updated><title type='text'>DOTTORE E SCRITTORE!!!</title><content type='html'>Dopo il 110 e lode, mi ritrovo dottore//&lt;br /&gt;e dopo nemmeno un giorno mi ritrovo scrittore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E meno male che non mi spaccio per poeta, visto che - peggio della mia rima - c'è solo il "cuore-amore" delle canzoni di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Sanremo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Fattostà&lt;/span&gt; che i ricordi della Laurea ancora palpitano nel cervello (sotto forma di mal di testa), e già oggi, a poco più di 24 ore, sono costretto a voltare pagina alla notizia che uno dei miei racconti diventerà una pagina vera e propria. Su un libro-antologia.&lt;br /&gt;Il messaggio che dovreste cogliere adesso - poco "&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;subliminale&lt;/span&gt;" e molto "promozionale" - è che il 29 maggio uscirà una raccolta di racconti pubblicata dalla casa editrice Giulio Perrone dal titolo "Tutta mia la città". &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La città&lt;/span&gt; sarà il filo conduttore dell'antologia, e quindi sarà il filobus che vi condurrà a scoprire come molti autori &lt;span style="font-style: italic;"&gt;vivono &lt;/span&gt;la loro città. Il mio racconto si intitola, si intitolava (visto che l'ho scritto mesi fa) e si intitolerà (visto che il libro uscirà tra 8 giorni) "Bricolage": un'agrodolce metafora di come la vita urbana sia in realtà un insieme di "tantissimi pezzi da incastrare". E non sto parlando &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;soltanto&lt;/span&gt; del parcheggio in centro il sabato sera...&lt;br /&gt;Ma prima di passeggiare per Roma con "Bricolage" tocca passeggiare un attimo indietro nel tempo, precisamente a ieri mattina, quando il sottoscritto - condannato a morte per impiccagione da cravatta e ingessato nel vestito gessato - si è recato all'università con 2 copie della tesi nella borsa e 2 ore di sonno nelle borse degli occhi: ultimo della lista della sessione mattutina delle 9:00 e quindi circa decimo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;varcatore&lt;/span&gt; di soglia dell'Aula Conferenze in cui si sarebbero tenute le Lauree Magistrali. Me la sarei potuta prendere più comoda e arrivare più tardi con calma (anche se "calma", il giorno della tua laurea, è una parola grossa), ma se c'è qualcosa che mi ha &lt;span style="font-style: italic;"&gt;veramente&lt;/span&gt; insegnato l'università in cinque anni di ambigua frequentazione è: non fidarti MAI degli orari dell'università.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La pioggia batteva su qualsiasi superficie esterna, mamma batteva qualsiasi record di fotografie al secondo, papà batteva la fiacca sbadigliando a bocca chiusa, i vari fan-club dei laureandi prima di me battevano in ritirata uno &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;dopo l'altro in &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;capannelli&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; circensi di grida, fiori, flash e abbracci, l'orologio batteva le 13:00 ca. al mio ingresso in Aula con tanto di minacciosa mascella &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;" class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;nascondi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-strizza e sguardo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;"entroelidistruggo"&lt;/span&gt; e, infine, amici e parenti alle mie s&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;palle battevano le mani sonorizzando la mia felicità nel momento in cui il presidente della commissione mi "conferiva altresì la lode".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel giro di niente, mentre il cielo placava il suo pianto e mamma iniziava il suo, via a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;cazzeggiare&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;suon&lt;/span&gt; di pose &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Beverly&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Hills&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Dawsons&lt;/span&gt;'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Creek&lt;/span&gt;-The O.C.-visto-uno-visti-tutti, con l'autoscatto di tutte le macchinette digitali nei paraggi. Poi la cravatta è stata giustamente trasferita al piano di sopra a mo' di fascia alla Rambo e una buona fetta del bar della Facoltà è stato invaso dalla comitiva del dottor &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Sacchieri&lt;/span&gt; la quale - come i prati fuori con la pioggia - ha prosciugato 3 prosecchi, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;ingollati&lt;/span&gt; per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;facilitare &lt;/span&gt;l'immissione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;nonsoquanti&lt;/span&gt; stuzzichini stra-unti e quindi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;tutt&lt;/span&gt;'altro che pro&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-secchi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;A &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;suon&lt;/span&gt; di chiacchiericcio impiastricciato da pizzette, i minuti sono passati e nonostante il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;piattume&lt;/span&gt; del cielo, qualcuno si è accorto che il pomeriggio stava facendo la sua quatta comparsa.&lt;br /&gt;Quindi molti tramezzini dopo, la tavolata ha iniziato a sparpagliarsi, ognuno per la sua strada, nonostante la mia strada io - adesso che non c'è nemmeno più "la brillante scusa del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bisogna studiare&lt;/span&gt;" - farò un po' di fatica  a capire quale sarà. E i 3 prosecchi sparati giù, e poi i 2 litri di birra con cui ho continuato (la sera stessa) a brindare facendo tintinnare i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;pubeschi&lt;/span&gt; calici dei miei migliori amici, al momento sono solo una "nuova brillante scusa" per non imboccare alcuna strada, mentre al pub mi imboccavo di manciate di pop &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;corn&lt;/span&gt;.  Ma questa scusa, così come l'alcool di cui è composta, ci metterà veramente poco ad evaporare, e allora lì saranno dolori... altro che mal di testa del post-sbronza.&lt;br /&gt;Ma per qualche giorno me ne voglio stare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;spanzato&lt;/span&gt; a leggere tra le righe della vita, tra le righe della mia "lista di cose da fare dopo la Laurea" (pulire la camera, sistemare la libreria, mandare email di ringraziamento al prof., ecc ecc ecc), a leggere qualche buon libro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e ricordarvi in modo amichevolmente spudorato//&lt;br /&gt;che a breve ci sarà un mio nuovo racconto pubblicato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, meno male che non sono poeta perché Dante Alighieri, più che rivoltarsi nella tomba, me la spaccherebbe in testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/SD6iUveIN2I/AAAAAAAAACI/ats3Quszw9w/s1600-h/IMGP1783.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/SD6iUveIN2I/AAAAAAAAACI/ats3Quszw9w/s320/IMGP1783.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5205776696510789474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7538332318562992001?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7538332318562992001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7538332318562992001&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7538332318562992001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7538332318562992001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/05/dottore-e-scrittore.html' title='DOTTORE E SCRITTORE!!!'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/SD6iUveIN2I/AAAAAAAAACI/ats3Quszw9w/s72-c/IMGP1783.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-6475289933347420704</id><published>2008-05-14T09:49:00.000+02:00</published><updated>2008-05-25T15:52:28.327+02:00</updated><title type='text'>Ho 26 anos, e non sono un colabrodo</title><content type='html'>La battuta del titolo è per palati sopraffini...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina del 13 maggio, della vigilia, l'ho passata a combattere audacemente con Microsoft Word per la bibliografia della mia tesi; mentre il pomeriggio l'ho &lt;span style="font-style: italic;"&gt;triturato &lt;/span&gt;con una sessione domestica di pesi&amp;amp;addominali e poi con gli allenamenti di calcio a 5 ("&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;carcètto&lt;/span&gt;", per gli amici).&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Cos&lt;/span&gt;'è questa, la dimostrazione che sono ancora &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;gg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;iovane&lt;/span&gt; oppure è la luce più intensa che emana la lampadina prima di fulminarsi? Della serie che domattina - ormai 26enne da almeno 9 ore - non riuscirò a scollarmi dal letto, farò uno starnuto e mi partirà la dentiera dalla bocca e ciabatterò per casa biascicando "ah, ai miei tempi"?&lt;br /&gt;Vedremo...&lt;br /&gt;A dovere di cronaca intanto c'è da stilare la classifica degli auguri ricevuti tra le 00:00 e le 00:15...&lt;br /&gt;1° il Santo&lt;br /&gt;2° il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Brò&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;3° Gabbo&lt;br /&gt;4° Cartoline.net, a cui non sapevo nemmeno di essere iscritto...&lt;br /&gt;Cioè, "Cartoline.net"?!?!?!&lt;br /&gt;Dalle 00:15 alle 00:30 non è successo più niente, poi sono arrivati a cascata su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Msn&lt;/span&gt; altri auguri in uno sfarfallino di icone arancioni a intermittenza sul fondo dello schermo.&lt;br /&gt;Ma dalle 00:15 alle 00:30 - insomma dopo Cartoline.net - ho passato un "brutto quarto d'ora"..&lt;br /&gt;Poi a casa si è presentata Lady L e i suoi baci notturni al burro di cacao, e la sua (mia) nuova camicia di compleanno, e tutto ha preso una svolta più soffusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a volte Cartoline.net sa farti sentire veramente solo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-6475289933347420704?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/6475289933347420704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=6475289933347420704&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6475289933347420704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6475289933347420704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/05/ho-26-anos-e-non-sono-un-colabrodo.html' title='Ho 26 anos, e non sono un colabrodo'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5904206654477607510</id><published>2008-04-12T04:22:00.000+02:00</published><updated>2008-04-11T19:39:54.479+02:00</updated><title type='text'>Contraddizioni</title><content type='html'>E' qualcosa che trova la sua espressione più manifesta nella mia quasi-Laurea e nella sua sessione invernale del 19-20-21-22-23... MAGGIO?!&lt;br /&gt;...ma forse graficamente non rende bene l'idea...&lt;br /&gt;"sessione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;IIINVERNAALE&lt;/span&gt; del 19-20-21-22-23... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;MMMMAAAAAGGIOOOOO&lt;/span&gt;?!": adesso immaginatevi che tutte quelle "O" siano pronunciate da una bocca incastrata in una forma altrettanto a "O", mentre due occhi rimangono scoperchiati per la quasi totale interezza dei bulbi (quindi una cosa simile a "O  O") e capirete perché, nonostante nell'avviso online della segreteria di Scienze della Comunicazione di Roma3 ci fosse scritto "Maggio", nella mia testa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rimbombasse&lt;/span&gt; con tutte quelle "O".&lt;br /&gt;A seguire: una sequela di "e io che credevo..."&lt;br /&gt;(...1. che al massimo entro metà aprile avrei passato giornate pigre a lavorare all'uncinetto con i peli del mio ombelico;&lt;br /&gt;2. che avrei dovuto concludere la tesi al massimo per fine marzo;&lt;br /&gt;3. che mi sarei dedicato ad un'invidiabile abbronzatura acchiappando tutti gli sprazzi di primo sole primaverile dal mio balconcino;&lt;br /&gt;4. che avrei ricominciato - stavolta seriamente - a suonare la mia impolverata chitarra, a differenza di tutti i miei altri "stavolta seriamente";&lt;br /&gt;5. che avrei ripreso a leggere e a scrivere tutti i romanzi che mi pareva senza che mi vorticassero in testa sensi di colpa mascherati da fantasmi con tanto di lenzuolo e grida lamentose, pronti a ricordarmi che, al posto dei miei libri preferiti, avrei dovuto "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;leeeeeeggeeeeereeeee&lt;/span&gt; i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;liiiiibri&lt;/span&gt; per la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;teeeeeeesiiiiiii&lt;/span&gt;... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;uuuuuuuh&lt;/span&gt;", e invece di scrivere racconti su qualsiasi superficie più o meno cartacea e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;inchiostrabile&lt;/span&gt;, avrei dovuto "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;scriiiiivereeeeeee&lt;/span&gt; la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;teeeeeeesi&lt;/span&gt;... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;uuuuuuuh&lt;/span&gt;").&lt;br /&gt;E' stato proprio dopo tutta questa sequela di "e io che credevo", appunto, che mi sono accorto dell'assurdità (o della comicità, visto che raccontandolo agli altri li ho fatti ridere e basta) di una sessione INVERNALE a fine MAGGIO. Effetti collaterali: tutta una serie di altre mini-contraddizioni, tra cui:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- tesi bloccata a metà dell'ULTIMO capitolo, con giustificazioni morali come "visto che c'è tempo" a fare da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Acchiappafantasmi&lt;/span&gt; ai miei sensi di colpa;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- altri libri da leggere affibbiati dal prof-relatore per approfondire determinati argomenti prima di concludere visto che c'è tempo ("che fa, prof., mi frega le giustificazioni morali?");&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- voglia, stramaledetta voglia di scrivere il mio romanzo, per poi provarci e rimanere bloccato dopo due righe e centinaia di battiti di cursore lampeggiante di Microsoft Word, con la testa incoronata dal fluttuare dei "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;deeeeevi&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;scriiiiivereeeee&lt;/span&gt; la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;teeeeeesiiiii&lt;/span&gt;...";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- sessioni di chitarra che sono più che altro strimpellate incazzate (non tanto perché io mi metta a fare pezzi metal con un'acustica, ma soprattutto perché qualsiasi cosa suoni mi viene male, con le dita che sembra siano attaccate ad una mano non mia, per quanto si fanno gli affaracci loro sulle corde;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- vogliamo parlare della vita sociale? Ogni proposta serale è accompagnata dal sapore agrodolce del fatto che più tardi tornerai a casa meno dormirai o, in alternativa, meno studierai perché più tardi riuscirai a scrostarti dal letto... "tu, che per riuscire ad importi un ritmo decente di studio ci metti non settimane ma &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;ère&lt;/span&gt; geologiche";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- le riserve monetarie che inesorabilmente si consumano - ultimamente con la spietata lentezza di un chirurgo sadico - ma che ti lasciano consapevole del fatto che, non avendo testa&amp;amp;tempo per lavorare, dovrai allungare mani elemosinanti verso la "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;màmi&lt;/span&gt;"o il "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;pàpi&lt;/span&gt;" battendo cassa (a 25 quasi-26 anni: &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;autostima&lt;/span&gt; sotto le suole di scarpe che hanno appena calpestato una merda di cane con disturbi gastro-intestinali);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- e perché non sfogarci con lo sport? Con una pubalgia che si è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;autoinvitata&lt;/span&gt; a cena nel mio inguine sinistro e che si attarda sulla soglia invece di andarsene per somma gioia del padrone di casa, e una distorsione alla caviglia destra tanto per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bilanciare &lt;/span&gt;la sfiga, l'unico sfogo che mi permette lo sport attualmente è quello in questo post: lo sfogo di dire di non potermi sfogare con lo sport. Ultimamente come metto piede in campo, sento un freno a mano che mi blocca... ma "freno a mano" non inteso come "metafora", bensì come sbarra solida che mi trapassa dolorosamente tanto l'inguine sinistro quanto la caviglia destra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, non sono ancora nella fase &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;darkeggiante&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; che potrebbe portarmi a convincermi di cose come "la vita è un bozzolo spinoso di dolori per il corpo e l'anima e ogni parvenza di gioia è nient'altro che un'illusione destinata ad illuderti e poi a scomparire lasciandoti ancora più martoriato", ma si potrebbe anche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;azzardare &lt;/span&gt;a dire che, sì, insomma, forse, magari, perché no, sarebbe gradito - ma senza pretese, eh! - che qualora le &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cose &lt;/span&gt;sembrino indicare una direzione, di queste  almeno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;alcune &lt;/span&gt;potrebbero, se seguite, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;condurtici&lt;/span&gt; senza smentirsi?&lt;br /&gt;No, eh?&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Vabbé&lt;/span&gt;... uno a domandare ci prova sempre, poi magari ti rispondono negativamente.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Poi magari ti RISPONDONO negativamente.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Poi magari ti RISPONDONO...&lt;br /&gt;No, eh?&lt;br /&gt;Appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rimanere in tema di contraddizioni, la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;soundtrack&lt;/span&gt; di questo post è stata la musica dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Puya&lt;/span&gt;, band scoperta per caso su "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;RadioRock&lt;/span&gt;" ma che potrebbe trovarsi benissimo anche "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;RadioMambo&lt;/span&gt;" - forse non a caso qui a Roma sui 106.60 la prima e sui 106.80 la seconda - visto che è un gruppo pseudo metal il quale, spesso anche nello stesso pezzo, alterna pezzi metallari pesanti a ritmi latino-americani da balli di gruppo.  Più contraddizione di questa?!&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=x0Xebd0o_aQ"&gt;Provare&lt;/a&gt; per credere o, almeno, per non essere (ancora) contraddetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5904206654477607510?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5904206654477607510/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5904206654477607510&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5904206654477607510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5904206654477607510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/04/contraddizioni.html' title='Contraddizioni'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-6772743656781259515</id><published>2008-04-01T01:15:00.000+02:00</published><updated>2008-03-31T16:41:07.782+02:00</updated><title type='text'>Il dramma dello scrittore emergente</title><content type='html'>Se sei uno scrittore, allora tutta la gente intorno a te:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- pensa che tu abbia letto tutti i libri del mondo e conosca a memoria titoli, nomi degli autori e correnti letterarie dal medioevo a oggi (con sporadici riferimenti anche al mondo greco e latino, spesso dimostrando magnanimità di fronte a tue eventuali lacune relative alla cultura assiro-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;babilonese&lt;/span&gt; ed egiziana);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- ritiene che tu conosca alla &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;perfezione&lt;/span&gt; i significati di tutte le parole della lingua italiana, compresi neologismi, anglicismi e parole ormai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;estinte&lt;/span&gt;;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- se dici qualcosa che abbia almeno un minimo di sensatezza, lo ricollega &lt;span style="font-style: italic;"&gt;necessariamente &lt;/span&gt;al fatto che scrivi e ti propina il solito, cantilenante "Si vede che sei scrittore...";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- è sempre pronta a darti consigli su una nuova storia da scrivere, esordendo con la domanda "&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Perché&lt;/span&gt; non scrivi una storia su...?";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- è convinta che qualsiasi cosa tu scriva debba necessariamente essere una vicenda autobiografica (forse è per questa tortura psicologica che alcuni scrittori si rifugiano nel &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;fantasy&lt;/span&gt;?);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- dando per &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;acquisiti&lt;/span&gt; i due punti precedenti, ti chiede in &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;continuazione&lt;/span&gt; di scrivere una storia che la riguardi, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;restringendo&lt;/span&gt; il campo delle opzioni della precedente domanda ("Perché non scrivi una storia su...?") al molto più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;interessato&lt;/span&gt; (anche se spesso per niente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;interessante&lt;/span&gt;) "Perché non scrivi una storia su di me?";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- se per caso sbagli a pronunciare e/o scrivere una parola, è pronta a giustiziarti seduta stante (o, almeno, a prenderti per il culo per mesi) "...perché &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fai &lt;/span&gt;lo scrittore e non sai che...";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- se per caso ti azzardi a scrivere e/o &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;pronunciare&lt;/span&gt; una parola un attimo più sofisticata, è pronta a  prenderti per il culo per settimane senza giustiziarti (dimostrando quindi clemenza maggiore), "...perché &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;vabbè&lt;/span&gt; che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sei &lt;/span&gt;scrittore, ma...";&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- partendo dalla semplicistica riduzione "lo scrittore pubblica libri" (trascurando il fatto che, come anche la parola &lt;span style="font-style: italic;"&gt;suggerisce, &lt;/span&gt;"lo scrittore scrive" e l'editore pubblica), ti domanda tra l'interessato e lo spazientito "Quando esce il tuo nuovo romanzo?", ignara del fatto che magari di romanzi ne hai pronti altri dieci, ma senza un editore disposto a pubblicarteli;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- se ti pubblicano un romanzo prima dei 25 anni, ti ritiene uno scrittore &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;gg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;iovane&lt;/span&gt; che parla solo dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;gg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;iovani&lt;/span&gt; e per i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;gg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;iovani&lt;/span&gt; e lo fa utilizzando un gergo esageratamente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;gg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;iovane&lt;/span&gt;;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- appena apprende che ti hanno pubblicato un  romanzo d'esordio,  si informa entusiasta chiedendoti di cosa parli e quale sia il titolo, e giura su ciò che ha di più caro al mondo che lo leggerà al più presto, per poi dimenticarsene totalmente per il resto della sua vita;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- appena apprende che ti hanno pubblicato un romanzo d'esordio, ti contatta esclusivamente per sapere il nome della casa editrice che te l'ha pubblicato (lasciando implicitamente trasparire che "se l'hanno pubblicato a te, allora perché non dovrebbero pubblicarlo anche a me?");&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- appena apprende che ti hanno pubblicato un romanzo d'esordio, passa i successivi cinque-dieci secondi a tentare di capire se la stai prendendo per il culo;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- appena apprende che ti hanno pubblicato un romanzo d'esordio, si schifa nel constatare che hanno pubblicato un romanzo d'esordio ad una persona che scrive così tante volte "culo" in poche righe di post.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A conti fatti, quindi, è una fortuna che io non sia uno scrittore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-6772743656781259515?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/6772743656781259515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=6772743656781259515&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6772743656781259515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6772743656781259515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/03/il-dramma-dello-scrittore-emergente.html' title='Il dramma dello scrittore emergente'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-6762895127942707506</id><published>2008-03-28T01:30:00.000+01:00</published><updated>2008-03-27T17:39:01.710+01:00</updated><title type='text'>Stampa Rassegnata (numero 1, forse)</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;- Non so se sarà un quotidiano, un settimanale, un quindicinale, un mensile, un annuale o un unico numero. Non so nemmeno "cosa" esattamente sarà: se una scusa per auto-costringermi a tenermi più informato, un modo per rendervi partecipi di qualche &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;notiziuola&lt;/span&gt; che forse vi è sfuggita o magari solo commenti ad alta voce per sdrammatizzare su fatti che, in realtà, tenderebbero a lasciare senza parole. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;- E allora come fai a commentarli "ad alta voce senza parole?".&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;- Appunto, proprio per il fatto che certi avvenimenti mi lasciano ammutolito e mi fanno cascare le braccia, a volte potrebbe capitare che le braccia mi cadano proprio sulla tastiera del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;pc&lt;/span&gt;, riportando alla luce le parole taglienti come lama.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;- Eh, già, ma il Lama sputa...&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;- E io sputerò inchiostro sulle pagine.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;- Ah, ho capito... allora sarai un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;caLAMAro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;- Preferisco un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;caLAMAio&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;- Fai come vuoi, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Mr&lt;/span&gt;. inchiostro: lo schermo del computer è tuo, ma poi non venire a fare il pessimista dicendo che vedi tutto "nero".&lt;br /&gt;- Forse è meglio farla finita ed iniziare.&lt;br /&gt;- Vuoi finire o iniziare?&lt;br /&gt;- Di questo passo non solo non so "cosa" sarà, ma non so nemmeno "se" sarà...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;CRONACA&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;"&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/mozzarelle-diossina/tokyo-sospende-import/tokyo-sospende-import.html"&gt;Bufala, Tokyo sospende l'import: diossina oltre i limiti in 25 caseifici&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;  &lt;/a&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;br /&gt;I risultati delle analisi subito trasmesse all'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Ue&lt;/span&gt;: "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Sforamenti&lt;/span&gt; minimi"&lt;br /&gt;Anche Mosca avvia attenti controlli sui prodotti caseari provenienti dalla Campania&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;. "&lt;br /&gt;Dopo la Corea anche il Giappone frena: "Servono informazioni accurate"&lt;br /&gt;Il ministero della Salute rende noto l'esito dei controlli: "Sequestrati 83 allevamenti"&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;E &lt;span style="font-style: italic;"&gt;va be', un po' di comprensione... in fondo sono anni che in Italia acquistiamo roba taroccata "made in China", "made in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Japan&lt;/span&gt;" e "made in Corea", e per una volta che siamo noi a rifilare a loro una bufala fanno tutto 'sto casino?!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ESTERI&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_26/bush_tibet_25285390-fb63-11dc-be4d-00144f486ba6.shtml"&gt;"Preoccupato per le violenze in Tibet"&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Telefonata di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Bush&lt;/span&gt; al presidente cinese &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Hu&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Jintao&lt;/span&gt;: gli Stati Uniti sono preoccupati&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Di cosa? Che non li chiamino a partecipare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;SPORT&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/sport/calcio/nazionale/spagna-italia/partita/partita.html"&gt;Magia di Villa, la Spagna batte l'Italia&lt;br /&gt;Donadoni: "Sconfitta non meritata"&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Dopo sei vittorie consecutive, gli azzurri escono sconfitti dall'amichevole di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Elche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da segnalare un gol annullato a Toni e una traversa di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Camoranesi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;o:p style="font-style: italic;"&gt;A Mister fai entra' &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Baggio&lt;/span&gt;!!!&lt;br /&gt;Non c'entra niente, lo so, ma era dal '94 che me lo tenevo dentro... &lt;/o:p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;  &lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCIENZE E CULTURA&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/scienza_e_tecnologia/scimpanze-parlano/scimpanze-parlano/scimpanze-parlano.html"&gt;Ha una parte di cervello differente&lt;br /&gt;ecco perché lo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;scimpanzè&lt;/span&gt; non parla&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;Secondo gli scienziati dell'Università di Atlanta sarebbe la differenza&lt;br /&gt;di un fascio nervoso a far sì che i nostri "cugini" si esprimano solo con grida.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Meglio così, credo. Tanto se lo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;scimpanzè&lt;/span&gt; avesse saputo parlare, cosa pensate avrebbe detto: "Il vostro gol era in fuorigioco... Io quella me la farei... Meno tasse per tutti... I-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;ta&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;lia&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;UUUnooo&lt;/span&gt;!"&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-6762895127942707506?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/6762895127942707506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=6762895127942707506&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6762895127942707506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6762895127942707506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/03/stampa-rassegnata-numero-1-forse.html' title='Stampa Rassegnata (numero 1, forse)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4313582945016273677</id><published>2008-03-11T19:49:00.000+01:00</published><updated>2008-03-11T13:20:03.437+01:00</updated><title type='text'>Block notes (stonates) pag.3</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/R9ZjpBCEUqI/AAAAAAAAACA/zr1-5zE0PSY/s1600-h/scrivania.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 144px; height: 143px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/R9ZjpBCEUqI/AAAAAAAAACA/zr1-5zE0PSY/s400/scrivania.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176434378011857570" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;"Lasciare una traccia" e "cercare il mio posto nel mondo" - che siano la stessa cosa o due esigenze simili - hanno sempre caratterizzato anche me dall'adolescenza, disorientandola, spesso caricandola di attese - poi disilluse - quindi rovinandola.&lt;br /&gt;Ma quello che mi chiedo io è: esiste veramente questo "grande traguardo" oltre il quale ci sentiremo appagati, a posto con noi stessi, sazi?&lt;br /&gt;Forse la questione non è la ricerca di un luogo fisico e/o metaforico-spirituale da raggiungere (la cui presenza "appena &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;percepile&lt;/span&gt; da un certo punto della nostra vita, è comparsa e ci ha ossessionato). Forse questo traguardo, questo "incastro definitivo" non esiste.&lt;br /&gt;E il dubbio mi viene pensando ad una cosa: noi, da quando si è fatta viva questa "esigenza", fino adesso (11 marzo 2008, h.11:41), siamo sempre gli stessi? Noi-adolescenti siamo le stesse persone di noi-qui-e-ora?&lt;br /&gt;Forse, sì, forse no. Non lo so esattamente, ma se ci penso bene, forse l'unica cosa che accomuna il me-adesso al me-adolescente (e di conseguenza tutti gli altri me-in mezzo a quei due) è "soltanto" l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;esigenza&lt;/span&gt; di raggiungere quel "traguardo".&lt;br /&gt;Cioè, il "trovare un posto nel mondo" è stato il filo conduttore di tutta una serie di "me" diversi l'uno dall'altro. Per questo, vado ancora più a fondo e mi chiedo: il "me" di adesso cerca DAVVERO lo stesso "traguardo" del me-adolescente??&lt;br /&gt;Sinceramente non credo: a rimanere intatta è "l'esigenza" come bisogno a cui dare sempre la caccia, ma il contenuto di quest'esigenza, la sua essenza, non è più la stessa.&lt;br /&gt;E se raggiungessi il traguardo di me-25enne a 36 anni, sarei quindi sazio, appagato?&lt;br /&gt;Ma soprattutto: ME NE ACCORGEREI o sarei già "proteso" verso un traguardo diverso? Un (nuovo) traguardo senza il quale non mi sento sazio (come quando non ero sazio da adolescente), ma che nei suoi contenuti alla fine risulterebbe totalmente differente...&lt;br /&gt;Forse le cose stanno in modo tutto diverso: forse dovremmo capire che ci sono tanti "mini-traguardi" nella vita, ma probabilmente ci auto-rendiamo ciechi nell'ossessiva ricerca di un "traguardo definitivo", raggiunto il quale i cambiamenti dentro di noi saranno - crediamo -&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;talmente forti e stravolgenti da farci sentire improvvisamente "diversi" da ciò che eravamo prima.&lt;br /&gt;Da farci sentire "arrivati".&lt;br /&gt;Io non sono la stessa persona di quando avevo 16 anni, cioè lo sono, ma tutto in me è più "amplificato" dall'esperienza, dall'introspezione a cui di volta in volta le nuove esperienze mi hanno "costretto". E quindi nemmeno le mie "esigenze" possono essere per forza le stesse. Magari cerco un posto nel mondo che è totalmente diverso rispetto a quello che avrei voluto occupare 10 anni fa.&lt;br /&gt;Solo la "voglia di ricerca" è rimasta uguale. Ma mi chiedo: questa mai domata voglia di ricerca verso il "traguardo finale e definitivo", quanti mini-traguardi c'ha fatto passare inosservati sotto il naso?&lt;br /&gt;Forse dovremmo imparare ad imporci una vita scandita più a "breve termine", perché se poi alla fine il nostro "posto nel mondo" non fosse così comodo (qualora riuscissimo a trovarlo) come speravamo, ci rimarrebbe solo il ricordo di tutti quei "posti nel mondo" che abbiamo sorpassato senza mai occuparli veramente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4313582945016273677?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4313582945016273677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4313582945016273677&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4313582945016273677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4313582945016273677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/03/block-notes-stonates-pag3.html' title='Block notes (stonates) pag.3'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/R9ZjpBCEUqI/AAAAAAAAACA/zr1-5zE0PSY/s72-c/scrivania.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5972015115212151328</id><published>2008-03-04T00:02:00.000+01:00</published><updated>2008-03-03T22:26:25.784+01:00</updated><title type='text'>Web e caffeìììna... zàm zàm! (racconto)</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 4.9pt; line-height: 12pt;"&gt;Sono le 5:30 più silenziose del mondo, quando dal cellulare parte la sveglia. È una melodia dolce come una sirena, ed è allarmante come una sirena. C’è anche la vibrazione e il mio cellulare, dopo aver camminato sulla mensola sopra il letto, si tuffa in agguato sul mio collo: è una specie di topo-vampiro affamato con lo stomaco che brontola (vibra). Mi alzo e so che ho gli occhi appannati, anche se è ancora tutto nero. Con la mano destra tiro su la serranda, con la sinistra premo &lt;i style=""&gt;on&lt;/i&gt; sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;pc&lt;/span&gt;. Accendo lui prima del mio cervello. Fuori il cielo è sbiadito come la mia felpa preferita dopo che me la sono lavata da solo. Sul desktop gli omini-logo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Messenger&lt;/span&gt; iniziano il loro girotondo di connessione. Da quando Laura è partita per gli Stati Uniti noi, per rimanere Uniti, abbiamo un orario per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;chattare&lt;/span&gt;. Qui sono le 6:00, lì è mezzanotte: siamo entrambi assonnati e questo ci rende più vicini. Da quando Laura è partita per gli Stati Uniti, il mio cellulare mi fa gli agguati con un paio d’ore d’anticipo. In più, la mia &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;tazz&lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;ina&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; di caffè si è trasformata in una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;tazz&lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;a&lt;/i&gt; di caffè. Nei rapporti a distanza, in un modo o nell’altro, bisogna &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;i style=""&gt;crescere&lt;/i&gt;. E soprattutto rimanere svegli. Laura mi riassume la sua giornata, io la mia. Per me è un po’ più difficile: ho quattro ore di sonno (&lt;i style=""&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;amopre&lt;/span&gt;!1! &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;coems&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;tai&lt;/span&gt;? Mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;manxchi&lt;/span&gt;!&lt;/i&gt; ). Dopo aver ricevuto dagli USA un bombardamento di baci a colpi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;emoticons&lt;/span&gt;, io auguro a Laura la buonanotte, e lei mi augura il buongiorno. Ho ancora dieci minuti (e due dita di caffè nella tazza) prima di dovermi preparare. &lt;i style=""&gt;Sfoglio &lt;/i&gt;Repubblica.&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;it&lt;/span&gt; e torturo &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Wiki(&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;pedia&lt;/span&gt;) con i miei dubbi geo-politici. Alle 8:00 il momento di muoversi si fa ancora più drammatico per via dell’ultimo sorso di caffè: è freddo, quindi &lt;i style=""&gt;inutile&lt;/i&gt;. In corridoio incontro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Fab&lt;/span&gt;, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;brother&lt;/span&gt;, anche lui sveglio e anche lui con una tazza di caffè bollente: sbuffa verso la sua stanza come una locomotiva. Ha una giacca gessata scura, una camicia celeste, una cravatta rosa e un paio di boxer dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Simpson&lt;/span&gt;. Verrebbe da chiedergli “Che ci fai in boxer?”, ma io che lo conosco gli chiedo:&lt;br /&gt;“Che ci fai in giacca e cravatta?”&lt;br /&gt;“Alle 9:30 mi connetto dal &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;pc&lt;/span&gt; della mia camera, ho una video-conferenza con un’agenzia informatica di Londra, quindi sono &lt;i style=""&gt;costretto&lt;/i&gt; a vestirmi elegante.”&lt;br /&gt;“E i pantaloni?”&lt;br /&gt;“Se ho freddo mi metto quelli del pigiama. È una video-conferenza, mica una sfilata.”&lt;br /&gt;Uno a zero per lui. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Fab&lt;/span&gt; scompare lasciandomi a respirare quel suo mix di caffè e deodorante che mi intossica all’istante.&lt;br /&gt;“E il deodorante a che serve se è una video-conferenza? Oppure pensi che la tua puzza arrivi fino a Londra?”.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 4.9pt; line-height: 12pt;"&gt;Uno pari. Mi faccio la doccia e mi vesto. Esco e mi rifaccio la doccia: piove. Arrivo all’agenzia pubblicitaria, saluto creativi&amp;amp;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;directors&lt;/span&gt; e loro ricambiano salutando gli schermi dei loro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;pc&lt;/span&gt;: mano reattiva sui mouse a sparare proiettili che invece di &lt;i style=""&gt;bang!&lt;/i&gt; fanno &lt;i style=""&gt;click!&lt;/i&gt;. Tra disegni e design, la macchina del caffè è lì che mi aspetta in fondo al corridoio come un miraggio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;high&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;tech&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Tasto1: &lt;i style=""&gt;caffè&lt;/i&gt;, tasto2: &lt;i style=""&gt;cappuccino&lt;/i&gt;, tasto3 &lt;i style=""&gt;cioccolato&lt;/i&gt;. Ma le etichette mentono, i sapori no. Tasto1: &lt;i style=""&gt;acqua di pozzo&lt;/i&gt;, tasto2: &lt;i style=""&gt;acqua e fango&lt;/i&gt;. Del tasto3 preferisco non parlare.&lt;br /&gt;Rita e Barbara, in stanza, iniziano a mandarsi email da un metro di distanza. Il 70% delle telefonate proviene dalle stanze accanto. Penso a me e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Fab&lt;/span&gt; che, camere da letto adiacenti a casa, comunichiamo con una specie di codice Morse fatto di cazzotti sul muro.&lt;br /&gt;L’acqua di pozzo è passata dal bicchierino allo stomaco, e l’acqua piovana dai vestiti alle ossa. Ho un brivido. Poi un altro, solo che questo arriva dal &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;vibracall&lt;/span&gt; del mio cellulare: SMS (Senza Molto Senso) di mia madre: “&lt;i style=""&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Topni&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;caqa&lt;/span&gt; a&lt;span style=""&gt;   &lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;pranxo&lt;/span&gt;?”&lt;/i&gt; “&lt;i style=""&gt;No.Partita d calcetto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;cn&lt;/span&gt; amici”&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Non ho una partita di calcetto con gli amici. Non ancora, almeno. Apro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;Msn&lt;/span&gt; e, in breve, tutti sono convocati. Subito dopo, SMS a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;Fab&lt;/span&gt;: “&lt;i style=""&gt;Mi porti gli scarpini &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;cn&lt;/span&gt; la maglia blu della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;Naike&lt;/span&gt;?”. &lt;/i&gt;E scrivo “N&lt;i style=""&gt;a&lt;/i&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;ike&lt;/span&gt;” proprio perché è della bancarella, pagata la metà (della metà).&lt;br /&gt;Ora sono di nuovo in metro, destinazione campo. Il vagone e la gente oscillano, e ogni tanto parte una suoneria di cellulare: la persona di turno si fruga addosso come se le avessero tirato una secchiata di pulci, poi estrae un cellulare grosso quanto una pulce e risponde. Prima, come partiva una suoneria, partiva anche il ballo di gruppo in cui tutti si dimenavano alla ricerca del proprio cellulare. Adesso le suonerie scaricate dal Web sono personalizzate e i balli di gruppo sono tornati una prerogativa da villaggio-vacanze. In più le melodie sono così alte che gli extracomunitari che suonano nei vagoni si sono dovuti attrezzare: oltre agli strumenti, ora si portano dietro carrelli per trasportare gli amplificatori. Ho ancora in bocca il sapore dell’ultimo caffè post-panino. Sto andando a giocare a pallone con i miei amici e sono felice. Laura mi manca, ma so che &lt;i style=""&gt;c’è&lt;/i&gt;. E sono felice. Chissà stanotte, quando alle 3:00 ancora non riuscirò a dormire per colpa dei caffè (e il mio cellulare mi farà comunque il suo agguato alle 5:30) se sarò ancora felice.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5972015115212151328?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5972015115212151328/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5972015115212151328&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5972015115212151328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5972015115212151328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/03/web-e-caffena-zm-zm.html' title='Web e caffeìììna... zàm zàm! (racconto)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-3493730015121630157</id><published>2008-02-27T02:50:00.000+01:00</published><updated>2008-02-26T18:07:42.725+01:00</updated><title type='text'>Bianco, nero e zebrato.</title><content type='html'>No. Non sono andato in letargo, per quanti di voi se lo stiano chiedendo.&lt;br /&gt;(Quanti di voi se lo sono chiesti? Nessuno? Perfetto.)&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Cos&lt;/span&gt;'è dunque successo da quel gioioso 24 dicembre, data dell'ultimo post prima di questo?&lt;br /&gt;Qualcuno sta per partire; qualcuno è partito ma tanto si sa che prima o poi torna; qualcuno è partito, e non torna più.&lt;br /&gt;Senza stare a specificare la metafora, io sono rimasto a casa.&lt;br /&gt;Ho iniziato a scrivere la tesi sperando di riempire più fogli &lt;span style="font-style: italic;" class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;bianchi&lt;/span&gt; possibile di Word; la mia &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;architettaA sta&lt;/span&gt; facendo notti in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bianco&lt;/span&gt; su progetti da &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;consegnare&lt;/span&gt; ai suoi prof.; io non riesco a vederla e sto andando ormai in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bianco&lt;/span&gt; da parecchie settimane; per via della mia sessione di laurea ad aprile non me ne  vado in settimana &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bianca&lt;/span&gt; con gli amici più o meno sciatori e "snouBoadder". Se ci si aggiunge che l'ultimo messaggio di questo blog risale al &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bianco&lt;/span&gt; natale, direi che è un periodo abbastanza NERO.&lt;br /&gt;(E non ho menzionato - solo perché non riuscivo a trovare giochi di parole con "bianco" - 1. il dolore all'adduttore sinistro che mi tiene incatenato alla tribuna e/o alla panchina e/o nelle occasioni "migliori" al campo per brevi minuti e pessime prestazioni calcistiche;  2. un po' di tensione sparsa tra me e gli amici e tra me e la lady L. per via dello stress da studio - il tutto, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;facile&lt;/span&gt; da affrontare come camminare a piedi nudi sui carboni ardenti cosparsi di vetri attraversati da cavi scoperti dell'alta tensione, con qualcuno che provvede a tirarti il sale sui piedi, frustate sulle caviglie, con dei televisori giganti che trasmettono a tutto volume puntate di "Uomini e donne nella casa del Grande Fratello"... e con questo spero di non aver suggerito "malsane" idee a qualche produttore televisivo; 3. qualche altro-sempre-ben-accetto "ritenta sarai più fortunato" proveniente da qualche casa editrice a cui hai mandato il tuo ultimo romanzo, oppure dai giudici del concorso a cui hai fatto partecipare i tuoi ultimi racconti. Della serie "ti piace scrivere? allora continua a scrivere la tesi, che è meglio!").&lt;br /&gt;Insomma, periodo NERO. E va bene che c'è gente che dice che il nero sta bene su tutto... e va bene che basta sfogliare qualche quotidiano per sbiadire il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mio&lt;/span&gt; nero in un grigio, se non addirittura in un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;beije&lt;/span&gt;... e va bene che molto probabilmente "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;beije&lt;/span&gt;" non si scrive così, ma qui tocca fare un bello sforzo cognitivo per racimolare qualche punto a mio favore.&lt;br /&gt;Premessa: se prossimamente non mi dimostrerò parsimonioso con parole tipo "cognitivo", "mente", "psicologia", "evoluzione", "innatismo" e via dicendo, dipende tutto dalla full-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;immersion&lt;/span&gt; nella tesi (il cui &lt;span style="font-style: italic;"&gt;banale&lt;/span&gt; argomento, che per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;facilitarmi&lt;/span&gt; ancora di più la situazione sono andato io a proporre al prof., riguarda "L'evoluzione dei meccanismi psicologici della mente sociale dell'uomo").&lt;br /&gt;Ok, ammetto che con questo mi sono dato da solo un cazzotto in faccia - facendomi, per rimanere in tema, un metaforico occhio "nero", ma diciamo che, nonostante le mie giornate siano ormai tutte uguali - scandite tra il metodico e il robotico - ho scoperto che l'argomento mi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;intrippa&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;e quindi ci sto provando gusto a leggerne e a scriverne.&lt;br /&gt;Certo, facendo due calcoli il tempo stringe (aprile-discussione! aprile-discussione! aprile-discussione!)  le 85 pagine di tesi iniziano ad ingarbugliarmi gli occhi, le dita sulla tastiera e  le mie "rappresentazioni mentali" nella testa (vi avevo avvertito...), e quindi inizio a sentirmi il mio stesso fiato sul collo. E badate bene che a "sentire il proprio fiato sul collo" ci riusciamo solo io e un contorsionista del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Circ&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;du&lt;/span&gt; Soleil.&lt;br /&gt;Per tirare avanti, serve quindi urgentemente una corposa lista di aspetti positivi, pasticche sbiancanti sia per il periodo nero, sia per i denti... vista la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pesantezza&lt;/span&gt; del mio fiato sul collo.&lt;br /&gt;Elenchiamo, quindi.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;"Elenchiamo", ho detto!&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Elenchiamo partendo anche dalle cavolate, ma per favore, iniziamo ad elencare qualcosa di positivo!&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;1. ho ricominciato a scrivere sul blog (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;questa te la passo solo &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;perché&lt;/span&gt; sei disperato e come inizio va bene&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;2. sono riuscito ad organizzare qualche serata &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;old&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;style&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;con amici più o meno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;old&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;generica, ma siamo sulla buona strada&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;3. la mia ragazza sta per finire gli esami e avremo un po' più di tempo per vederci (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ok, ma non fare previsioni, perché in situazioni critiche ci si attacca anche alla scaramanzia&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;4. il mio professore-relatore ha detto che i primi due capitoli della tesi vanno bene (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ma li avrà letti davvero?! Ok, scusa mi è scappata... pensiamo positivo: li ha letti davvero e vanno bene davvero&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;5. l'Oasi di Pace, la mia squadra di calcio a 5 di serie D, ha vinto qualche bella partita rosicchiando qualche posto in classifica (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;sì, ma l'ha fatto senza che tu praticamente le giocassi, quelle partite: da quando sei effettivamente tornato in campo hai raffazzonato: una sconfitta, un pareggio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;last&lt;/span&gt;-minute con tua pessima prestazione, un nuovo dolore all'inguine... E questa non "mi è scappata", quindi te lo passo come "aspetto positivo" per spirito di squadra, ma cambia subito argomento&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;6. ho assunto nuovamente un regime alimentare da essere umano senza più alternare periodi da rinoceronte (sia comportamento a tavola, sia come &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;quantità&lt;/span&gt; di pasto) a periodi da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;pupazzetta&lt;/span&gt; della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;tv&lt;/span&gt; ("una foglia di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;insalata&lt;/span&gt; condita con tanto amore per i mio lavoro e un calendario di nudo-artistico"), e quindi si sta svegliando dal letargo anche &lt;a href="http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/02/robi-vs-taddeo-un-post-grande-per-le.html"&gt;Taddeo&lt;/a&gt; (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;contento per te, ma se non vuoi che arrivi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Jonathan&lt;/span&gt; del Grande Fratello 7 a darti lamentosi consigli di moda, vai oltre&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;7. anche se molto raramente, ogni tanto aggiungo qualche &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;capitoletto&lt;/span&gt; al romanzo che sto accudendo sul desktop del mio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;pc&lt;/span&gt;, e mi diverto parecchio a scriverlo (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;buono, sento che ci siamo rimessi in carreggiata, ma non rovinare tutto con il prossimo "aspetto positivo"&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;8. sono le 17:30, e fuori c'è ancora tanta luce (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ecco appunto...&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;9. Babbo Natale mi ha portato tutti i libri che gli avevo chiesto (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;stiamo proprio &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;raschiando&lt;/span&gt; il fondo, eh!? Facciamo che al "10" ci fermiamo?&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;10. il prossimo post sul blog lo metterò online tra pochissimi giorni e sarà il mio racconto finalista che non ha vinto il concorso "Premio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Grinzane&lt;/span&gt;: &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Webmania&lt;/span&gt;" (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;potevamo  arrivare a "9").&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Sono d'accordo, qui si tende al grigio scuro: vado a dare una letta a qualche quotidiano online.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-3493730015121630157?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/3493730015121630157/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=3493730015121630157&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3493730015121630157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3493730015121630157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2008/02/bianco-nero-e-zebrato.html' title='Bianco, nero e zebrato.'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-1825048306221517634</id><published>2007-12-25T04:20:00.000+01:00</published><updated>2007-12-26T12:58:18.866+01:00</updated><title type='text'>Auguri</title><content type='html'>Auguri alla mia famiglia.&lt;br /&gt;Auguri alla mia ragazza, e alla sua famiglia.&lt;br /&gt;Auguri ai miei amici, e alle loro famiglie.&lt;br /&gt;Auguri a chi adesso è ancora in giro a cercare i regali di Natale.&lt;br /&gt;Auguri a quelli che ieri sera erano insieme a me con quasi zero gradi a giocarsi l'ennesima partita di calcetto.&lt;br /&gt;Auguri a tutti quelli che si vestono da Babbo Natale.&lt;br /&gt;Auguri a Babbo Natale, quello vero, e auguri a tutti quelli che ci credono ancora.&lt;br /&gt;Auguri a quelli che fanno gli auguri con una telefonata, con un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;sms&lt;/span&gt;, con un'e-mail o con il loro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;nickname&lt;/span&gt; su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;msn&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Auguri a quelli che amano e vogliono bene, ma anche auguri a chi odia e invidia. Così, per dare il buon esempio.&lt;br /&gt;Auguri a quelli che sono lontani e vorrebbero essere vicini, e auguri a quelli che sono vicini e si sentono lontani.&lt;br /&gt;Auguri a quelli che hanno il ruscello con l'acqua vera sul presepe, ma anche a quelli che quest'anno hanno fatto solo l'albero.&lt;br /&gt;Auguri alla mia tesi, che prima o poi verrà scritta.&lt;br /&gt;Auguri a chi è da settembre che sa cosa farà a Capodanno, e auguri a chi ancora risponde "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Bhò&lt;/span&gt;".&lt;br /&gt;Auguri a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Bruce&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Springsteen&lt;/span&gt; che sta suonando nel mio stereo, ma auguri anche a tutti quelli che hanno a casa uno strumento musicale e ancora non hanno imparato a suonarlo.&lt;br /&gt;Auguri a chi stanotte condividerà il proprio tetto con qualcun altro, e auguri a chi un tetto proprio non ce l'ha.&lt;br /&gt;Auguri a chi dice "dal primo gennaio mi metto a dieta", ma soprattutto auguri a chi è già a dieta.&lt;br /&gt;Auguri a chi non festeggia il Natale, perché gli valga per la prima festività utile da celebrare.&lt;br /&gt;Auguri a chi passerà il primo Natale della sua vita, e auguri a chi passerà l'ultimo Natale della sua vita.&lt;br /&gt;Auguri a chi sente i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;campanellini&lt;/span&gt; tintinnare, e auguri a chi i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;campanellini&lt;/span&gt; li fa tintinnare.&lt;br /&gt;Auguri alle donne che in questi giorni hanno fatto della propria cucina un' inavvicinabile fortezza,  e auguri agli uomini che hanno saputo ricavare pasti decenti da quelle poche cose che nel frigo non servissero alle donne per la cena di Natale.&lt;br /&gt;Auguri a chi ha sempre odiato il Natale e a chi lo odierà da quest'anno.&lt;br /&gt;Auguri a chi non scriverà bigliettini sui pacchetti, ma anche a chi li scriverà usando la rima "cuore-amore".&lt;br /&gt;Auguri a "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Balto&lt;/span&gt;", il cartone animato del cane coraggioso che ogni anno va in onda la sera del 24 dicembre, e auguri anche a tutti quelli che avranno il coraggio di vederselo anche quest'anno.&lt;br /&gt;Auguri a chi potrebbe continuare a scrivere questo post all'infinito, ma è già in ritardo per la cena dai parenti.&lt;br /&gt;Sì, insomma, auguri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-1825048306221517634?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/1825048306221517634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=1825048306221517634&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1825048306221517634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1825048306221517634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/12/auguri.html' title='Auguri'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-818442615665605520</id><published>2007-11-15T01:50:00.000+01:00</published><updated>2007-11-14T17:00:36.171+01:00</updated><title type='text'>Gabriele Sandri: il "classico" colpo che non doveva partire</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Di solito la scrittura, per il semplice fatto di essere tale, trasmette l'&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;idea&lt;/span&gt; di un qualcosa di permanente, lineare, definito e definitivo. &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Insomma&lt;/span&gt;, spesso per cancellare delle parole &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;pronunciate&lt;/span&gt; a voce basta un colpo di vento, o una manciata di minuti di silenzio. Per cancellare qualcosa di scritto, invece, ci si deve ingegnare un po' di più.&lt;br /&gt;Inoltre, proprio per il fatto che la scrittura è un "prodotto", si presuppone che tali parole, prima di spiattellarsi graficamente da qualche parte, abbiano attraversato la testa sotto forma di pensieri. Chi scrive, insomma, dovrebbe più o meno avere le idee chiare sul "contenuto" del gesto che sta compiendo...&lt;br /&gt;Per questo post, però, premetto che le cose andranno in maniera diversa. Il pensiero e la parola verranno generati quasi in contemporanea, per due ragioni fondamentalmente:&lt;br /&gt;1. sento di non avere le idee chiare sull'argomento;&lt;br /&gt;2. sento il bisogno di scrivere qualcosa sull'argomento.&lt;br /&gt;Più che creare una sorta di brano ben delineato, quindi, questo post avrà più le sembianze di un tratto di terra da scavare o di un'equazione da risolvere. Non so cosa troverò in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;profondità&lt;/span&gt;; non so quale sarà il risultato finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il poliziotto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Luigi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Spaccarotella&lt;/span&gt; ha sparato al civile Gabriele &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Sandri&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Un poliziotto ha sparato ad un tifoso.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Un uomo autorizzato ad avere una pistola ha sparato ad un uomo disarmato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;Si parla dello stesso evento, ma è la netta ghigliottinata dei tre punti di vista diversi a creare reazioni tanto in disaccordo tra loro. In più ci si aggiungono le varianti, o meglio, le ambiguità: rissa tra tifosi/screzio leggero; semplice allontanamento dall'autogrill/fuga dalla Polizia; sparo ad altezza uomo/colpo intimidatorio partito troppo presto per errore. A seconda di come la si voglia leggere, a seconda della vicinanza emotiva con cui si diventa consapevoli della vicenda, si generano reazioni diverse.&lt;br /&gt;...in un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;terreno&lt;/span&gt; in cui, visto il dolore provocato dalla morte di un essere umano, la razionalità sarà sempre in ritardo rispetto all'emotività. Solo che l'emotività è una creatura multiforme: può mutarsi in pianto, in silenzio straziante, in rifiuto totale, in violenza. Dipende dalla personalità dei singoli sì, ma in questo caso - lo testimoniano alcuni tagli con cui è stata "narrata" la vicenda - anche dalle "classi". Brusca frenata:&lt;br /&gt;1. credo che la vicenda sia stata "narrata" (l'Ansa non può esser stata troppo differente da qualcosa tipo "rissa tra tifosi in un autogrill, interviene poliziotto, parte un colpo dalla sua pistola, muore un ragazzo tra quegli stessi tifosi). Forse, la &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;strumentalizzazione&lt;/span&gt; (che è alla base di molte accuse successive) dipende PRIMA dalla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;piega &lt;/span&gt;generata dall'eco di ritorno dell'accaduto e DOPO, anche-ma-non-soprattutto, dalla "conveniente spettacolarizzazione" che alcuni media avevano calcolato come tornaconto per aver tastato più su determinati aspetti della questione.&lt;br /&gt;2. le "classi" coinvolte non sono necessariamente sociali, e nemmeno così nette e predeterminate come si possa pensare: ci sono i tifosi, ci sono i poliziotti, ci sono i parenti, ci sono gli amici, ci sono quelli direttamente coinvolti, ci sono quelli che ne sono venuti a conoscenza. E, non è per niente detto che chi appartenga ad una di queste classi non sia contemporaneamente incluso in un'altra. Questo, perciò rende già di base i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;presupposti&lt;/span&gt; dello scontro molto vaghi. Altra brusca frenata: per "scontro" non voglio intendere la sparatoria all'autogrill di Badia al Pino o la notturna guerriglia urbana a Roma. Per "scontro" intendo l'inquadramento delle "parti" in contesa. Presupposto necessario, credo, per capire chi ha ragione e chi ha torto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo abbozzo di riassunto:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il poliziotto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Luigi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Spaccarotella&lt;/span&gt; ha sparato al civile Gabriele &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Sandri&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Un poliziotto ha sparato ad un tifoso.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Un uomo autorizzato ad avere una pistola ha sparato ad un uomo disarmato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Penso, come già accennato, che ci sono ALMENO tre punti di vista per interpretare l'accaduto, a questo vanno &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;aggiunte&lt;/span&gt; quelle varianti ambigue su cui è necessario fare accertamenti ma che, comunque, al momento di una seppur parziale presa di coscienza della situazione, non possono non avere già il loro peso; in più (e forse QUESTO è il "più") ci sono miriadi di persone che - 1. per vicinanza alla vittima (o all'esecutore), 2. per "classe" (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;repeat&lt;/span&gt;: non necessariamente sociale) d'appartenenza, 3.per personalità differenti - possono &lt;span style="font-style: italic;"&gt;interpretare &lt;/span&gt;la vicenda in modi diversissimi tra loro. E reagire di conseguenza.&lt;br /&gt;Con due costanti che, purtroppo, la Storia ci ha insegnato a definire tali:&lt;br /&gt;1. la razionalità che, in modo più o meno giustificabile, arriva sempre con un po' di ritardo.&lt;br /&gt;2. la presenza di persone che non hanno scrupoli a strumentalizzare le situazioni e rigirarle a loro favore (che siano leader politici che la buttano sulla rivolta etnica solo per raggiungere posizioni di prestigio, che siano direttori di media che puntano alla vittoria nella concorrenza tra competitori nel campo dell'informazione, che siano pseudo-tifosi che aspirano alla distruzione materiale e, a volte, fisica spesso fine a se stessa).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Fine abbozzo di riassunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il poliziotto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Luigi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Spaccarotella&lt;/span&gt; ha sparato al civile Gabriele &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Sandri&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Un poliziotto ha sparato ad un tifoso.&lt;br /&gt;Un uomo autorizzato ad avere una pistola ha sparato ad un uomo disarmato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono l'amico che stava accanto a Gabriele. Sono il collega di Luigi. Sono un tifoso che viene&lt;br /&gt;a sapere la notizia che ha ancora dinamiche poco chiare. Sono un poliziotto &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;che viene&lt;br /&gt;a sapere la notizia che ha ancora dinamiche poco chiare. Sono un calciatore. Sono un amico di Gabriele. Sono un familiare di Gabriele.&lt;br /&gt;Sono un ragazzo che sta tentando di riversare su questo post ogni più piccola sfumatura di dubbio con la tranquillità, l'umiltà e la lucidità che un po' fanno parte di lui, un po' gli sono concesse dalla distanza temporale dell'accaduto, e dalla inevitabile distanza emotiva (il mio dispiacere non è minimamente paragonabile a quello di chi a Gabriele era più vicino, a livello di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;dna&lt;/span&gt; e di affetto).&lt;br /&gt;Relativamente alla vicenda in autogrill si sa ancora poco.&lt;br /&gt;1. E' partito un colpo che non doveva partire, un proiettile ad altezza uomo. Il poliziotto ha sparato di proposito? E' stato un errore? La responsabilità è oggettivamente sua, ma bisogna ancora chiarire in che termini, perché la punizione sia giusta. Flash improvviso: le lacrime e la rabbia del fratello di Gabriele, ragazzo magro e con occhialetti, una specie di stereotipo del tipo pacifico; il silenzio incredulo e l'espressione sul punto di sgretolarsi del papà di Gabriele, mentre in macchina con destinazione l'ospedale di Arezzo. Ricordandoli così mi viene da pensare che nessuna condanna riporterà in vita Gabriele (nemmeno una condanna a morte).  Disgraziatamente nessuna giustizia, quando c'è di mezzo una morte, è mai totalmente giusta.&lt;br /&gt;2. La reazione dei tifosi è giustificabile? Un'analisi superficiale dell'accaduto porta senz'altro a giungere alla conclusione che, essendo il poliziotto intervenuto per sedare una baruffa tra tifosi, in un modo o nell'altro il calcio (almeno al livello di tifoseria) fosse, quanto meno, un virtuale co-protagonista. Ma l'evento ha affondato il dito nella storica piega che ha visto coinvolti forze dell'ordine e alcune frange di tifosi: fatti che hanno a volte visto in chiarissimo torto i tifosi ("ma quelli non si possono chiamare tifosi" hanno tuonato alcuni), ma che hanno visto altre volte in altrettanto chiarissimo torto le forze dell'ordine (nessuno però, che io ricordi, ha mai tuonato "ma quelli non si possono chiamare poliziotti"). Le "colpe storiche" quindi, stanno un po' da una parte, un po' dall'altra, e questo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;patrimonio&lt;/span&gt; non ha fatto altro che riaccendere un vulcano mai-spento. Ma come sto provando già da un po' a dire (e a tentare di capire io stesso) "tifosi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;vs&lt;/span&gt; poliziotti" è solo una  dette tante ottiche con cui interpretare la questione: indubbiamente , tra i tifosi, c'è  chi l'ha sentita più intimamente e giustamente valida (se un poliziotto picchiasse senza motivo qualcuno che mi è vicino,  non riuscirei a non provare rancore per la Polizia in sé, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;anche se avrei una visione TROPPO SEMPLICISTICA&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;). Ma sugli spalti c'è anche chi, appunto, ha voluto e saputo strumentalizzarla. E l'essere umano arrabbiato, essendo meno razionale, è meno attento a capire che qualcuno si sta approfittando della sua rabbia, facendogli credere che la condivide &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;empaticamente&lt;/span&gt;, per poi manovrarlo per i suoi scopi. E allora chi ha ragione? Che tipo di reazioni sono giustificate? TROPPO SEMPLICISTICA, appunto, è la storia che tutti i poliziotti sono cattivi perché sfruttano l'autorità che hanno nelle loro mani (così come chiudono in esse pistole e manganelli). Non può essere così, o almeno, non voglio crederci. I poliziotti sono anche quelli che intervengono nelle rapine e spesso si beccano le pallottole al posto di qualche civile. Forse &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;esistono&lt;/span&gt; poliziotti buoni E poliziotti cattivi, così come esistono tifosi buoni e tifosi cattivi. Certo, i poliziotti cattivi non dovrebbero esistere &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;perché&lt;/span&gt; qualche garante dovrebbe impedire che chi non è adatto possieda armi ed esercizio di autorità, ma quello che voglio provare a dire è che bisognerebbe provare ad andare oltre le "classi" e i ruoli, per quanto questo possa essere difficile e per quanto questo, visto la rabbia più o meno giustificata che qualcuno può portarsi dentro, possa essere complicato da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gestire&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Il calcio andava fermato perché Gabriele era un tifoso? Non mi convince. Visto che Gabriele era anche un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;dj&lt;/span&gt;,  allora avrebbero dovuto chiudere tutte le discoteche? Visto che magari a Gabriele piaceva seguire i telegiornali, e allora non sarebbero dovuti andare in onda? Visto che magari a Gabriele piaceva fare passeggiate con gli amici, e allora ognuno avrebbe dovuto rinchiudersi in casa con se stesso?&lt;br /&gt;Rabbia e dispiacere hanno bisogno di risposte immediate, anche quando non se ne possono avere subito. E questa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fame&lt;/span&gt; ti porta spesso a conclusioni troppo frettolose, a calcoli facili, troppo facili, purché ti mettano immediatamente faccia a faccia con &lt;span style="font-style: italic;"&gt;un&lt;/span&gt; colpevole. Rissa tra tifosi+sparo di un poliziotto+morte=c'entra il calcio, c'entra la Polizia.&lt;br /&gt;E quante volte ci sono cascato &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;anch&lt;/span&gt;'io, nei tranelli della rabbia e della disperazione. Magari il mio coinvolgimento emotivo non è mai stato così ampiamente diffuso o così socialmente condiviso o così sottilmente strumentalizzato da creare una guerriglia urbana, sfogandosi contro qualunque cosa o qualunque persona potesse minimamente avere un coinvolgimento, seppur apparente, con la causa del mio malessere.&lt;br /&gt;Forse il calcio sarebbe dovuto andare avanti ricordando uno dei suoi appassionati seguaci con  una commemorazione dei capitani delle due squadre agli altoparlanti dello stadio. Così come forse avrebbero dovuto fare tutti i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;dj&lt;/span&gt; quella sera, in segno di rispetto assoluto per la vita e, quindi, di forte ed empatico dispiacere per la morte. O forse, in effetti, si sarebbe dovuto prevedere che la rabbia e la disperazione, almeno all'inizio, avrebbero portato a facili accostamenti. Ma quest'ultima ipotesi - lo dico con una lucidità che amici e familiari e tifosi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;emotivamente&lt;/span&gt; toccati non è detto che potessero avere da subito - avrebbe solo sancito il trionfo della rabbia e della disperazione.&lt;br /&gt;Io non avrei fermato il calcio, e non lo affermo perché alla fine mi sono ritrovato senza la partita della Roma (mi odierei solo a pensarla lontanamente, una cosa del genere): io avrei ricordato Gabriele &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tramite &lt;/span&gt;il calcio.&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Perché&lt;/span&gt; la questione - a parte il rispetto, l'ira, il lutto - non è che &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;il poliziotto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Luigi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Spaccarotella&lt;/span&gt; ha sparato al civile Gabriele &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Sandri&lt;/span&gt;, ma che &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;un uomo autorizzato ad avere una pistola ha sparato ad un uomo disarmato. E' questa la chiave meno "classista" che, alla fine, credo di esser riuscito a trovare, ed è lì che vanno cercate le &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;responsabilità&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Siamo esseri umani, per quanto questo possa fare schifo, e per quanto questo possa essere meraviglioso.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-818442615665605520?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/818442615665605520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=818442615665605520&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/818442615665605520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/818442615665605520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/11/gabriele-sandri-il-classico-colpo-che.html' title='Gabriele Sandri: il &quot;classico&quot; colpo che non doveva partire'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-2371131475599700166</id><published>2007-11-09T21:00:00.000+01:00</published><updated>2007-11-11T21:13:34.183+01:00</updated><title type='text'>Un piccolo passo per l'uomo (soprattutto se la Prenestina è trafficata)</title><content type='html'>Come sfacciatamente pompato nelle "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;news&lt;/span&gt;!!!", ieri sera ho partecipato alla premiazione del concorso letterario "Parole in corsa", indetto da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Trambus&lt;/span&gt; e tenutosi  alle Officine Storiche, enorme garage nel complesso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Trambus&lt;/span&gt; su via &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Prenestina&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;A proposito, a meno che non possediate un elicottero o un culo tremendo nei parcheggi, sappiate che durante la settimana dalle, 17 alle 19, via &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Prenestina&lt;/span&gt; NON ESISTE!&lt;br /&gt;Non ho vinto il concorso, non sono nemmeno comparso tra i quindici finalisti, ma il mio racconto è stato comunque pubblicato dalla casa editrice "&lt;a href="http://www.fullcolorsound.it/"&gt;Full Color Sound&lt;/a&gt;" in un'antologia dei migliori 190 autori. E, visto che i partecipanti erano circa 2000, direi che un occhio commosso da cerbiatto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;disneyano&lt;/span&gt; c'è quasi scappato.&lt;br /&gt;Immensamente "grazie!" al serafico Max Mariani - ciuffo moro all'insu e sorriso beffardo - che all'ultimo secondo è riuscito a liberarsi dal lavoro ed è riuscito a risparmiarmi la triste prospettiva di una trasferta solitaria. E parlo di "trasferta" perché, con tutto il tempo che sono stato in macchina, puntando in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;tutt&lt;/span&gt;'altra direzione sarei potuto arrivare a Firenze.&lt;br /&gt;Durante il tragitto devo lentamente ammettere che mi sta scappando la pipì (anche se ormai non &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;la&lt;/span&gt; chiamano "pipì" quasi nemmeno più nella pubblicità della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Pampers&lt;/span&gt;). Dopo poco, tra freno-acceleratore, freno-acceleratore, freno-acceleratore, ho la vescica grossa quanto una gomma di scorta, quindi forare un pneumatico è l'ultimo dei miei problemi. Diciamo che, in quanto a preoccupazioni, se la giocano ai primi posti:&lt;br /&gt;- non &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;aumentare&lt;/span&gt; il mio attuale ritardo di un'ora;&lt;br /&gt;- trovare parcheggio che non sia troppo fantasioso e acchiappa-multe;&lt;br /&gt;- non farmela addosso. Soprattutto quest'ultima sarebbe difficile da giustificare come semplice "emozione da palciscenico" di fronte Serena &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Dandini&lt;/span&gt;, presentatrice della serata (...a sapere prima che non sarei nemmeno comparso tra i quindici &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;finalisti&lt;/span&gt; e che quindi il palco l'avrei annusato solo da lontano, forse l'avrei fatto un pensierino a cercare un angolino buio della strada per svuotarmi, abbandonando la macchina al Mariani al grido di: "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Tiè&lt;/span&gt;, portala a spasso tu... ci vediamo qui al prossimo giro!").&lt;br /&gt;Dopo aver percorso e ripercorso la suddetta &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Prenestina&lt;/span&gt; così tante volte che sembrava una gara di formula uno trasmessa a rallentatore, adocchiamo un trio di donne che si avvicinano in modo disinvolto ad una macchina.&lt;br /&gt;Sui disperati pedinamenti di passanti quando sei in macchina a passo d'uomo, esasperato dalla mancanza di parcheggi, ci vorrebbe un post a parte...&lt;br /&gt;Scatta la frase tipica, incerta tra speranza e &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;dato di fatto&lt;/span&gt; ("Oh, quelle stanno per usci'!"), e con una quasi-inchiodata incremento il traffico sulla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Prenestina&lt;/span&gt; (forse in uno dei rari momenti in cui la strada si concedeva più scorrevole). Dopo un paio di minuti che sembrano millenni, la donna-pilota riesce a girare il volante a sinistra e a premere l'acceleratore con-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;tem&lt;/span&gt;-po-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;ra&lt;/span&gt;-ne-a-men-te!... No, adesso non cadrò nel facile stereotipo della donna che non sa guidare! &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Fattostà&lt;/span&gt; che, in pachidermico allontanamento, sospinta dal sospiro di sollievo mio, del buon Max e forse di tutta la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Prenestina&lt;/span&gt;, la macchina prima &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;parcheggiata&lt;/span&gt; adesso "si muove!" (stupore dei  presenti).&lt;br /&gt;Parcheggiamo ed entriamo nel complesso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Trambus&lt;/span&gt; tutti e tre: io, Max e Miss Vescica, una via di mezzo - quest'ultima - tra la zavorra e l'amica per la pelle.&lt;br /&gt;Per provare ad orientarci, prima seguiamo un paio di tizie altrettanto ritardatarie: loro si perdono,  entrano in una specie di reception, e, dopo un paio di corridoi imboccati, sono di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;nuovo&lt;/span&gt; fuori, nel cortile graffiato da binari di tram: lì capiamo l'inutilità di quel giro e decidiamo - molto più semplicemente - di raggiungere la folla in fondo al cortile, che brulica davanti all'entrata di una costruzione piatta simile a delle Officine. Che siano anche "Storiche", e cioè proprio quelle della premiazione,  il buio ce lo nasconde, ma &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;nè&lt;/span&gt; io &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;nè&lt;/span&gt; il Mariani pensiamo che quella gente sia il fanclub &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Trambus&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Entriamo e, sul palco sotto il riflettore, le tempie e la pelata in chiaroscuro del grande Rolando &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Ravello&lt;/span&gt;, occupano la scena, così come la sua voce, impegnata a leggere frammenti di racconti. Alle spalle mi aggredisce affettuosamente Barbara, compagna di università con cui non ci si ubriaca da tempo, e adesso anche donna-ufficio stampa della "Full Color Sound". Il suo strizzante abbraccio improvviso fa ingrassare Miss Vescica di un altro paio di chili e, perciò, molto poco nobilmente la prima cosa che dico a Barbara dopo mesi che non ci sentiamo è "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;ciaov&lt;/span&gt;'è il bagno?"&lt;br /&gt;All'interno della cupola del bagno chimico appena fuori le Officine, echeggia il mio soddisfatto "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;Aaaaaaaaaaah&lt;/span&gt;!"...poi il fiato nei polmoni finisce ma non il flusso dalla vescica, e dopo un po' ho quasi paura che non smetta più di uscire. Sarebbe difficile salire sul palco con tutto il bagno chimico (...a sapere prima che non sarei nemmeno comparso tra i quindici &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;finalisti&lt;/span&gt; e che quindi il palco l'avrei annusato solo da lontano, probabilmente avrei preso in considerazione l'idea di passare dentro al bagno più tempo, magari arredarlo con qualche mensola di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;Ikea&lt;/span&gt;, qualche quadro, una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;Playstation&lt;/span&gt;...).&lt;br /&gt;A &lt;span style="font-style: italic;"&gt;mente&lt;/span&gt; più libera, mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;rimmergo&lt;/span&gt; nel buio trafficato delle Officine, giusto per il finale (la cosa, visto che io e il Max siamo comparsi con un'ora e un quarto di ritardo, non mi stupisce più di tanto). La super-sorridente &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;Dandini&lt;/span&gt; chiama sul palco i quindici finalisti e, da ottima mattatrice, riesce a domare tempi tecnici e timidezze dei singoli schierati alle sue spalle tipo foto di classe. Duetto ammiccante al femminile con la vice-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;sindacA&lt;/span&gt; (della serie "noi siamo donne e ci capiamo al volo"), e poi viene  eletto il vincitore:  è Vincenzo  Spina, un cognome una  garanzia visto quanto è  stretto e lungo.  E' un tipo  simpatico, con capello lungo e nero pettinato all'indietro, un paio d'occhiali alla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;Clark&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;Kent&lt;/span&gt;, e chiuso in un completo elegante grigio da cui puoi spuntano, tipo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;Lupin&lt;/span&gt;, caviglie e polsi magrissimi. Il palco torna dopo poco tutto per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;Ravello&lt;/span&gt;, che legge il racconto di Spina, "Vite Parallele". Io lo ascolto tutto e alla fine penso, forse con un po' di invidia forse con un po' di ammirazione, che quel &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;racconto&lt;/span&gt; è meglio di quello che ho scritto io ed è giusto che io sia qui a sentire il racconto di Vincenzo e non viceversa.&lt;br /&gt;All'uscita finalmente saluto Barbara in modo decoroso, ci ripromettiamo una cena anche con gli altri (cosa che ormai facciamo - la ripromessa, non la cena - ogni rarissima volta che riusciamo ad incontrarci). Prima di rimontare in macchina, faccio ancora in tempo a fare una figura di merda - senza bagno chimico nei paraggi -  con il mite Andrea. E' un mio amico appassionato di cinema e scrittura e, come me, aveva partecipato al concorso, solo che a lui poi non hanno pubblicato il racconto sull'antologia. Io però avevo visto il suo nome nell'elenco alla fine del libro non facendo caso che alla fine del libro ci  fossero due elenchi diversi: 1. quello degli autori pubblicati  e 2. quello di ringraziamento a tutti i partecipanti. Ovviamente confondo l'1. con il 2., vedo Andrea da lontano che mi aspetta all'uscita del complesso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;Trambus&lt;/span&gt;, sbraccio felice e gli urlo in avvicinamento: "Complimenti per la pubblicazione!". Il suo sorriso accogliente si blocca a metà strada come un equilibrista con ripensamenti improvvisi, e io capisco, pur senza sapere esattamente come, che ho fatto una grezza. Quando sfoglio le ultime pagine dell'antologia acquistata allo stand della "Full Color Sound",  mi accorgo del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;perchè&lt;/span&gt;, gli chiedo scusa, poi di nuovo scusa, poi ancora scusa, poi infine scusa. Poi, dopo dieci secondi dal nostro ultimo saluto, gli mando un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;sms&lt;/span&gt; con scritto "Scusa". Sono talmente mortificato che vorrei quasi buttarmi sotto una macchina, ma la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;Prenestina&lt;/span&gt; adesso scorre come un tavolo da biliardo e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;tutt&lt;/span&gt;'intorno i parcheggi sono molti più delle tipiche sei buche. Compreso quello che sto lasciando io.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-2371131475599700166?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/2371131475599700166/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=2371131475599700166&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2371131475599700166'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2371131475599700166'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/11/un-piccolo-passo-per-luomo-soprattutto.html' title='Un piccolo passo per l&apos;uomo (soprattutto se la Prenestina è trafficata)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-3288193276484204437</id><published>2007-10-08T22:18:00.000+02:00</published><updated>2007-10-08T13:19:05.162+02:00</updated><title type='text'>Anche a poterselo permettere</title><content type='html'>Un paio di riflessioni mattutine tra una flessione, una sessione di addominali e un colpo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;mocho&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Vileda&lt;/span&gt; sul pavimento della stanza, usando &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Skytg&lt;/span&gt;24 come sottofondo sonoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La descrizione delle barche esposte al 47° salone nautico di Genova prevede portenti con una miriade di stanze tra saloni, camere da letto, cucine, sale comandi, bagni, palestre. Per non parlare dei materiali: legni e metalli tra i più pregiati. Ad un certo punto il giornalista ha segnalato testualmente la presenza di un "MOSAICO NELLA DOCCIA". E non credo parlasse del gioco con i pezzettini da unire insieme come passatenmpo. M'è pure parso di sentire che alcune barche hanno motori &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Rolls&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Royce&lt;/span&gt;... Intervistando un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Mr&lt;/span&gt;.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;esperto &lt;/span&gt;la cui carica m'è proprio sfuggita, essendo io ancora con la testa al "balconcino che si affaccia sul mare", il giornalista gli ha chiesto quanto potrebbe costare il modello base di una barca del genere (e all'acquirente, pur trovandosi in possesso di un "modello base", non credo gli verrebbe rifilata una zattera). &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Mr&lt;/span&gt;.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;esperto&lt;/span&gt; ha risposto "circa 20mila euro".&lt;br /&gt;A questo punto mi chiedo:&lt;br /&gt;anche a poterselo permettere, visto quanto costano le case più &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;abbordabili&lt;/span&gt;, non converrebbe accaparrarsi un insulso "modello base", che darebbe comunque una pista anche al più misero dei monolocali, e vivere galleggiando?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si parlava inoltre di una qualche sfilata di moda da qualche parte nel mondo (non credo nell'ex Birmania né ad Assisi, dove ci sono  state sfilate ben più serie),  in cui erano presenti perfino &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Kristen&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Dust&lt;/span&gt; e Victoria &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Beckham&lt;/span&gt;, la cui puntualizzazione &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pretende &lt;/span&gt;un istantaneo "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;ecchissenefrega&lt;/span&gt;!". Sulla passerella, indossati da modelle di plastica (forse prodotte dalla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Mattel&lt;/span&gt;, chissà se almeno queste con materiali a norma) sono passati vestiti ASSURDI. Non mi vengono altri termini per tentare di abbozzare una descrizione di quei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cosi&lt;/span&gt; tanto lontani dalla definizione di "vestito" quanto un ippopotamo da quella di "animale domestico". Ovviamente stoffe e materiali ricercatissimi (che potrebbero trovare posto solo negli armadi delle barche sopracitate), ma visti i loro prezzi non può che partire il secondo domandone della mattinata:&lt;br /&gt;anche a poterselo permettere, chi mai indosserebbe un vestito del genere? Esiste un universo parallelo in cui la gente  indossa jeans , magliette , maglioni, top, tailleur solo a Carnevale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.s.: da oggi inizia una metodica settimana di preparazione psico-fisica all'esordio in Campionato della mia squadra di calcio a 5, l'Oasi di Pace, in campo sabato pomeriggio. Ci sarà un'attenzione particolare all'alimentazione (non da monaco penitente ma nemmeno da festaiolo a cena ad &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Ariccia&lt;/span&gt;), una forza d'animo tutta speciale sia per gli allenamenti con la squadra sia per quelli domestici (pesi, addominali, ecc.) e il prossimo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;litrozzo&lt;/span&gt; di birra sarà rimandato (immancabilmente) a sabato sera, con il pretesto di festeggiare o con quello di dimenticare... (&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;incrocio&lt;/span&gt; le dita delle mani, dei piedi e pure il filo del mouse).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ultimo "p.s." sento di doverlo dedicare al motociclista del Bormio che, sfrecciando in modo inconsulto su una ciclabile, ha investito e ucciso un bambino di tre anni in sella alla sua bicicletta. In questo caso il p.s. sta per Porco Schifoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-3288193276484204437?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/3288193276484204437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=3288193276484204437&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3288193276484204437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/3288193276484204437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/10/anche-poterselo-permettere.html' title='Anche a poterselo permettere'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-6477885936605092090</id><published>2007-10-05T20:17:00.000+02:00</published><updated>2007-10-05T11:16:10.856+02:00</updated><title type='text'>Post it</title><content type='html'>Ricordati di dire a Dario e Massimo che stanotte ti ha fatto un sacco piacere averli accanto a te, tra &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;dvd&lt;/span&gt; in camera e quattro chiacchiere sciolte come negli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;old&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;times&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ricordati di informare quelle poche anime che visitano il tuo blog che alla fine hai risolto i tuoi problemi con  la posta elettronica e sei riuscito ad inviare il racconto per il concorso "Roma da scrivere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preparare borsa per l'amichevole di oggi pomeriggio! (non dimenticarti gli scarpini, le mutande pulite, la passione, la grinta e ricordati di abbracciare i compagni di squadra ad ogni gol... della vostra squadra: potrebbero crearsi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;incomprensioni &lt;/span&gt;nello spogliatoio se ti vedessero esultare ai gol degli avversati)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che hai un po' di tempo, cerca di riacchiappare quel ritmo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;giusto &lt;/span&gt;di attività giornaliere, ultimamente un po' abbandonato tra esami finali e tirocinio:&lt;br /&gt;1. almeno un telegiornale;&lt;br /&gt;2. almeno un film;&lt;br /&gt;3. due chiacchiere con gli amici;&lt;br /&gt;4. almeno un'ora da dedicare alla lettura;&lt;br /&gt;5. flessioni, pesi, addominali una volta ogni due giorni un'oretta "almeno" (leggi "se &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;je&lt;/span&gt; la fai");&lt;br /&gt;6. una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;mezzoretta&lt;/span&gt; quotidiana di chitarra strimpellata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordati di accordare la chitarra prima di suonarla (così saprai che i suoni sghembi che ne verranno fuori dopo, saranno il frutto esclusivo della tua incapacità).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Telefonare a Laura e dirle che ti manca e che vorresti vederla un po' più spesso ma che rispetti anche la sua chiusa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;pre&lt;/span&gt;-esame, e che quindi va bene così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatti vivo con gli amici che non senti da un po'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercare un asciugamano da mare e, poiché la mattinata promette sole potente, apparecchiare la sdraio sul balconcino per un tentativo di riappisolo post-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;alzataccia&lt;/span&gt; (stanotte, causa visione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;dvd&lt;/span&gt; con le finestre aperte, una silenziosa comitiva di zanzare s'è acquattata in stanza e ha sferrato attacchi dalle 3:00 alle 9:00 di stamattina: visto che ti si avvicinano alle orecchie con quel loro ronzino da trapano miniaturizzato, ho passato la nottata a prendermi a schiaffi in faccia sperando di farle fuori, e i primi minuti del mio traumatico risveglio a tirare ciabattate contro i muri con la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;poca &lt;/span&gt;delicatezza di chi le vuole trasformare in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;murales&lt;/span&gt; per l'eternità).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ricordati che devi morire!" "Ho capito, mo m' 'o segno..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordati che un post-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;it&lt;/span&gt; è un foglietto di carta gialla di pochi centimetri quadri e che quindi non puoi star qui a scrivere un'enciclopedia di cose da fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-6477885936605092090?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/6477885936605092090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=6477885936605092090&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6477885936605092090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6477885936605092090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/10/post-it.html' title='Post it'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4584132108198912735</id><published>2007-10-02T21:20:00.000+02:00</published><updated>2007-10-02T15:00:10.672+02:00</updated><title type='text'>Boomerang... ang... ang... ang</title><content type='html'>Ho finito il tirocinio all'Agenzia pubblicitaria, ho dato l'ultimo esame all'università (30 e tutti a casa... anche se dopo sei ore d'attesa) e ho scritto un altro racconto per un altro concorso letterario ("Roma da scrivere"). E, così facendo, me la potrei cavare facilmente con un paio di righe di post se non fosse che, nonostante siano tutte cose già successe, ognuna ha degli appigli con qualcosa che sta ancora succedendo o che dovrà ancora succedere.&lt;br /&gt;Come un tuo amico che se la lega al dito e non riesce a voltare pagina (e allora vuol dire che più che legarsela al dito se l'è incollata).&lt;br /&gt;Come un 7-1 all'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Old&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Trafford&lt;/span&gt; che ti frana addosso e che dopo un anno, in un 2 ottobre 2007 &lt;span style="font-style: italic;"&gt;qualunque, &lt;/span&gt; hai occasione di riscattare.&lt;br /&gt;Come un pranzo domenicale di matrimonio della cugina della tua ragazza, iniziato alle 14:00 e finito alle 18:00 e che tuttora, in qualche ruttino sempre più isolato, ti recita "non-ti-scordar-di-me".&lt;br /&gt;Le cose della vita &lt;span style="font-style: italic;"&gt;succedono&lt;/span&gt;, e a volte sono echi che si allontanano con uno strascico (che il figlio del cugino della tua ragazza vuole a tutti i costi calpestare), e a volte sono boomerang che tornano indietro quando ormai non li aspettavi più e, anzi, spesso ti beccano tra capo e collo quando eri già voltato dall'altra parte (come avrebbe potuto fare la tua ragazza durante il lancio del bouquet, invece di gettarsi nella ressa, di pigolare mentre la sposa dava le spalle e  lanciava il mazzo di fiori il quale, infimo, andava a depositarsi spontaneamente proprio tra le mani della tua dolce metà... mentre tu avresti voluto già essere a dolce-metà strada verso casa, invece di dare il via ai lenti accanto agli sposi, sotto gli sguardi di genitori, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;cugini&lt;/span&gt;, zii, e altri di-lei-parenti mai visti che lanciavano sguardi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;avvoltoi&lt;/span&gt; a fare le ronde sulle tue spalle).&lt;br /&gt;Insomma, chiudere una valigia sulla cui etichetta c'è scritto "passato" è spesso difficile come provare a chiudere quella delle vacanze estive (soprattutto al ritorno, quando è inspiegabilmente più gonfia dell'&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;andata&lt;/span&gt; e ti lascia addosso il terrore che possa &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;riaprirsi&lt;/span&gt; in un esplosione di vestiti... rigorosamente sporchi).&lt;br /&gt;Perché, sì: ho ufficialmente finito gli esami all'università, ma già aleggia lo spettro della tesi da chiedere. E tocca pure sbrigarsi, visto che ad aprile c'è l'ultima sessione disponibile per non finire fuori corso e  per non spremere ancora le tasche di mamma e papà: sarebbe una delle spremute più acri della mia vita.&lt;br /&gt;Perché sì:  ho ufficialmente finito  il tirocinio all'Agenzia pubblicitaria,  ma dall'Agenzia continuano ogni tanto a chiamarmi per qualche lavoretto in cui &lt;span style="font-style: italic;"&gt;coinvolgermi&lt;/span&gt; (che è un bel sinonimo per "tu ci metti le idee per i testi e noi, intanto, ti ripaghiamo insegnandoti le dinamiche del mondo del lavoro in cui vuoi inserirti". Per il momento ci sto).&lt;br /&gt;Perché sì: ho ufficialmente scritto un altro racconto per un altro concorso (il mio attuale animo da "mercenario con 20 euro sul conto in banca"  ha subito adocchiato la partecipazione gratuita e il primo premio da 500 euro che, per i miei "sensi  di colpa da mantenuto", sarebbero una buona boccata d'ossigeno. Sicuramente migliore di quelle che sto buttando a ritmo di locomotiva negli allenamenti con la mia squadra di calcetto di serie D, l' Oasi di Pace, nome di un circolo sportivo e non di un cimitero: sul nuovissimo e verdissimo e morbidissimo campo in sintetico si susseguono amichevoli, e si susseguono figuracce. Abbastanza inspiegabili, visto che non è che siamo gli ultimi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;scarpari&lt;/span&gt; in circolazione: i giocatori ci sono, il Mister c'è eccome, la voglia di vincere pure (e dopo ogni batosta non fa che aumentare), eppure miss Vittoria non si concede al suo pubblico. Il mio score personale è di 3 gol in quattro amichevoli, il mio rodimento ne ha segnati 4 su quattro partite, e sono stati tutti gol &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pesanti&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Perché sì: ufficialmente sono stato al matrimonio della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;cug&lt;/span&gt;-"Ehi, un momento, non ci hai detto in che modo, per la vicenda del tuo ultimo racconto, il passato continui a rompere le scatole al presente! Cioè, il racconto è bello e scritto, no?! E allora, a parte aspettare il verdetto - che ci sembra riguardi anche gli altri racconti con cui partecipi agli altri concorsi - perché &lt;span style="font-style: italic;"&gt;questo &lt;/span&gt;dovrebbe essere esemplare per la tua manfrina su 'la vita è un eco o un boomerang'?!&lt;br /&gt;Avete ragione, chiunque voi siate (io non sono pazzo, è il resto dell'umanità che si ostina a non accorgersi che le coccinelle stanno progettando l'invasione del mondo). Per la vicenda-racconto diciamo che il passato si ostina a non-rimanere in valigia per via del fatto che la mia posta elettronica è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;out&lt;/span&gt; da un paio di giorni. E anche se so che, se usassi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;outlook&lt;/span&gt;, &lt;/span&gt;questa battuta renderebbe molto di più, ho un account con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Hotmail&lt;/span&gt;, e con "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;hot&lt;/span&gt;" non mi viene niente di non-porno per spiegare "che non mi funziona" (...la posta elettronica). Quindi - per chiudere questo giro di parole più lungo di un pomeriggio di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;shopping&lt;/span&gt; accanto alla propria ragazza - il problema è che non riesco proprio a inviare tramite mail il racconto. Tutto qui. La scadenza è il 12 ottobre, perciò diciamo che non mi sto ancora agitando.&lt;br /&gt;Dicevo, quindi...&lt;br /&gt;Perché sì: ufficialmente sono stato al matrimonio della cugina di Laura domenica. E' una cosa cotta e mangiata (soprattutto mangiata, direi),  e allora cosa ancora si &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;ripercuote&lt;/span&gt;  di quella domenica di sole, cibo, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Falanghina&lt;/span&gt; e Montepulciano sul prato incantevole di Villa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Torlonia&lt;/span&gt;, arroccata nel Borgo di Ceri? (ATTENZIONE! Non leggete quest'ultima domanda ad alta voce: io c'ho provato ed è talmente lunga che stavo per collassare).&lt;br /&gt;Cosa si ripercuote?&lt;br /&gt;1. gli amici, che ancora mi prendono per il culo per il bouquet preso da Laura (anche se è più "Laura che è stata presa dal bouquet"). Il tutto, sotto i cinque occhi vigili del suo papà (i suoi+le lenti dei suoi occhiali+la lente della sua telecamera);&lt;br /&gt;2. lo stomaco, che dopo ore di tappi di cibo e lubrificanti alcolici s'è sorbito anche un domenica-sera-al-pub-con-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Anzo&lt;/span&gt;-e-il-Santo, con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Bud&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;fre&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;sssh&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;ca per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Anzo&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Silos&lt;/span&gt; da 2litri per me e il mio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;divino &lt;/span&gt;compagno di boccale. In aggiunta, due "cervelletti" (grumosi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;shootini&lt;/span&gt; alla fragola e crema di whisky) visto che i nostri, di cervelli, ancora reagivano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;troppo &lt;/span&gt;a dovere. Il fatto che poi io e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Anzo&lt;/span&gt; ci siamo incastrati nel tentare di ricordarci gli episodi della nuova serie di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Holly&lt;/span&gt;&amp;amp;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Benji&lt;/span&gt;, vuol dire che qualcosa ha alla fine funzionato. Vai tu a capire se si tratti di magia etilica o più &lt;span style="font-style: italic;"&gt;semplicemente&lt;/span&gt; di amicizia.&lt;br /&gt;Nonostante siano passati due giorni da quel pranzo, &lt;a href="http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/02/robi-vs-taddeo-un-post-grande-per-le.html"&gt;Robi&lt;/a&gt; sembra stia quasi pensando di rimettere il muso fuori. E in effetti, stamattina, il compito di scrostarmi dalla sedia - per invogliarmi ad addominali, pesi e flessioni - sarebbe affidato alle sonorità graffianti dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Motorhead&lt;/span&gt;, ma è più di un'ora che girano nello stereo e non hanno fatto altro che far degenerare questo post rendendolo di una lunghezza spropositata. Serve che io vada avanti?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4584132108198912735?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4584132108198912735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4584132108198912735&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4584132108198912735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4584132108198912735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/10/boomerang-ang-ang-ang.html' title='Boomerang... ang... ang... ang'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7449019708137523828</id><published>2007-09-11T20:38:00.000+02:00</published><updated>2007-09-11T11:55:37.234+02:00</updated><title type='text'>Grilli con l'orologio</title><content type='html'>Non prendiamoci in giro, sto scrivendo questo post soltanto per post-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;icipare&lt;/span&gt; l'inizio della sessione di studio di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;questa&lt;/span&gt; mattina. E c'entra poco il fatto che è una quindicina di giorni che non &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;ag&lt;/span&gt;-giorno un blog. Ok, se tiro fuori un altro gioco di parole fastidioso come gli ultimi due, giuro che inizio a studiare. Non prendiamoci in giro.&lt;br /&gt;Ore 10:24 in questo istante. Alle 10:45 inizio a studiare.&lt;br /&gt;Mi sa che oggi è una di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quelle&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;giornate&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Già, ma di "quelle" che? Non lo so esattamente... Come non lo sai? Eh, non lo so... forse oggi è una di quelle giornate in cui potrei passare ore a parlare da solo inventandomi domande e risposte, pur di non studiare.&lt;br /&gt;Già le 10:28!? O sono diventato lentissimo a scrivere, o il tempo veramente vola, quando si tratta di farti avvicinare all'orario che un perverso senso di responsabilità  ha deciso per l'inizio del tuo studio. Anche &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;perché&lt;/span&gt; intorno non è che ci siano cose che ti invoglino a fare altro. Cioè, in realtà ci sarebbero, ma ognuna è avvolta da quella vischiosa patina di senso di colpa che mi impigrisce i pensieri, pensando a quanto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;altro&lt;/span&gt; potrei fare.&lt;br /&gt;Leggere un libro, scrivere un racconto, leggere un fumetto, suonare la chitarra, fare pesi, guardare un film, telefonare ad un amico... ma poi il mio grillo parlante, burbero perché lo pagano il minimo sindacale, mi dice "Se hai tempo per fare tutte queste cose, allora vuol dire che hai il tempo per studiare. Il resto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;puoi&lt;/span&gt; farlo sì, ma lo studio è un qualcosa che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;devi &lt;/span&gt;inseguire giorno per giorno, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;perché&lt;/span&gt; lui mica ti aspetta". E me lo dice, il mio grillo parlante, quasi sussurrandolo perché, sempre per quella storia del minimo sindacale, non dimostra un minimo d'entusiasmo per il suo lavoro: lo dice perché lo deve dire, così anche lui sta a posto col suo personalissimo grillo parlante. Che a sua volta, però, lavora in nero.&lt;br /&gt;E a proposito di grilli parlanti (sto per fare un tremendo gioco di parole, ma me lo concedo per che sono le 10:44 e &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;ancora&lt;/span&gt; non ho scritto nulla di sensato su questo post): voglio citare (soltanto citare, promesso) il V-day di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Beppe&lt;/span&gt; Grillo. Dove "V" sta per "Vaffanculo", nonostante tutti i quotidiani - causa grilli parlanti deontologici - si siano dimenticati le ultime cinque lettere riportando solo "Vaffa". In più, messaggio per tutti quei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;matematici&lt;/span&gt; che si sentono soddisfatti nel sostenere l'equazione "V-day=&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Beppe&lt;/span&gt; Grillo". Non c'avete capito un "Ca". Che sta per "cazzo". &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Beppe&lt;/span&gt; Grillo, in questo caso, è stato un enorme cassa di risonanza: nel suo blog (il più letto in Italia e il 13° nel mondo... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;avoja&lt;/span&gt; a scrivere post, oh Luca &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Sacchieri&lt;/span&gt; nella Rete!) lui ha raccolto le lamentele e i disagi della gente e si è trasformato in un "mezzo" per trasmetterli ai piani alti (e pure a quelli bassi, ma comunque un po' sordi e ciechi). Un "mezzo di informazione", un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;media-man&lt;/span&gt; che si tuffato in quel vuoto informativo lasciato a marcire dai quotidiani quelli-veri-quelli-autorevoli (della serie "se non lo raccontano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;loro&lt;/span&gt; vuol dire che non esiste..."). Guarda caso è lo stesso vuoto che ormai si sta creando tra i cittadini e i &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;politici&lt;/span&gt; i quali sono - parole sue, realtà di tutti -  "lavoratori dipendenti di chi paga le tasse". E' un'intuizione geniale, questa, soprattutto perché elementare ma dispersa in quel vuoto del non-detto. E se hai uno spazio vuoto, prendi un tipo che non ha niente da perdere, che non ha paura di prendere schiaffi in faccia perché ne ha già presi (insieme alle tante porte che gli hanno chiuso, sempre in faccia), ed ecco spiegato "l'effetto cassa di risonanza": ecco spiegato come una voce piccola piccola possa diventare un coro &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;roboante&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;La voce di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Beppe&lt;/span&gt; Grillo è stata un coro che, invece di disperdersi in echi lontani nel vuoto, ha centrato in pieno le orecchie dei 300mila italiani che hanno firmato la proposta di legge. Senza pubblicità in televisione, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;né&lt;/span&gt; sui quotidiani:  è una cosa nata in Rete, alla faccia dei pesci grossi.&lt;br /&gt;Già le 11:05?! Non posso che citare (soltanto citare, promesso) i 3 punti della proposta di legge: 1. allontanare i politici condannati dal  Parlamento (ce ne sono 25 sicuri e chissà quanti altri che  ancora stanno lì  a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rappresentarci&lt;/span&gt;);&lt;br /&gt;2. carriera politica non più lunga di due legislature (soprattutto per evitare che i politici usino le scrivanie del Parlamento come quelle dello studio di casa propria);&lt;br /&gt;3. ritorno al voto di rappresentanza alle singole persone smettendo di votare i partiti (che poi poi dispongono i loro uomini come fossero le creature dei videogiochi di strategia. Questi ultimi, però, hanno la scusa di essere decerebrati proprio perché &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;esserini&lt;/span&gt; virtuali).&lt;br /&gt;E visto che sono già le 11:15 e la mattinata di studio è sta percorrendo il pericoloso confine&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;del "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Vabbè&lt;/span&gt;, ormai stamattina è andata: comincio dopo pranzo", non posso far altro che continuare e concludere con l'elenco puntato, per segnare quelle cosette che, al momento, mi stanno tenendo la vita in stand-by, lasciandomi addosso quella tremenda sensazione d'attesa che il boomerang lanciato, e scomparso all'orizzonte, torni indietro:&lt;br /&gt;1. prosegue la preparazione schiacciasassi (e al posto di "sassi" leggi "gambe") con la squadra di calcio a 5 di serie D, fresca fresca di cambio di panchina (grande Mister &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Minucucci&lt;/span&gt;, nonostante il culo... che ci stai facendo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rassodare&lt;/span&gt; a forza di scatti, allunghi e corse infinite alla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Forrest&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Gump&lt;/span&gt;), cambio di presidente (grande Edoardo P., detto "il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Pres&lt;/span&gt;" compagno d'allenamenti, di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;cazzeggio&lt;/span&gt; e di bevute), e cambio di nome: "Oasi di Pace" come il nome del circolo in cui ci alleniamo (e se pensate che i miei giochi di parole facciano rabbrividire, vi informo che "Pace" è il cognome della famiglia che possiede quel circolo;&lt;br /&gt;2. prosegue l'attesa per l'esito dei concorsi letterari a cui sto partecipando, di cui ho quasi perso quasi il conto (3, al momento, mi sembra) per i quali ho scritto dei racconti (3, al momento, mi sembra). E, inoltre, prosegue l'attesa per una risposta da parte di quelle case editrici (una decina) a cui ho mandato l'ultimo romanzo che ho scritto. Ma, in questo caso, sto un po' perdendo le speranze. Dipenderà forse dal fatto che ho spedito i manoscritti intorno al Novembre 2006?&lt;br /&gt;3. passato il periodo di 500 ore (ora più, ora meno meno meno meno), è finito il tirocinio all'agenzia di pubblicità ed è sfumata la loro proposta di lavoro come &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;copywriter&lt;/span&gt; (quello-che-scrive-i-testi-delle-pubblicità) per la quale avrei eventualmente posticipato la laurea (andando un anno fuori corso, ma pagandolo con i primi stipendi). Pur non avendo nemmeno avuto il tempo di firmare un contratto, non ho potuto non rimanere un po' contratto sulla sedia, quando mi hanno detto che non c'era più possibilità di assunzione. A questo punto non mi rimane che la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;tipica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; strada del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;laureando&lt;/span&gt;: laurearsi, appunto, tentando di non finire fuori corso, e poi lanciare in giro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;curriculim&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;vitae&lt;/span&gt; come fossero coriandoli. E, tanto per cambiare, aspettare.&lt;br /&gt;Per adesso causa punto 3. - e causa soprattutto h.11:34 (il mio grillo parlante ha appena biascicato qualcosa tipo "io tra un po' vado in pausa-pranzo e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;te&lt;/span&gt; la sbrighi da solo") - direi che non posso far altro che impugnare l'evidenziatore come fosse una spada laser e combattere il Lato Oscuro del testo di Linguistica. Anche se, in realtà, di punti oscuri ne ha ben più di uno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7449019708137523828?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7449019708137523828/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7449019708137523828&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7449019708137523828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7449019708137523828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/09/grilli-con-lorologio.html' title='Grilli con l&apos;orologio'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-1480635219446909329</id><published>2007-08-28T01:40:00.000+02:00</published><updated>2007-08-27T16:47:56.445+02:00</updated><title type='text'>Inter-(t)rail(er)</title><content type='html'>E' difficile credere che sia finita l'estate, quando le giornate continuano ad appiccicartisi addosso e quando continui a vivere col terrore che il ventilatore alle tue spalle - acceso ormai da chissà quante ore consecutive - possa esplodere lanciando lame rotanti come i migliori Robot giapponesi.&lt;br /&gt;Io in realtà erano quattro anni che l'estate la passavo ad inseguire bambini scalmanati al centro estivo, per racimolare la grana necessaria a non essere - durante l'anno - un bambolotto a cui basta tirare la cordicella per sentirgli dire "Papà, mamma c'avete dieci euro?". Ed erano quattro anni che per me l'estate durava una settimana, passata essenzialmente a divertirmi come si deve... per poi tornare al centro estivo ancora più stanco.&lt;br /&gt;Quest'anno, invece, disertando il lavoro estivo con l'intento di levarmi di torno gli ultimi esami prima del pezzo-di-carta magistrale, la mia estate è durata molto di più: è iniziata il 17 luglio (ultimo esame della sessione estiva), e finisce oggi (giorno in cui ho scritto su un post-it la data del mio ultimo esame in assoluto, 24 settembre).&lt;br /&gt;Quindi, prima di dire quanto sia difficile credere che l'estate sia finita, dovrei forse dire:&lt;br /&gt;"E' difficile credere che sia bastata un'estate finalmente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;normale &lt;/span&gt;per disabituarmi ai ritmi da centro estivo".&lt;br /&gt;In compenso, finita di girare mezza Europa in inter-rail, ho 40 euro nel conto in banca e debiti sparsi qua e là. Appena riuscirò a scollarmi da questo schienale sudaticcio, mi tasterò la schiena per vedere a che altezza è attaccata la cordicella da bambolotto parlante.&lt;br /&gt;Ma, a ripensare a questi 16 giorni appena trascorsi ("Ma sono passati quasi 15 giorni da tuo rientro!"... è difficile credere anche questo), direi che il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;prurito &lt;/span&gt;sulla schiena per via della cordicella, ora come ora, è una pena sopportabile. Vedremo se, con l'aumentare dei giorni che mi allontaneranno da questa estate, e con l'inevitabile aumento dei debiti, quella cordicella non diventerà il guinzaglio con cui i miei sensi di colpa mi porteranno a spasso.&lt;br /&gt;Ma quelle, al momento, sono pagine ancora da scrivere.&lt;br /&gt;Invece le pagine che sto scrivendo adesso, passandole dal taccuino al pc, sono quelle relative proprio al mio inter-rail. Quando infatti Stefano Giovinazzo, direttore del giornale online "La Ghigliottina", m'ha proposto di scrivere una specie di diario di viaggio che lui poi avrebbe pubblicato a puntate sul suo settimanale, qualcosa dentro mi si è smosso: qualcosa che indubbiamente comprendeva gli ultimi lavori di Enrico Brizzi, il mio scrittore-idolo. Lui, percorrendo prima l'Italia da sponda a sponda, e poi l'Europa lungo la via Francigena - la strada dei pellegrini -, ha tirato fuori un paio di reportage e, non contento, un paio di romanzi. Io, nel mio piccolo, sono stato da subito entusiasta di scrivere un qualcosa che, per certi versi, fosse &lt;span style="font-style: italic;"&gt;simile&lt;/span&gt; ai suoi scritti.&lt;br /&gt;E quindi, taccuini(-ini-ini, visto che erano estremamente tascabili) e penna a portata di mano, ho vagato per le varie città, rispondendo colpo su colpo alla miriade di soste-fotografia di Laura. Lady L., però, aveva un paio di vantaggi:&lt;br /&gt;vantaggio n° 1.: poteva passeggiare e fotografare allo stesso tempo; io, al contrario ho rischiato più volte di:&lt;br /&gt;-perdere Laura dovendo fermarmi per appuntare;&lt;br /&gt;-perdere la vista scrivendo scarabocchi minuscoli per ottimizzare tempo e spazio sulla pagina;&lt;br /&gt;-perdere conoscenza schiantandomi contro muri e/o pali nel tentativo estremo di scrivere e camminare in contemporanea.&lt;br /&gt;vantaggio n°2.: un click di Laura, per quanto studiato potesse essere, a volte equivaleva a non so quante pagine d'appunti del mio blocchetto. Soprattutto per questo, alla fine, mi sono ritrovato a scrivere un po' ovunque: in treno, sul letto, in aereo, appoggiato a muretti, sulle panchine, seduto su catene tutt'altro che comode, in piedi sotto il sole, al buio nelle chiese, sorseggiando caffé disgustosi, su prati, sul water, sott'acqua (in questo caso solo nel tubo che attraversava la vasca principale dell'acquario di San Sebastian), in salita, in discesa e tra molti altri &lt;span style="font-style: italic;"&gt;alti e bassi&lt;span style="font-style: italic;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Laura ha chiuso la pratica con circa 800 fotografie da mostrare agli amici, io ho ancora un paio di taccuini da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;decifrare&lt;/span&gt;, da trasformare in file.doc e da mandare via email al Giovi.&lt;br /&gt;Il mio timore, all'inizio del viaggio, era che non avrei avuto molto da scrivere, se non una sequela infinita di descrizioni da guida turistica. Solo che poi, piano piano, volenti o nolenti, nelle microscopiche pagine del mio diario di viaggio, sono comparsi stati d'animo da fame, da stanchezza, da sorpresa, da vita di coppia auto-esiliata in città sconosciute; poi anche personaggi troppo assurdi per non esser citati hanno scavalcato paesaggi e monumenti, e, nemmeno a farlo apposta, sono comparse anche delle micro-avventure che - anche adesso che le vado via via a rileggere per la correzione delle bozze - faccio fatica a spiegarmi. Tipi indecifrabili che ti scortano nel buio di una Barcellona tutt'altro che da cartolina, ometti strambi che ti raccattano dal porto di San Sebastian per offrirti una casa quando eri quasi rassegnato alla notte in bianco, amici tuoi che, per caso, tu e Laura incontrate in un locale di Saragozza con un paio di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;guape &lt;/span&gt;al seguito e che, all'istante, vi ubriacano di Rum, tequila e risate; incursioni improvvise di tedeschi ubriachi e sanguinanti, e di loschi soggetti nei pressi della terrazza della villa di Palma di Maiorca affittata da altri tuoi amici...&lt;br /&gt;In un modo o nell'altro, il timore di creare un'inutile guida turistica si è trasformato nell'ansia di raccontare ogni cosa, perché da un certo punto in poi le cose che meritavano di esser raccontate si sono accumulate, e io quasi non ce l'ho fatta più a stargli dietro.&lt;br /&gt;Ma poi è andata, anzi: sta andando, visto che il lavoro è più che mai in corso.&lt;br /&gt;Oggi è uscita la prima puntata di&lt;span style="font-style: italic;"&gt; questo &lt;/span&gt;che, un po' perché ancora incompleto, un po' perché un miscuglio di generi (diario? guida turistica? romanzo? cronaca?) non saprei nemmeno io definire.&lt;br /&gt;Lo trovate al sito &lt;a href="http://www.ghigliottina.it/"&gt;www.ghigliottina.it&lt;/a&gt;, e, ad ogni nuovo numero del settimanale online, si andrà avanti con il racconto di un giorno di viaggio. Con la speranza che, almeno a riscriverle, le cose siano molto più facili rispetto a quando si è trattato di viverle.&lt;br /&gt;Cliccate sul link, dunque, tenetevi aggiornati e tenetemi aggiornato sugli esiti parziali, su ciò che ne pensate di questo (per me) modo di raccontare assolutamente sperimentale. In questa settimana sarà il "giorno zero" a farla da padrone: è una specie di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;intro&lt;/span&gt;, breve, ma che dà già un'idea di quali saranno i toni e i ritmi di un Inter-rail forse migliore, peggiore o uguale a chissà quanti altri, ma - a suo modo - irripetibile. Almeno finché il mio conto in banca non deciderà di smuoversi dai suoi 40 euro. Verso l'alto, si intende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ghigliottina.it/"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RtLfkZ5zWsI/AAAAAAAAABw/WAWJ2tu50z8/s400/Ghigliottina.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5103387144285805250" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-1480635219446909329?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/1480635219446909329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=1480635219446909329&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1480635219446909329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1480635219446909329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/08/inter-trailer.html' title='Inter-(t)rail(er)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RtLfkZ5zWsI/AAAAAAAAABw/WAWJ2tu50z8/s72-c/Ghigliottina.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-6620968514942022610</id><published>2007-07-28T02:20:00.000+02:00</published><updated>2007-08-27T15:01:00.868+02:00</updated><title type='text'>"UP THE IRONS!", parole Sante</title><content type='html'>Sono alla vigilia della partenza di un inter-rail quindicinale stracolmo di città da visitare insieme a Laura, tra Francia e Spagna (Rapido elenco? Inspiro aria e... Lione-Montpellier-Tolosa-Barcellona-Palma-Saragozza-San Sebastian-Bilbao-Madrid... anf! anf! anf!, me lo sento nei polmoni che il mio campionato di calcio a 5 è già finito da qualche settimana...). E invece di riempire il tipico zaino da inter-rail fino a farlo diventare una Creatura alta quasi quanto me, mi ritrovo a riempire questo post.&lt;br /&gt;Dovevo essere probabilmente ubriaco quando ho promesso al Santo, il mio amico Riccardo Santamaria (anzi, "Riffardo Santamarria" per evitare di pagare il copyright), che avrei trascritto dal suo quadernino al mio blog l'intera cronaca amatoriale del concerto degli Iron Maiden, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;contro&lt;/span&gt; cui io, lui e Alessandro from Siena siamo "andati a sbattere". E chi il  20 giugno è stato come noi all'Olimpico dalle 12:30 alle 23:30, può capire l'onda d'urto del Metal, del sole, della stanchezza, della sete, della gioia e, sì, della magia. Dovevo essere probabilmente ubriaco, quindi, o il Santo mi aveva ubriacato di proposito (ecco il perché di quelle birre offerte da lui quella sera?!), quando mi sono offerto. E non tanto per una specie di "profanazione" del mio blog con post altrui, ma esclusivamente per il fatto che il Santo non ha una grafia, ha una sismo-grafia... La foga e l'entusiasmo l'hanno portato a riempire le pagine del suo quadernino al 9° grado della scala Mercalli. Io non lo sapevo, il doppio malto aveva già stipulato accordi al posto mio, e la promessa fatta ad un amico la devi mantenere. Anzi, per certi versi, la VUOI mantenere.&lt;br /&gt;E' stato un concerto grandioso, e le parole migliori non possono che essere quelle dell'uomo più "Maindeniano" che io conosca.&lt;br /&gt;Per la cronaca, il 21 giugno mattina ho fatto un esame all'università, ho preso 28: è stata colpa o merito del concerto? Sono sicuro che il Santo opterebbe per la seconda.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed eccoci un'altra volta qui, davanti allo schermo di un computer a cercare di descrivere le emozioni, le sensazioni, la fatica di un viaggio nel mondo musicale di Eddie e di quell'allegra combriccola di folletti ormai cinquantenni che gli gira intorno... capito di chi sto parlando? Ma sì, proprio loro: gli IRON MAIDEN.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Questa volta il nostro eroe non ha dovuto imbarcarsi in viaggi al di là di ogni regola e limite umano, non ha dormito sulla banchina di una stazione e non si è trascinato senza scarpe dall'autodromo alla stazione... e tutto questo perché gli Iron gli hanno fatto il favore di venirlo a trovare a casa sua (Drrriiiin! Ricca', il campanello, vi ad aprire tu? Toh! Guarda chi c'è: Bruce, Steve, Nicko... ma ci sono anche Janick, Adrian e Dave... volete un caffè?). No no, questa volta l'evento si è consumato all'Olimpico di Roma, e quale scenario migliore se non il campo della Maggica per un gruppo maggico?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quindi il viaggio del nostro eroe dalla bandana teschiata è stato solo un tranquillo star seduto sul sedile posteriore di una Lancia Y con i suoi nuovi compagni di viaggio (e di concerto): Luca (il Sacco) e Alessandro (Alessandro), con le dolci note di "A Metter of Life and Death" a fare da colonna sonora mentre tentavamo di districarci dalle colonne di auto che come sempre intasavano il Lungotevere (fanno ormai parte del paesaggio tipo coreografia fissa... fissa nel senso che tanto non ti muovi...).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una volta parcheggiata la Maiden-Mobile il nostro eroe e i suoi compagni si sono trovati di fronte la prima di tante barriere che hanno invano tentato di impedire loro di entrare al tanto agognato concerto: i cancelli dello stadio (per la cronaca le altre barriere sono state i secondi cancelli, i tornelli che permettevano agli oltre 40mila di entrare "ordinatamente" uno alla volta nello stadio, ma soprattutto il caldo isopportabile che ci ha fatto finire 2 litri di acqua in meno di 15 minuti!).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una volta giunti all'interno dello stadio, dopo aver rimesso i tappi alle bottiglie (di vino) preventivamente messi in tasca per evitare dopo i controlli di portarsi in giro quattro bottiglie aperte, i nostri hanno preso posizione sul prato dell'Olimpico, davanti al palco, in attesa dell'inizio del concerto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E qui è stato tutto un crogiolarsi al sole, con magliette che dal torso passavano alle teste a mo di bamndana (la mitica bandana teschiata si è persa  nel vortice di tessuto che è il mio armadio), uno scaldarsi le corde vocali con le canzoni che intrattenevano gli oltre 40mila Maideniani, e un incontrarsi di svariati personaggi tipo lo Slash di Montesacro e il Prince nero di Centocelle o il John Lennon di San Lorenzo con un asso di picche in testa... e tutto questo metre sul palco cercavano (inutilmente) di preparare la scenografia per il primo dei 5 gruppi di supporto, gli italici Sadist, personalmente scelti da Steve Harris, e il suo cantante che a turno cercava di strangolare il bassista e il chitarrista-tastierista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dopodiché è stato il turno di una certa Laureen Harris, (gran bella) figliola di Steve Harris (e vi chiederete come mai si trovi a questo concerto... bhé, gli scherzi del destino), con il dio Thor alla chitarra, un omino saltellante al basso e un batterista con la faccia da vecchia, braccia di uomo e capelli da orso polare che brillavano di luce propria tanto erano bianchi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tutto sommato una buona performance di rock un po' pop, con grandi assoli di chitarra del Super-Saiyan e assoli di gambe della Avril Lavigne mora.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Successivamente è stato un susseguirsi di gruppi (due), brutti, ma proprio brutti, almeno dal punto di vista fisico... sul lato musicale sia i Mastodont sia i Machine Head non erano proprio gli ultimi arrivati, un po' pesanti e brutali nel maltrattare i loro strumenti, ma comunque molto tecnici e bravi nel loro genere... però erano proprio brutti!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un'altra mezz'ora di attesa, la pressione da dietro che pian piano aumentava, tanto da non permetterti più di rimanere seduto, ed ecco salire sul palco (mentre in più saliva una sete disumana) un ometto carino carino, coi capelli lunghi, la barba spettacolare (almeno dal punto di vista di chi scrive), qualche brufolo in faccia, una voce roca e graffiante, sessant'anni sulle spalle e una sigaretta in bocca, a deliziarci con le dolcissime note di "Ace of Spades" e "Overkill"... talmente fatto da confondere il suo ultimo album con il penultimo, ma talmente bravo da non sentire il peso degli anni (saranno collegate le due cose??), e da scatenarsi in una performance di sano e pazzo rock and roll... e pensare che sono solo in tre a creare tutto quel macello sul palco... tre "personaggi"... vabbé Lemmy si conosce e si ama; il chitarrista è un pazzo col cappello (un cappellaio matto), sigaretta e una chitarra che scivola tra riff di cemento e assoli al fulmicotone; e il batterista che sembrava suonare le sue pelli con i capelli (eh eh eh) tanto agitava la testa bionda mentre menava fendenti con le bacchette.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;In sostanza una prova grandissima e un succulento antipasto prima della portata principale...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sono le 21:00 e la trepidante attesa volge al termine, il palco è buio, ogni tanto si sente il suono di un tamburo, di un piatto, una strimpellata allegra di qualche chitarra... La folla si accalca sempre di più, fino a rendere lo spazio vitale del nostro eroe e dei suoi amici un quadratino di circa un metro per 50 centimetri (e considerando che ci stavamo in tre...).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'aria comincia a riscaldarsi, i corpi sudati degli oltre 40mila a stringersi sempre di più, le gole a seccarsi dopo l'ennesimo grido collettivo ad inneggiare gli Iron Maiden, e la sete ad avanzare  inesorabile nel corpo del nostro eroe dalla maglietta-bandana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il gigantesco orologio dell'Olimpico segna le  21:30 circa, le luci si spengono e le mani e le urla si alzano e l'immmenso telo che da dieci ore copriva il resto del palco con la scenografia Maideniana cede di colpo e gli Iron Maiden salutano i Romani con le note di "Different World", e i Romani danno il loro benvenuto alzando ancora di più le mani e un coro si unisce alla voce di Bruce Dickinson nel cantare la prima traccia dell'ultimo album.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E' tutto un susseguirsi di emozioni, sempre uguali e ogni volta diverse nel cuore  cuore del nostro eroe all'iniziare del suo terzo concerto degli Iron Maiden. A volte di dice che l'attesa è migliore dell'evento che si stava aspettando... maddechè?! Nel preciso momento in cui sono apparsi i folletti di ferro sul palco, tutta la stanchezza accumulata nelle dieci ore passate sotto il sole viene cacciata via da una ricarica di adrenalina, le parole escono da sole dal cuore verso le corde vocali dell'eroe teschiato ed eccolo che lo troviamo in mezzo alle sue migliaia di fratelli di metal, a cantare ogni singola parola, ad abbracciare persone mai viste prima ma che in quel momento ti sembra di conoscere da una vita, perché se c'è una cosa che la musica e l'heavy metal in particolare riescono a fare è riunire sconosciuti da ogni parte del mondo e renderli simili, fratelli per una giornata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il sudore si mischia alle emozioni e definisce quell'odore, quel profumo che ti rimane dentro come una caratteristica propria di quell'evento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un concerto degli Iron Maiden è uno spettacolo nello spettacolo, ragazzi! Già la scenografia da sola varrebbe il prezzo del biglietto... Nicko sommerso da piatti, tamburi e quella simpatica pazzia che lo rende il migliore; pedane sopraelevate dove far correre un ometto vestito di nero, con i capelli corti (l'unico) e vicino alle cinquanta lune, che come un forsennato muta la sua voce e non perde niente in potenza e luminosità; dietro la batteria un enorme telo scorrevole dove, a turno, si susseguono varie immagini in cui Eddie è ritratto nelle varie copertine di singoli ed album.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E poi quei cinque scalmanali che corrono da una parte all'altra del palco, noncuranti di eventuali ossa rotte o scontri frontali; Steve Harris che ti fissa negli occhi mentre suona "Iron Maiden"; il faccione sempre sorridente di Dave Murray, che basta pensarlo con una perenne gomma in bocca che subito di viene in mente pendolino Cafù; Adrian Smith, forse quello più fermo degli altri; Janick Gers che sembra vivere il concerto in un mondo parallelo dove esistono solo lui, il pubblico e la sua chitarra che si diverte a far roteare da una parte all'altra, ad alzarla quasi fosse una bandiera; e per non parlare di Bruce Dickinson, il simbolo di questi Iron Maiden (insieme a Steve) che riesce a tenere a bada  gli oltre 40mila dell'Olimpico e a sfoderare ogni volta una prestazione e una presenza scenica che a volte ti viene da pensare se è realmente lui oppure un robot costruito apposta per fare quello che fa; e poi come non citare il popolo dell'Olimpico, che stavolta, abbandonate le maglie di Roma e Lazio, indossa un'unica divisa, nera, con una faccia carina carica stampata sopra e un nome: IRON MAIDEN... e che con i suoi cori, i suoi incitamenti e la sua carica è riuscito a far zittire perfino Bruce Dickinson che, con la faccia piena di gratitudine, si è fatto indietro con un gesto che sta a significare "grazie, il palco ora è vostro", e tutti ad urlare "Maiden! Maiden!" ancora più forte!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ragazzi, questo è un concerto degli Iron Maiden, questa è musica, ma prima di tutto è affetto reciproco dei fan per gli Iron e dei membri della band per loro; e se, dopo oltre venti anni di dischi, sono ancora così amati ci sarà un perché, no?!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma c'è da dire che anche un evento come questo, per il nostro eroe, non sarebbe stato così indimenticabile e unico se non avesse avuto al suo fianco persone come i suoi due compagni di concerto e di vita (senza fraintendimenti!), quindi grazie Ale e grazie Luca per aver condiviso con me questa esperienza. E con tutti voi a risentirci al prossimo concerto degli Iron Maiden.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;UP THE IRONS!!!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Richy (a destra nella foto)  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RtKqqJ5zWqI/AAAAAAAAABg/dKKiKClOPcc/s1600-h/P6200063.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RtKqqJ5zWqI/AAAAAAAAABg/dKKiKClOPcc/s320/P6200063.JPG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5103328968953780898" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-6620968514942022610?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/6620968514942022610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=6620968514942022610&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6620968514942022610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6620968514942022610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/07/up-irons-parole-sante.html' title='&quot;UP THE IRONS!&quot;, parole Sante'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RtKqqJ5zWqI/AAAAAAAAABg/dKKiKClOPcc/s72-c/P6200063.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-9020567498835081913</id><published>2007-07-19T23:58:00.000+02:00</published><updated>2007-07-27T17:36:24.805+02:00</updated><title type='text'>"Sarà che forse..." (postumi di una mattinata faccia a faccia con l'Inter-rail)</title><content type='html'>Sarà che gli unici viaggi all'estero che hai fatto, li hai trascorsi nella bambagia delle vacanze-studio in cui, più che imparare l'Inglese, rafforzavi il tuo dialetto in una gara di sopravvivenza contro quello dei ragazzi delle altre regioni d'Italia.&lt;br /&gt;Sarà che in geografia sei sempre stato un (bel) po' ignorante e quindi hai appeso al muro con una lingua di scotch la cartina dell'Europa (clandestinamente strappata dal libro-altante del salone, sperando che - come in tutti questi anni - venga lasciato chiuso a mascherare il tuo crimine).&lt;br /&gt;Sarà che da ragazzino non hai mai giocato a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Risiko&lt;/span&gt;, e che quindi tutta 'sta voglia di conquista internazionale non ce l'hai mai avuta.&lt;br /&gt;Sarà che il richiamo dell'Inter-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;rail&lt;/span&gt; ti ha sempre inebriato da lontano, con tutto quel catalogo di foto immaginarie in un cui ragazzi, galoppanti ed intrepidi, si &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;sobbarcano&lt;/span&gt; zaini quasi più alti di loro e sorridono: sorridono mentre stanno per salire sul treno sfidando con il loro peso (copro+zaino) la forza di gravità; sorridono, invece di imprecare, mentre consultano le cartine &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;perché&lt;/span&gt; si sono persi; sorridono davanti al &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;centoquarantasettesimo&lt;/span&gt; monumento della giornata; sorridono mentre mangiano (stranamente senza residui tra i denti); vivono sui treni, dormono forse 4 ore a notte, sudano come come bottiglie d'acqua in &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;spiaggia&lt;/span&gt; appena tirate fuori dal freezer, e sorridono... Eppure l'Inter-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;rail&lt;/span&gt; l'hai sempre considerata una cosa che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ti apparteneva&lt;/span&gt;, non sapendo nemmeno tu esattamente come e perché. Forse hai sempre cercato spazi che andassero un po' oltre le quattro confortevoli mura della tua stanza, o forse volevi spazi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;nuovi&lt;/span&gt; da riportare e custodire proprio in quelle quattro mura. Forse la tua è solo voglia di dire "Io c'ero, ho tentato pure io l'arrembaggio del mondo". Forse hai solo bisogno di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cose&lt;/span&gt;: colori, forme, odori, suoni, mentalità... Forse &lt;span style="font-style: italic;"&gt;hai bisogno&lt;/span&gt; di scoprire che - "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;train&lt;/span&gt;"&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;ando&lt;/span&gt; qua e là te stesso e lo zaino, tuffandoti dalla scaletta del vagone ogni volta in una nuova cartolina tridimensionale -  magari quelle confortevoli-quattro-mura si  possono allargare fino a comprendere tutto il mondo.&lt;br /&gt;Sarà che il "fattore-novità" ti sta facendo fare un sacco di seghe mentali, e questo non va bene, perché poi ti vengono le occhiaie mentali...&lt;br /&gt;Sarà forse soltanto che stamattina hai passato sei ore davanti al &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;pc&lt;/span&gt; a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;rimbecillirti&lt;/span&gt; di nomi, orari, strade, coincidenze... Chissà se gli Inter-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;rail&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;boys&lt;/span&gt; sorridono anche al momento di organizzarlo, il loro viaggio. Non a caso non si trovano foto di loro gioiosi e pieni di vita, mentre rimangono &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;imprigionati&lt;/span&gt; nell'appiccicosa ragnatela &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;estiv&lt;/span&gt;a di tratte, prenotazioni e &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;coincidenze&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;last&lt;/span&gt; minute. Una certa forma di "labirintite" è garantita. Della serie: "Basta, non ne posso più! Vattene &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;affanculo&lt;/span&gt;!" "Sì, va bene, ma in quale nazione è?"... fino ad &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;arrivare&lt;/span&gt; a cercare su Internet il treno che dalla stanza ti porti in cucina.&lt;br /&gt;Sarà che un po' ti ci sei immaginato, in una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;magliettaccia&lt;/span&gt; e in un paio di pantaloni corti con tasche laterali, col naso puntato in alto sull'ultima cuspide di qualche chiesa, o in basso, a capire in quel groviglio di linee rette della cartina tu dove cazzo sei e dove cazzo devi andare. E &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;soprattutto&lt;/span&gt; quale cazzo di mezzo ti ci porta...&lt;br /&gt;Sarà che l'Inter-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;rail&lt;/span&gt;, dai 26 anni in poi, costa quasi il doppio e a te, una delle cose che ancora ti fanno sentire come quando avevi diciassette anni, è la mancanza di soldi.&lt;br /&gt;Una cosa è certa: avrai lo zaino pieno, alla partenza, nel disperato tentativo di non doverti lavare mutande e calzini in quindici giorni di viaggio; e probabilmente anche la testa piena, al ritorno, e - una volta rimesso piede nella tua stanza - forse&amp;finalmente quelle città scritte sulla cartina &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;scotchata&lt;/span&gt; al muro avranno un senso, e le vedrai brulicare di vita. E se presterai bene attenzione, magari anche quel mare azzurro - piatto e squadrato tra latitudini e longitudini - qualche sciabordio te lo saprà restituire.&lt;br /&gt;Sul fatto che sorriderai come un idiota nelle foto - da perfetto "pupazzo Inter-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;rail&lt;/span&gt;" - hai i tuoi dubbi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/Rp-X0B_W9AI/AAAAAAAAABQ/SViFhQb2FrY/s1600-h/keyimg20061012_7158764_2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/Rp-X0B_W9AI/AAAAAAAAABQ/SViFhQb2FrY/s320/keyimg20061012_7158764_2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5088953024095122434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-9020567498835081913?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/9020567498835081913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=9020567498835081913&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/9020567498835081913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/9020567498835081913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/07/sar-che-forse-postumi-di-una-mattinata.html' title='&quot;Sarà che forse...&quot; (postumi di una mattinata faccia a faccia con l&apos;Inter-rail)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/Rp-X0B_W9AI/AAAAAAAAABQ/SViFhQb2FrY/s72-c/keyimg20061012_7158764_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4127001520029422142</id><published>2007-07-17T07:00:00.000+02:00</published><updated>2007-07-16T22:09:15.707+02:00</updated><title type='text'>E l'Oscar come "Peggior Blogger" va a...</title><content type='html'>Soffio via la polvere dallo schermo, starnutisco perché sono allergico alla polvere e mi accorgo che l'ultimo post risale al 23 aprile. L'ultimo post "vero" intendo, poiché l'ultimo prima di questo è un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;fogliaccio&lt;/span&gt; trascritto che risale a molti mesi fa, e il penultimo è un racconto. Faccio &lt;span style="font-style: italic;" class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;mea&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;culpa&lt;/span&gt;, mi cospargo il capo di cenere. E starnutisco, perché sono allergico.&lt;br /&gt;Non che in questi mesi la mia vita sia cambiata granché (che vuol dire, leggendo tra le righe - anche se la suddetta frase non ne riempia nemmeno una, di riga - "potrei anche risparmiarmi di aggiungere un nuovo post nel blog, visto che non ho granché da dire"). Ma a me mi frega la scrittura. E nonostante "a me mi" non si dica, ribadisco che è la scrittura a chiamarmi, e non mi frega nulla se non è raffinata. E ci tengo anche a precisare che ho ripetuto due volte "frega" nella stessa frase.&lt;br /&gt;E, dunque, mi rivolgo a tutti i lettori che attendevano trepidanti: avete sbagliato blog perché io non ho lettori.&lt;br /&gt;Poi mi rivolgo a tutti quelli che, non so per quale esatto motivo, stanno di-loro-spontanea-volontà leggendo questo blog: se mi dovete dei soldi, non ve la caverete compiacendomi nel leggere ciò che scrivo qui; se invece non avete niente di meglio da fare, smettetela comunque di leggere, chiamatemi e ci andiamo a prendere una birra da qualche parte (possibilmente nei paraggi di casa mia, in modo tale che io me la possa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;&lt;/span&gt;gestire con &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;smanicata&lt;/span&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;pinocchietti&lt;/span&gt; e infradito).&lt;br /&gt;Ma siccome la scrittura - quando chiama - urla e basta, sono io a dover mettere ordine e quindi ecco che mi tocca estrarre di nuovo dal cilindro, invece che il solito "riassunto delle puntate precedenti", il vecchio stratagemma delle parole-chiave in &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;grassetto&lt;/span&gt;. Passiamo sopra al fatto che io non ho mai avuto un cilindro.&lt;br /&gt;A proposito di "grassetto", posso esordire con la notizia che &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Taddeo &lt;/span&gt;sta facendo capolino, forse galvanizzato da un'estate sempre più sciogli-ghiacciai, forse incoraggiato dalla carenza di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Silos&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;birrosi&lt;/span&gt;. Dicesi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;"Silos"&lt;/span&gt; una torre di vetro dalla capienza di litri 2 di birra, consegnata direttamente al tavolo del pub previa pagamento di 10-e-passa euro. Nel mio portafoglio ultimamente c'è solo il vento, e di fare il vento al pub non se ne parla nemmeno. Dicesi "fare vento" la fuga da un locale senza pagare. Altamente sconsigliata se il locale da cui scappi è gestito da ragazzi che abitano nel tuo stesso condominio. E se è pur vero che col &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Santo&lt;/span&gt; avevamo preso la bella &lt;span style="font-style: italic;"&gt;abitudine &lt;/span&gt;di svuotare il nostri cuori svuotando i nostri boccali - "nel nome del Pub, del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Silos&lt;/span&gt; e dello spirito Santo" - ultimamente quegli spiccioli che riesco a raschiare dal conto in banca, me li devo razionare tra 1.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; tessere Metro&lt;/span&gt;, 2. fumetti dell'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Uomo Ragno&lt;/span&gt;, 3. partite di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;calcetto&lt;/span&gt; e 4.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; cinema&lt;/span&gt; con sconto studente. I quali, nell'ordine, mi permettono di:1. attraversare Roma per andare al &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;tirocinio&lt;/span&gt; all'agenzia di pubblicità, 2. rimanere un bambino, 3. rimanere un bambino senza pancetta, 4. condividere poetici silenzi con &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Laura&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Ebbene sì, continua la mia storia emozionante da non-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;single&lt;/span&gt; (termine prettamente scaramantico inventato in questo istante), con tanto di 2 anni festeggiati un paio di mesi fa: week-end romantico nella freschezza bianca di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Sperlonga&lt;/span&gt; che si bagna le dita dei piedi nel mare. Tanta notte a disposizione, tante candele, tanto vino, tanto &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L.L.L.&lt;/span&gt;, e se qualcuno mi ricorda che ho avuto un' &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;otite&lt;/span&gt; atomica l'ultima notte, farò finta di non sentire...&lt;br /&gt;Ben altro pane per le mie orecchie è stato il concerto degli &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;Iron&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Maiden&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;del 20 giugno: con 5 gruppi spalla e i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Motorhead&lt;/span&gt; con la loro voce &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;roc&lt;/span&gt;(k)a come gruppo ospite. Lo stadio Olimpico è stato trasformato in una bomboniera di pesantissimo Metal. Il Santo, che col suo amico Alessandro mi hanno &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sverginato&lt;/span&gt;  - e prima di pensare subito al peggio, sappiate che "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Maiden&lt;/span&gt;" vuol dire "vergine" - il Santo, dicevo, fan assoluto degli &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Irons&lt;/span&gt;, ha riempito 10 pagine di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;quadernino&lt;/span&gt; col suo reportage amatoriale. Non aggiungo altro perché al più presto quel resoconto occuperà un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;post&lt;/span&gt;o d'onore in questo blog. Anticipo solo che, sotto il palco, sotto il sole, sotto pressione (di circa 30mila corpi) non so se è stata più dura resistere quelle 10 ore, o alzarsi la mattina dopo per andare a fare un esame. E se è vero che gli &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;esami&lt;/span&gt; non finiscono mai, quelli della mia &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Laurea Magistrale&lt;/span&gt; stanno agli sgoccioli. Con quello di oggi me ne mancano 2, e con quello di domani me ne dovrebbe mancare 1.&lt;br /&gt;"&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Sgrat&lt;/span&gt;! &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Sgrat&lt;/span&gt;!" (lascio alla vostra immaginazione la motivazione del sonoro...)&lt;br /&gt;Impantanato nella calura estiva è il mio "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;romanzo in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;progress&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;"&lt;/span&gt;, ma più che altro perché mi rimangono spicchi di tempo tra tirocini, esami e vita sociale: perché io, anche se il 14 maggio ho fatto &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;25 anni&lt;/span&gt;, sono ancora un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;gg&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;iovane&lt;/span&gt; e ho una vita sociale delirante e sconclusionata, chiaro?! &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Fattostà&lt;/span&gt; che il tempo a disposizione è abbastanza per permettermi di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;annoiarmi&lt;/span&gt;, ma troppo poco per poter tornare a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;domare &lt;/span&gt;una storia a lungo respiro come quella di un romanzo. E "a lungo respiro" non vuol dire che io lo stia dettando a voce a qualcuno, il romanzo, ma solo che la storia da raccontare è bella lunga... Nel frattempo il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;romanzo-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;waiting&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;for&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (l'ultimo scritto, per intenderci) "viaggia" sui tavoli di una decina di case editrici. Io, intanto, aspetto. E proprio perché la scrittura urla, e nel vuoto del mio portafoglio si sente l'eco, sto partecipando con alcuni racconti BREVI a tutta una serie di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;concorsi letterari &lt;/span&gt;che abbiano premi in denaro. Sono uno scribacchino più che uno scrittore?! Sono un mercenario e non un amante della letteratura?! Non lo so, non credo, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;fattostà&lt;/span&gt; che quest'estate "tirocinio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;rules&lt;/span&gt;!", e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;senza lavoro estivo&lt;/span&gt; a dare un minimo di senso al mio bancomat, l'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;Interrail&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;con Laura non sarà certo offerto dall'ambasciata di Francia, Spagna e Portogallo per il semplice fatto che andremo a visitarne le nazioni.&lt;br /&gt;E chiedere denaro ai genitori diventa ogni anno più fastidioso per la coscienza: l'effetto per lo stomaco é quello di un post-peperonata il 15 agosto.&lt;br /&gt;Poi ormai i racconti sono spediti e le "&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;news&lt;/span&gt;!!!&lt;/span&gt;" galleggiano in alto a destra ad aspettare. E io con loro, anche se ogni tanto rompo l'attesa con una strimpellata di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;chitarra&lt;/span&gt;, e quindi rompo anche le palle ai vicini. C'è da dire però che miglioro (e al primo che insinua "anche perché peggio di così..." lo chiamo a casa e lo costringo ad un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;live&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; telefonico).  Cioè, a forza di consumare plettri, polpastrelli, e corde qualcosa di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;simil&lt;/span&gt;-melodico viene fuori. E se al momento ancora "viene fuori" come un rigurgito di vomito, la situazione non può che migliorare... Bene, visto che mi sono servito la parola "corde" su un piatto d'argento, posso finalmente dire che "taglio la corda", e smettere di scrivere. Mi stavo iniziando ad incartare da solo alla ricerca di un finale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;abbastanza&lt;/span&gt; demente, e la cosa stava andando troppo per le lunghe...&lt;br /&gt;Ottimisticamente direi che il prossimo post potrebbe comparire tra qualche giorno, pessimisticamente potremmo risentirci tra un altro paio di mesi: dipende se il bicchiere  è mezzo pieno o mezzo vuoto. Ma io che di solito mi attacco direttamente alla bottiglia, non so proprio che dirvi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4127001520029422142?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4127001520029422142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4127001520029422142&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4127001520029422142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4127001520029422142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/07/e-loscar-come-peggior-blogger-va.html' title='E l&apos;Oscar come &quot;Peggior Blogger&quot; va a...'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-2009101359790020526</id><published>2007-07-08T05:00:00.000+02:00</published><updated>2007-07-07T20:24:20.053+02:00</updated><title type='text'>Block notes (stonates) pag.2</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/Ro_VGEaEd9I/AAAAAAAAABI/p2MSIdTZ74k/s1600-h/scrivania.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5084516804563597266" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 138px; CURSOR: hand; HEIGHT: 134px" height="163" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/Ro_VGEaEd9I/AAAAAAAAABI/p2MSIdTZ74k/s200/scrivania.jpg" width="166" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt; sente la spirale un po' nauseante circolargli ipnotica nel bel mezzo della fronte. Come ogni volta, dopo una bevuta pesante, inizia a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;pentirsi&lt;/span&gt; dei bicchieri scrosta-pensieri mandati giù.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Riuscisse a pentirsi un po' prima, stomaco, fegato, papille gustative e cranio saprebbero ricompensarlo, pensa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le gambe pizzicano di stanchezza, la testa strizzata di sudore e poi sciolta nel balsamo della doccia calda e dello shampoo - la testa risorta, quindi - era &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;recettiva&lt;/span&gt; alle scintille invisibili di baldoria, oltre che a quelle del camino in fondo alla sala. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt; sente di voler bene, sente di volersi bene, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt; ci sta dentro, e sprigiona sorrisi, e ne riceve in cambio sorrisi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E solo adesso - dopo IL tutto - si chiede come facesse a sentire i suoi piedi che scorrevano lisci sui binari. E come facesse, addirittura a sentire i binari. Ora &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt; crede di capire tutto, ma nel frattempo teme che la cosa non durerà.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E sa che la cosa non durerà. Perché non dura mai. E anche quando sembra durare all'infinito, non dura. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt; sospira, sente lo zucchero &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;sciogliersi&lt;/span&gt; nel sangue, e il sangue sciogliersi nel sonno. E sa - &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;o spera&lt;/span&gt;, o si illude di sapere - che per questi momenti (che a volte durano secondi, a volte ore, a volte ti sfiorano appena) vale la pena vivere: per cercarli, quei momenti, per sbatterci contro, per urlare a te stesso che non esistono e poi, in un modo o nell'altro, si riversano sopra di te come un'onda fragorosa ma silenziosa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E vai alla deriva, anche se non ti muovi dalla tua sedia, dal tuo tavolo, dal tuo corpo che dispensa sorrisi e ne riceve in cambio sorrisi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt;, adesso, sente il suo cuore stretto e silenzioso. E rimpiange, mentre qualcosa di sé già dorme e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;qualcos&lt;/span&gt;'altro, invece, non si dà pace.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt; sente il mondo pieno di odori, ma non sa cosa braccare. E' senza forze, ma vuole braccare, o forse morire, o forse sfondare, o solo galleggiare. O andare giù, ma senza annegare. Magari dormire. Ma col terrore di perdere il filo dell'aquilone...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Buonanotte &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt;, dice &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Lukeboy&lt;/span&gt;. Ti auguro di durare, e che il tuo cuore, a questa gioia, non si riesca mai ad abituare.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;data: 3/11/2006&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;ora: 00:21, dopo un allenamento e una cena con la squadra&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-2009101359790020526?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/2009101359790020526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=2009101359790020526&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2009101359790020526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/2009101359790020526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/07/block-notes-stonates-pag2.html' title='Block notes (stonates) pag.2'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/Ro_VGEaEd9I/AAAAAAAAABI/p2MSIdTZ74k/s72-c/scrivania.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-5592691718014847214</id><published>2007-04-24T00:40:00.000+02:00</published><updated>2007-04-24T09:36:10.556+02:00</updated><title type='text'>Week-end artistico vol.2: Art(ificial) Cafè(scion)</title><content type='html'>In onore dell'arrivo di un paio dei Catania &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Boys&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; conosciuti qualche tempo fa in settimana bianca, ecco che Fashion-Chicca e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Hattori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Anzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; maestro di lame (ma non troppo di lamette, visto che un velo di barba se lo lascia sempre) ti organizzano un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;seratino&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; all'Art &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Cafè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;: un'immensa arena fashion di musica &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;house&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, giacche, camicie aperte su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;pett&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;(&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;oral&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;)i depilati, stivali su cosce chilometriche già pronte&amp;tinte per la prova-bikini, minigonne mini, strass e stress (..per raggiungere il locale, facendosi il lungotevere in macchina a passo d'uomo, in compagnia del resto del mondo). Fortunatamente il parcheggio sotterraneo di Villa Borghese ti permette di parcheggiare senza girovagare anni anche se, per una sera, decidi di prendere la vecchia Station Wagon di papà perché è l'unica macchina a casa ad avere benzina e tu hai i soldi contati fino all'ultimo spicciolo per permetterti 'sto venerdì sera mimetico nella Roma da bene.&lt;br /&gt;C'è un po' di attesa scalpitante all'ingresso: tutti con l'&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;artrite&lt;/span&gt; al gomito per via del cellulare incollato alla faccia, perché si entra facile solo grazie ad amici di amici di amici di..., e quindi tocca beccare gli amici di amici di amici di... prima che questi entrino, si sbronzino, ballino e rimedino (a colpi di consumazioni offerte) della carne aromatizzata al C&amp;amp;K &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;pour&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;femme&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;... e rimangano solo amici di amici di amici di loro stessi.&lt;br /&gt;"Dove sei? - No, TU dove sei, eri un metro dietro di me 5 secondi fa! - Io sono qui! - Qui dove? - Qui qui! - Qui lì? - Davanti all'insegna &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;GS&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;! - C'è un'insegna &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;GS&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;??? - Eccoti! - No, eccoti TE!"&lt;br /&gt;Quindi eccoci tutti qui, io, Laura, i Catania con consorti, Lorena delle "cugine Tao", il motorino Gianni alla ricerca del park-ticket per il suo motorino, Alessandra&amp;amp;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;friends&lt;/span&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Roscio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Anzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e Fashion-Chicca (questi ultimi tre con un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;privé&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; diverso dal nostro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;perchè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; invitati ad una festa di compleanno).&lt;br /&gt;Però, appunto, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Anzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e Chicca si sono dati da fare anche per noi, a botte di telefonate pomeridiane, scovando l'amico del conoscente del parente del compagno di squadra del padre del figlio dello spirito santo del discendente dell'albero genealogico per fare l'albero ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole il seme, per fare il tavolo ci vuole il legno, ma per fare il tavolo all'Art &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Cafè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; ci vuole il telefono e i numeri giusti.&lt;br /&gt;Entriamo cavalcando l'onda della prenotazione in lista, e scavalcando l'orda di maschi che vantano (supplicando) amicizie importanti e femmine che vantano (facendotele supplicare) tette importanti.&lt;br /&gt;Arriviamo al tavolinetto a noi riservato, accerchiando tipo falene la candela che lo illumina. Subito come pischelli che hanno appena rotto il salvadanaio a maialino, ci curviamo sulla fiammella e racimoliamo le banco-note sonanti fino a raggiungere gli euro 250 che ti permettono di avere il tavolo nel locale. Scattano ovviamente le battute sul fatto che il tavolo ce lo saremmo potuti benissimo portare da casa, ma alla fine 15 euro a cranio non è poi una cifra che fa inorridire, considerato che tutto intorno a te si distende un mondo di cinte &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;gioiellate&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, di polsi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;cinturati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Rolex&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, di stivaletti in pelle di coccodrillo, di coccodrilli con le chiavi della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Mercedes&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; in tasca e di organizzatori che in-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;tascano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; circa 200 euro a bottiglia.&lt;br /&gt;E visto quanto è in ballo, si balla.&lt;br /&gt;E dopo un po' - grazie alle consumazioni passate sottobanco da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Roscio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, Chicca e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Anzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; - si sballa pure.&lt;br /&gt;La gente è tanta, la pista è grande, grandissima, ma non basta. Va a finire che la palestra ti serve soprattutto ad occupare più spazio e ad attutire le gomitate fashion di chi ti sta intorno, ed è come se ognuno ballasse una danza della pioggia tutta sua, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;mentre&lt;/span&gt; dalle fronti piove solo sudore, e vedi solo spalle e teste nell'illuminazione &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;bluastra&lt;/span&gt;, e i coni di luce bianca pattugliano la sala come tante sentinelle, che se soltanto ti sorprendono a non-divertirti poi ti fanno sentire pure in colpa.&lt;br /&gt;Ma se dimentichi che per qualcuno quel posto diventa quasi una ragione di vita, se dimentichi che si tratta di un bel contenitore pieno e vuoto al tempo stesso, se dimentichi che è tutto un vedere-e-un-esser-visti, se spegni la testa, insomma, ma senza chiudere gli occhi (perché ad occhi chiusi tutti i posti sono uguali, e neri), riesci sì a divertirti. E il trucco è sempre quello: la gente che hai intorno. E non mi riferisco alla moltitudine incamiciata o &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;stratruccata&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;fashion-adepti&lt;/span&gt;, ma ai miei amici e alla mia ragazza: un Art &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;Cafè&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; qualunque, insieme a loro, può anche scorrerti divertente sulla pelle, perché anche se quella musica bombata intasa gli spazi e schiaccia le parole, noi con i nostri sguardi e le nostre risate la attraversiamo facile. Ci conosciamo così tanto intimamente e ci vogliamo così tanto bene, che i nostri pensieri sono sottotitolati l'uno agli occhi dell'altro. E dopo aver detto ciò, se ascolti bene, una serenata dolce di violino tra tanta &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;schizo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;house&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; riesci ad ascoltarla pure tu. E non importa se lì c'è pure la &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;Dj&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; anoressica tutta labbra e zigomi che ha estratto dal cilindro un violino elettrico e sta creando ritmi elettro-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;classics&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; a tempo con la musica disco. La musica che senti tu, se è la stessa che stiamo ascoltando noi, viene dal cuore.&lt;br /&gt;Dopo tanta &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;house&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, si sente un po' il richiamo della propria, di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;house&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. E ognuno - più o meno assordato, più o meno sudato, più o meno &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;scazzato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, più o meno baciato - si trascina verso l'uscita, le macchine, le strade lucide, gli occhi lucidi, le orecchie che ancora tintinnano musica, le proprie lenzuola, oppure delle lenzuola non sono esattamente le proprie ma sono talmente conosciute che è come se lo fossero.&lt;br /&gt;C'è chi chiude gli occhi per dormire, chi chiude gli occhi per sognare, chi chiude gli occhi per vomitare, chi chiude gli occhi per gridare, chi chiude gli occhi per piangere, chi chiude gli occhi per il piacere, e infine c'è l'alba.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-5592691718014847214?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/5592691718014847214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=5592691718014847214&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5592691718014847214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/5592691718014847214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/04/week-end-artistico-vol2-artificial.html' title='Week-end artistico vol.2: Art(ificial) Cafè(scion)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7290072540032049855</id><published>2007-04-22T21:50:00.000+02:00</published><updated>2007-04-24T22:52:49.844+02:00</updated><title type='text'>Week-end artistico vol.1: "Macro" dubbi sull'arte contemporanea</title><content type='html'>In queste notti la luna è stata una sottile falce con le punte rivolte verso l'alto, e la stella che le fluttuava sopra sembrava molto attratta dalle promesse di quella culla luminosa in cima al mondo.&lt;br /&gt;Questo quadretto non è un modo per rendere più poetiche le previsioni meteo ("cielo sereno nel week-end"), ma mi dà &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;spunt&lt;/span&gt;&lt;em&gt;e&lt;/em&gt; (partendo dalle punte, quelle della luna) per raccontare un fine settimana all'insegna dell'Art(e).&lt;br /&gt;L'immagine della luna-dondolo e della stella solitaria&amp;vogliosa di coccole (del tutto vera, lo garantisco, e per fare il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;romanticone&lt;/span&gt; per poco non andavo con la macchina per campagne dimenticando che davanti ad una curva bisogna curva-re), è un qualcosa di visivo, di abbastanza istantaneo e che, a livello di contenuti non superficiali ti smuove dentro, e quasi sei tu, con una facilità non immediata, ma comunque molto spontanea, a notare la somiglianza tra la falce di luna e un dondolo e (di conseguenza) ad attribuire a quella stella nei paraggi il desiderio di dondolarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok, sento che mi sto ingarbugliando, quindi devo essere &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;mooolto&lt;/span&gt; chiaro e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;mooolto&lt;/span&gt; lineare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La premessa è che, secondo me, l'arte non deve essere solo immagine, ma al tempo stesso non deve essere solo contenuto (o comunque, non un contenuto talmente personale che rischia di perdersi nelle singole soggettività o di rimanere nascosto, di adagiarsi, nell'assurdità del suo contenitore...)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok, sento che vi state ingarbugliando insieme a me quindi: concedendo&lt;em&gt;ci &lt;/em&gt;un attimo di ricreazione, vi annuncio (e mi ricordo - come se non ce l'avessi già marchiato sul cervello) che il 1° Maggio esce in Italia Spider-man 3, con quattro giorni d'anticipo rispetto agli USA, e per ora, ingarbugliati nella ragnatela dello spettacolo del 2 Maggio (prenotato la settimana scorsa), siamo in sei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando al &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;pastrocchio&lt;/span&gt; concettuale che sto creando (potevo tenere gli occhi sul contachilometri invece di alzarli al cielo a vedere lune della Chicco??): ho sempre &lt;em&gt;visto &lt;/em&gt;l'arte come un qualcosa che, con delle linee guida, riesca a coinvolgere più persone le quali, all'interno di queste linee guida, provano ad assorbire l'opera d'arte (romanzo, quadro, film, scultura, ecc...) in modo personale. La passeggiata dentro Macro (museo con esposizione d'arte moderna, con mostra che analizzava il rapporto tra corpo&amp;amp;cibo), sabato sera, mi ha impantanato la testa sull'arte contemporanea in generale. Con un occhio su Laura accanto a me, un altro all'orologio per via del parcheggio a pagamento e un altro sulle opere esposte (un attimo, mi sembra ci sia un'occhio di troppo...), ho provato ad aggirarmi tra i vari pannelli bianchi e a confrontarmi con quanto ci fosse all'interno delle cornici, sia che si trattasse di quadri, sia che si trattasse di filmati mandati in loop. E soprattutto ho provato a guardare ad occhi &lt;em&gt;aperti&lt;/em&gt;, senza essere prevenuto, nonostante i dentisti delle pubblicità ti ricordino che "prevenire è meglio che curare" e nonostante in uno dei filmati ci fosse un tizio che strappava i denti con pinza e senza anestesia ad un altro legato su un lettino di legno molto simile ad una croce.&lt;br /&gt;Ciò che mi ha infastidito, non è stato affatto l'estremismo di certe immagini (come se l'Arte contemporanea volesse urlare la sua voglia di rompere gli schemi tradizionali, e anche se in effetti in un altro schermo c'era il filmato in loop di un tizio steso su un letto che urlava agonizzante per via di un male non troppo chiaro). Ciò per cui non riesco a darmi pace è il fatto che, rendendo più criptici i contenuti delle opere, si perdano quelle linee guida con cui l'artista prende per mano l'osservatore. Così facendo da una parte ognuno può attribuire il significato che vuole all'opera, ma dall'altra qualsiasi &lt;em&gt;cosa&lt;/em&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;purchè&lt;/span&gt; qualcuno le attribuisca un significato, può diventare un'opera d'arte contemporanea.&lt;br /&gt;Non sono più sfumature (personalizzate) di una specie di "filo conduttore" &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;es&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;presso dall'artista, sono idee difficili da scovare &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;im&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;presse (in profondità) dall'artista. Sorgono perciò sono pareri netti che ognuno &lt;em&gt;può&lt;/em&gt; esprimere (vista la poca immediatezza di significato dell'opera) e &lt;em&gt;deve&lt;/em&gt; esprimere (vista sempre la poca immediatezza di significato dell'opera).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ok, sento che ormai parlare di "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;ingarbugliamento&lt;/span&gt; mentale" è un eufemismo, e credo sentireste meno la nausea andando sulle montagne russe dopo il cenone di Capodanno...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che sto provando a dire è che "il significato delle opere d'arte diventa talmente oscuro che chiunque, privo di linee guida, nello sforzo di dover dare per forza un significato, ne attribuisce uno qualsiasi". E, su questa situazione (sull'esaltazione della scoperta soggettiva del significato delle opere), affascinante per certi versi, secondo me l'arte contemporanea un po' ci si &lt;em&gt;adagia. &lt;/em&gt;Qualsiasi cosa può significare tutto, e lo sforzo creativo dell'artista diventa quasi più quello di &lt;em&gt;creare &lt;/em&gt;un significato per "giustificare" la sua opera d'arte che quello di dar vita a qualcosa che accolga-smuova-accompagni-(e DOPO)lasci interpretare chi si trova davanti all'opera stessa.&lt;br /&gt;Se prendo una ruota di bicicletta, la metto su un piedistallo e le do il titolo "i rapporti umani", e a chi mi intervista &lt;em&gt;spiego che &lt;/em&gt;i raggi che si intrecciano sono le vite delle persone attraverso un confine limitato, spaziale (e soprattutto temporale) rappresentato dal pneumatico, sono un artista di arte contemporanea?&lt;br /&gt;Non so... andare da Macro ieri m'ha messo tanta tanta tanta troppa confusione in testa sull'arte contemporanea e sulla validità dei suoi contenuti, e non credo che esprimerla a Laura - durante il ritorno in macchina (parcheggio scaduto da dieci minuti, ma niente multa!) - sia stata la ninna nanna che lei avrebbe desiderato, dopo aver passato in bianco il venerdì notte &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;disoctechereccio&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;In ogni caso, lei s'è addormentata lo stesso sul sedile e io, tenendole stretta la mano, ho pensato che magari riversare la mia confusione da qualche parte per iscritto m'avrebbe chiarito un po' le idee.&lt;br /&gt;Ho pensato male.&lt;br /&gt;Quella strana forma di fastidio sul &lt;em&gt;rischio&lt;/em&gt; che qualsiasi cosa possa essere arte (contemporanea) rimane, ma forse (e dico forse forse forse forse) la cosa positiva è proprio che mi susciti questo dibattito interiore pieno di dubbi da cui, cazzo!, nemmeno dopo migliaia di parole riesco a trovare una via d'uscita?&lt;br /&gt;Ma poi, anche questo dibattito nient'altro è che un tentativo estremamente soggettivo di provare a decifrare (non una ma un po' tutta) l'arte contemporanea, e quindi starei punto e da capo, chiuso in un circolo vizioso tondo come la ruota di una bicicletta?!&lt;br /&gt;Ah, a proposito: se dovessi vedere in giro una ruota di bicicletta su un piedistallo e una targhetta col titolo "i rapporti umani", non mi incazzerei più di tanto per il fatto che mi avete fregato l'idea, ma &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;comunque&lt;/span&gt; saprei che avete letto questo post...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7290072540032049855?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7290072540032049855/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7290072540032049855&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7290072540032049855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7290072540032049855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/04/week-end-artistico-vol1-macro-dubbi.html' title='Week-end artistico vol.1: &quot;Macro&quot; dubbi sull&apos;arte contemporanea'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-6076551438793590709</id><published>2007-03-26T19:15:00.000+02:00</published><updated>2007-03-27T16:26:21.495+02:00</updated><title type='text'>Un tranquillo week-end DA paura (racconto di un sabato "Ratto" e di una domenica strascicata "senza" pallone)</title><content type='html'>Luca sbatte forte contro il Lunedì, e lo fa parlando di &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;sé&lt;/span&gt; in terza persona sperando che così faccia meno male. Stamattina la colla sul materasso era particolarmente resistente.&lt;br /&gt;E' stato un week-end &lt;em&gt;farcito &lt;/em&gt;come i panini dello "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Zozzo"&lt;/span&gt;, o meglio, &lt;em&gt;pieno&lt;/em&gt; come le bottiglie di vino che il Santo ha portato al concerto dei Ratti della Sabina, sabato notte. Riccardo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Santamaria&lt;/span&gt; - che per evitare querele su diritti d'autore chiameremo "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Riffardo&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Santamarria&lt;/span&gt;" - ha come paradossale soprannome "il Santo". La leggenda narra che ad affibbiarglielo sia stato un Mister particolarmente rincoglionito in quanto a nomi da memorizzare, ma a me piace credere che sia stato il destino. Grosso, con ghigno satanico, metallaro con basettoni mutanti, eterna giacca di pelle nera a fargli da mantello... uno così non poteva che chiamarsi "il Santo".&lt;br /&gt;Ebbene, eccoli lì Luca, Laura e il Santo a riempire una Lancia Y. Che in effetti se si è in tre, uno potrebbe pensare che c'è ancora molto spazio in macchina, ma se &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;si considerano&lt;/span&gt; le quattro bottiglie di vino accudite nell'abbraccio mastodontico di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Riffardo&lt;/span&gt;, si capisce come l'abitacolo fosse stra-carico, almeno di allegria.&lt;br /&gt;(Oltre a quelli che gli stanno sulle palle, il Santo &lt;em&gt;pesta &lt;/em&gt;anche l'uva del terreno dietro casa sua, ricavandone appunto del vino: "vin-Santo", così battezzato senza nemmeno utilizzare l'acqua-santa).&lt;br /&gt;Il "Villaggio Globale" è un centro sociale che ti accoglie con un enorme arco in muratura, poi una lunga strada dissestata ed infine un gigantesco tendone circense per i concerti. Al cospetto dell'arcata d'ingresso, Luca, Laura e il Santo hanno allargato la comitiva con Lorena e Silvia. Per maggiori &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;info&lt;/span&gt;. sul duo in questione, sbirciare il post precedente alla voce "ragazze-Tao". Luca ha subito approfittato per distribuire copie del suo manoscritto-volantino ("&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;volantitto&lt;/span&gt;", by il Santo): romanzo breve dal titolo "Date un'occhiata all'uomo invisibile". I cinque hanno quindi percorso il buio stradone &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;pozzangheroso&lt;/span&gt; che li ha portati al tendone, e hanno purificato le gole a sorsate di vin-Santo: prima lievi, poi poderose. Per la cronaca: il bicchiere di plastica con cui l'ignara Silvia si è presentata per &lt;em&gt;degustare&lt;/em&gt; il vin-Santo tanto acclamato nei giorni precedenti, è stato subito gentilmente disintegrato dal Santo. Luca ha offerto come sottofondo un interrogativo mandato &lt;em&gt;in loop&lt;/em&gt;: "Bicchiere?" (voi aggiungeteci un "Che cazzo ci devi fare con il..."). Il vin-Santo ai concerti va rigorosamente consumato &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;attaccandosi&lt;/span&gt; alla bottiglia, come un &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;calumet&lt;/span&gt; fatto di plastica e nettare (tossico).&lt;br /&gt;Quando sono arrivati anche Simone e consorte, le chiacchiere erano già da parecchio biascicate o sparate a volume troppo alto, e Luca c'ha avuto non poche difficoltà per rimanere lucido e discutere - come se il vino non l'avesse intaccato - del successo dei romanzi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Moccia&lt;/span&gt;: come un domatore di tigri, Luca ha distribuito frustate punitive alla propria invidia, a critiche letterarie troppo critiche e all'orgoglio quando gli è stato detto che lui scrive meglio del collega molto più pop(&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;olare&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Tutto piano piano si è fatto scuro e fumoso: colpa forse dell'alcool... ma più probabilmente del fatto che i sette sono entrati nel tendone. Abbandonati i cappotti nel solito angolo, racconto il Santo dal suo tuffo-scivolone nel fango (voto dei giudici: 7.8 - 7 - 8 - 7.5), Luca ha preso posto più o meno a centro parterre, Laura ha preso posto tra le braccia di Luca e il duo Silvia e Lorena, un po' spaesate, hanno preso posto tra Luca e il Santo. Il vin-Santo, evaporando dallo stomaco, ha preso posto nelle capocce.&lt;br /&gt;I Ratti si sono fatti attendere un bel po', ma stavolta li si poteva perdonare &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;incondizionatamente&lt;/span&gt;: con quel concerto avrebbero registrato il loro primo &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;live&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Una volta comparsi - e una volta riconosciute le prime note con cui rimbalzare sul posto - il simpatico ritmo folk-rock di chitarre, violini, basso, batteria, fisarmoniche, flauti ha preso il sopravvento: il mondo ha iniziato a muoversi più di quanto lo stesse facendo prima grazie al vin-Santo, e Luca&amp;co. non hanno potuto che &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;corrergli&lt;/span&gt; dietro, al mondo, e magari provare a superarlo.&lt;br /&gt;Simone, interrogato sui testi dal professor &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Sacchieri&lt;/span&gt;, ha finalmente superato l'esame di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Rattologia&lt;/span&gt;, dopo un primo concerto un po' stentato.&lt;br /&gt;E' stato in uno dei tanti momenti poco chiari e molto musicali di quella sera, che Luca ha avuto &lt;em&gt;quell&lt;/em&gt;' attimo di lucidità estrema. Un riflettore tutto speciale - sicuramente non montato sul palco - si è acceso solo per i suoi occhi, e la luce è scesa ad illuminare Laura di spalle davanti a lui. "E' lei": Luca l'ha pensato e detto quasi allo stesso momento, come chi ha le idee talmente chiare da non dover rimuginare prima di aprire bocca. Così, mentre Silvia zompava, mentre il Santo suggeriva in anticipo tutti i testi delle canzoni a Lorena che li cantava con una raucedine tutta alcolica, Luca ha chiuso l'abbraccio con cui proteggeva Laura da spallate e gomitate, l'ha guardata negli occhi e le ha detto "Sei tu". Laura ha sorriso, e secondo me (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;oops&lt;/span&gt;!, "secondo lui") un po' ha capito cosa le volesse dire, ma ha voluto comunque chiedere "Sei tu, che?". Quando Luca le ha ripetuto all'orecchio "Sei tu", lei, forse convinta dal tono o forse rassegnata dall'alito etilico, si è accontentata da quelle due parole. Ma, a giudicare da quanto ha stretto a &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;sé&lt;/span&gt; Luca, non deve aver pensato più di tanto al delirio di un ubriaco.&lt;br /&gt;A fine concerto - notte fonda e Silvia&amp;amp;Lorena andate via già da un po' - la &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Lancia&lt;/span&gt; Y ha riportato Simone &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;and&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;girlfriend&lt;/span&gt; alla macchina nei paraggi del Villaggio, il Santo alla macchina sotto casa di Luca, Laura a casa, e poi infine anche Luca a pochi passi orizzontali-verticali-orizzontali (vialetto-ascensore-ingresso) dal letto. E quando dico "la Lancia Y ha riportato" non voglio fare il poetico, anzi sono estremamente sincero: vuoi un po' la stanchezza, un po' il vin-Santo, Luca si è limitato ad &lt;em&gt;occupare&lt;/em&gt; il posto di guida. Il tutto, in un'atmosfera soffusa, un po' rimbombante da ricordo-misto-sogno. Come se quei tre fossero i protagonisti dei "Sogni di Rock'n'Roll" di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Ligabue&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;"Siamo qui, già le quattro e siamo qui...&lt;br /&gt;...e alle nove per colpa del vin-Santo sono sveglio con un mal di testa così".&lt;br /&gt;In &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;effetti&lt;/span&gt; la domenica è iniziata con le orecchie ancora tonanti di folk-rock, col cuore ancora gonfio di belle sensazioni, con un sonno che schiacciava Luca nel letto, ma con una nausea "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;sbronzea&lt;/span&gt;" (quando l'alcool ti lascia un sapore metallico in bocca) che gli impediva di riaddormentarsi. Il giusto compromesso Luca l'ha trovato nel vestire i panni de "l'uomo-divano": si è lasciato cioè addosso i panni che aveva già e si è rassegnato a rimanere stropicciato sul proprio divano, sbavando distratto davanti all'inutilità della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;Tv&lt;/span&gt; in una domenica senza campionato.&lt;br /&gt;Quando anche il concerto dei "Mal di testa del giorno dopo" è finito, l'uomo-divano è riuscito ad infilarsi in un paio di scarpini e ad infilarsi nella macchina del Santo, destinazione: partite di calcetto. E la "e" di partite" non è un errore di battitura. H.17-18 e h.19-20: squadre d'amici diverse, ma stesso campo, stesso Santo, stessa Luca's caviglia destra infortunata su cui infierire ("Dichiaro piede e caviglia marito e moglie finché rottura di legamenti non vi &lt;em&gt;separi"&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;Bella la rete che si gonfia, il pallone che gira, i sorrisi e la complicità degli amici.&lt;br /&gt;Poi è arrivata la notte, in campo si sono spenti i riflettori, nelle case si sono accese le lampade e Luca ha espresso un desiderio senza strofinarne nemmeno una.&lt;br /&gt;Alle 23 circa, Laura era nella sua stanza: desiderio esaudito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-6076551438793590709?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/6076551438793590709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=6076551438793590709&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6076551438793590709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/6076551438793590709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/03/un-tranquillo-week-end-da-paura.html' title='Un tranquillo week-end DA paura (racconto di un sabato &quot;Ratto&quot; e di una domenica strascicata &quot;senza&quot; pallone)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-1979377991054401826</id><published>2007-03-18T19:22:00.000+01:00</published><updated>2007-03-18T22:08:20.757+01:00</updated><title type='text'>"Aaalby, ma guì è um baradìììso!"</title><content type='html'>Avete presente un gruppo di Tartarughe &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Ninja&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; in cui anche il Maestro &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Splinter&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; è un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;casinaro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;!? Ecco, avete allora più o meno inquadrato la sconclusionata complicità che regnava nel gruppo de "i Catania &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;boys&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;" (dopo poche ore divenuti "i Catania" e basta) con cui noi abbiamo passato questa settimana bianca in Trentino. Oh &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;yeah&lt;/span&gt;, ho ripreso a sciare dopo quasi dieci anni: mi è bastata una rispolverata con un paio di lezioni (che è seguita ad una rispolverata (di neve da dosso) con un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;paio&lt;/span&gt; di cadute).&lt;br /&gt;"Noi": io, L'aura (de mi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;vida&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;), &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Anzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (il Dario amico-amico-amico e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;calcettaro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di professione, da cui "devi venire &lt;em&gt;qui &lt;/em&gt;a prendere il &lt;em&gt;merlo&lt;/em&gt;!") e l'&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;altrettanto&lt;/span&gt; amica-amica-amica (&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;nonché&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Anzo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;'s &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;girlfriend&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;) fashion-Chicca. "Gli altri", &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;anch&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;'essi sotto l'ala protettrice del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;CUS&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (Centro Universitario Sportivo): i Catania (1.&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Alessplinter&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, il saggio solo &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;perché&lt;/span&gt; di tre anni più grande, subito &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;rinominato&lt;/span&gt; - per il suo seggio nel senato universitario di Catania e per le sue origini &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;tutt&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;'altro che nordiche - "il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Senatùr&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;"; 2.&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Paolardo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, un po' l'equilibrista sul filo "saggio-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;casinaro&lt;/span&gt;"&lt;/span&gt; del gruppo, nonché collante tra i cinque e ambasciatore della "Catania &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;philosophy&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;" nel mondo; 3.&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Stefaello&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, quello bello e un po' distaccato all'inizio, ma che dopo due chiacchiere e due birre non puoi non considerare comunque una Tartaruga &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Ninja&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; catanese; 4.&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Albertello&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, a cui viene &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;associato&lt;/span&gt; il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Turtle&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; più mansueto solo perché ti si presenta davanti con un visetto tenero ed innocente, ma per smentite varie chiedetegli dei giramenti di testa dell'ultima notte, quando ha svuotato non so quante consumazioni nella disco di Madonna di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Campiglio&lt;/span&gt;... &lt;/span&gt;e ha svuotato non so quante volte lo stomaco per strada, nel ritorno a tornanti verso l'albergo, in sette in una Ford; 5.&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Vincenzangelo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, infine, è il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;cazzeggiatore&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; puro, quello che, anche se non volesse (ma vuole) ti farebbe ridere comunque: snello, molleggiato e istrionico (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Vinz&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, anche se c'è l' "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;str&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;" non è un insulto..), &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;nonché&lt;/span&gt; inventore del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;live&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;motiv&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; della vacanza: "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;Aaalby&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, ma &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;guì&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; è &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;um&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;baradìììso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;!"). Oltre ai Catania c'erano le cugine Silvia&amp;Lorena (detta Lorenza, Loredana, Lolla, Lo, ...), una specie di simbolo Tao ambulante: una (Silvia) bionda, chiara e di una dolcezza spontanea, l'altra scura di carnagione, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;caciarona&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e di una simpatia fragorosa. Poi c'era Gianni, un soggetto fantastico capace di dimenarsi con elasticità imprevedibile su qualsiasi spartito &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;simil&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;-commerciale anni '60-'70-'80-'90-2000...: capello, baffoni e pizzo a mosca sempre ben rasati, occhiali fashion su naso a pinna, sorriso onnipresente e Converse verdi (&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;onnipresenti&lt;/span&gt;) al posto degli sci (su cui si è sempre rifiutato di salire); gli altri del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;CUS&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, quelli con cui non ci sono state grandi chiacchierate, bevute, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;cazzeggiate&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; fianco a fianco non me li ricordo &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;granché&lt;/span&gt;, e da impavido codardo quale sono darò la colpa alla grande scoperta della vacanza: la grappa alla mela verde. Come scendeva giù bene (e come risaliva deliziosamente nella testa), nell'antro della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;Cantinola&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, unico pub di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Pinzolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; in cui giungere con gambe tremolanti da post-sciata. Tavolo da quindici fisso.&lt;br /&gt;E presentati i personaggi, d'un tratto ti accorgi che non c'è più molto altro da dire, perché si potrebbe parlare delle piste più o meno pappose degli impianti di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;Pinzolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, di quelle di gran lunga più vaste, bianche e morbide di Madonna di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;Campiglio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (con delle file alle seggiovie che nemmeno a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;Gardaland&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;). Si potrebbe parlare del concetto di "singole" e "matrimoniali" dell'Hotel Canada (quattro stelle, sì, ma secondo me una l'hanno rubata al presepe), dei panini del pranzo al sacco, che, dopo una mattinata passata a schiacciarsi nello zaino te li ritrovavi in mano più sottili dello &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;skipass&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt; Del "facciamo una foto?" a cadenza regolare ogni cento-centoventi secondi. Si potrebbe narrare la guerra a palle di neve scoppiata quasi per caso nel bel mezzo del "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;Rododedro&lt;/span&gt;", la pista più lunga (leggi "infinita") di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;Pinzolo&lt;/span&gt;, in cui Paolo ha modellato una palla di neve grossa quanto un uovo di dinosauro solo per farlo &lt;em&gt;schiudere&lt;/em&gt; dall'alto sulla testa del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;Senatùr&lt;/span&gt;. Si potrebbe citare il "Bombardino", bevanda alcolica &lt;em&gt;leggermente &lt;/em&gt;calorica (uova a go go) con panna montata in cima (camerieri del rifugio di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;Pinzolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, se vi mancano all'appello un paio di "bicchierini da Bombardino", sono nella mia valigia, fatevene una ragione). Si potrebbe parlare delle cene veramente fantastiche (stavolta sono serio) nella saletta veramente fantastica (sono ancora serio) dell'Hotel Canada, in cui, tra tanta eleganza di colonne e affreschi sulle pareti, scroccare un bis era una vittoria da ricordare per anni, oppure chiedere un primo per una persona (inesistente) era all'ordine del giorno... che solo alla fine fine fine, quando la cameriera veniva a sparecchiarti sotto il naso, capivi che era il momento di alzarti e trasferire le risate altrove, magari in una delle caverne della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;Cantinola&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Si potrebbe parlare della trasferta nel boschetto, uno strettissimo fuori-pista pieno di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;dossetti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; malefici in cui, per fermarti, avevi solo tre opzioni:1.arrivare alla fine in piedi, 2.usare le chiappe come freno a mano, 3.aggrapparti ad un albero (con variante "palo", vedi Vincenzo). Si potrebbe raccontare della giornata in cui Paolo ha provato in tutti i modi a suicidarsi (di mattina, poggiando il sedere sul bracciolo della seggiovia invece che sulla seduta e cadendo poi a faccia sulla neve; oppure di pomeriggio, alzando in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;anticipo&lt;/span&gt; la barra di protezione di un'altra seggiovia e rispondendo al mio sguardo interrogativo con un "Forse l'ho alzata troppo presto, ve'?"). E a proposito di rapporti dolorosi con le piste, potremmo parlare delle discese della &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;snowborder&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;/em&gt;Lorena (ma la tavola che l'hai noleggiata a fare, se te le sei fatte tutte di culo?!). Potrei raccontarvi l'imitazione di una puntata di "Uomini e donne" all'una di notte all'uscita dalla &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;Cantinola&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, con il sottoscritto in "ve&lt;em&gt;V&lt;/em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;sione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; Ma&lt;em&gt;V&lt;/em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;ia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; de &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;Filippi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;" e con lieve giramento di coglioni della signora del primo piano. Si potrebbe parlare della &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;disocteca&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; improvvisata sui tavoli all'aperto del rifugio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;Boch&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di Madonna di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;Campiglio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, con il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;dj&lt;/span&gt;, il presidente panzone e pelato("&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;Preeesidente&lt;/span&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;offrice&lt;/span&gt; da beve!"), la brasiliana che versava limoncello, le assi in legno che scricchiolavano sotto gli scarponi da sci e il sole che regnava ancora più alto di te, rendendo nitide le montagne fino ai confini del mondo, rendendo bianca e da accarezzare la neve, e dorato il sudore sulle fronti per le sciate. E a proposito di fronti, non riuscirei a tralasciare la crema solare a protezione 50 (!!!) e le &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;rosicate&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di chi è rimasto bianco nei confronti di chi si ritrova di nuovo a casa con il viso abbronzato (e non ha bisogno delle foto per dimostrare che è stato in settimana bianca). Non si potrebbe nemmeno dimenticare il "ballo dei capezzoli" brevettato da me e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;Pao&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; che, mani al petto e indici belli dritti, abbiamo creato coreografie degne di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;Broadway&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;. Potrei dirvi, ma solo accennandoli, di un paio di abbracci meravigliosi e speciali, tra l'ultimo sole saporito del pomeriggio e il primo venticello della sera, preludio di respiri nelle orecchie custoditi soltanto dalla notte. Di tutto questo, e chissà di quanto altro ancora si potrebbe parlare, in questi sei giorni vissuti minuto dopo minuto, in questi sei giorni in cui vecchie amicizie, nuove amicizie e amore sono scivolati più o meno facili (come le piste azzurre, rosse e nere, o come la terza, quarta o quinta consumazione alcolica). Ma senza i veri protagonisti, potrei star qui a parlare una vita intera di ciò che è successo in questa settimana, senza però trasmettere LA vita intera che abbiamo vissuto in questa settimana. E allora un brindisi (di grappa alla mela verde) a loro, alle persone che sono esistite in questa settimana, che esistono e che esisteranno (anche come contatti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;msn&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;...). Un brindisi e... "Scusa, mi puoi portare un'altra grappa alla mela verde?!".&lt;br /&gt;Senza le persone, i luoghi sono solo cartoline, i ricordi sono solo foto ("Facciamo &lt;em&gt;una&lt;/em&gt; foto?").&lt;br /&gt;Senza una persona da amare, Laura sarebbe solo un nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;tracklist&lt;/span&gt; (in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;progress&lt;/span&gt;) della vacanza: &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;1. "Vieni a prendere il merlo" (Dario)&lt;br /&gt;2. "Hai una sigaretta?" (i Catania)&lt;br /&gt;3. "Facciamo una foto?" (Laura, Francesca, Silvia)&lt;br /&gt;4. "Scusa, è possibile avere il bis?" (Alberto)&lt;br /&gt;5. "Mi vai a prendere le sigarette e la giacca?" (Francesca... a Dario)&lt;br /&gt;6. "Mi fai il bambino con il game-boy? (Lorena)&lt;br /&gt;7. "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_68"&gt;Aaalby&lt;/span&gt;, ma qui è il paradiso!" (Vincenzo)&lt;br /&gt;8. "Ecco a voi... Francesca!" (Gianni)&lt;br /&gt;9. "Dario, vieni a prendere il merlo a Catania" (Paolo)&lt;br /&gt;10. "Mi prendi la crema-i panini-la macchina fotografica-la crema-l'acqua-la macchina fotografica-i panini-la macchina fotografica..." (Laura... a Luca)&lt;br /&gt;11. "Sta arrivando" (Silvia, in risposta a chiunque le chiedesse sulla pista "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_69"&gt;Dov&lt;/span&gt;'è Lorena?")&lt;br /&gt;12. "Andiamo a fumare?" (Francesca... a Lorena)&lt;br /&gt;13."Andiamo a fumare?" (Lorena... a Francesca)&lt;br /&gt;14."&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_70"&gt;Manamanà&lt;/span&gt;!" (Luca)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;15. "Mi fai un Negroni?" "hambludaa hadaaha" (Luca) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;16. "Mi daresti il tuo panino al formaggio?" (Dario) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;17. "Non abbiamo preso i panini!" (i Catania) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;18."Ora ho altri diciotto buoni motivi per rimanere ivisibile su msn" (Dario) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;19. "Mi sta venendo l'herpes" (Francesca) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;20. "Ci vediamo domani mattina alle 8:30" (Laura alle 9 del mattino) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;21. "Mettiti la crema" (Laura a Luca ustionato) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;22. "Offro una brocca d'acqua a tutti!" (Luca) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;23. "Regà, non vengo a sciare, vado a fare shopping a Madonna di Campiglio" (Gianni) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;24. "Francesca, ti controllo io" (Vincenzo ubriaco) by Francesca&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;25. "Questa settimana ho riso così tanto che la prossima settimana voglio stare tutto il tempo incazzato" (Paolo) by Silvia&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;26. "Se non avete niente di meglio da fare questa sera..." (l'animatore dell'hotel Canada) by Silvia&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-1979377991054401826?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/1979377991054401826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=1979377991054401826&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1979377991054401826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/1979377991054401826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/03/aaalby-ma-gu-um-baradso.html' title='&quot;Aaalby, ma guì è um baradìììso!&quot;'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4798576754841694390</id><published>2007-02-26T21:50:00.000+01:00</published><updated>2007-02-28T19:34:21.563+01:00</updated><title type='text'>"ROBI vs TADDEO" (un post grande per le piccole battaglie della vita)</title><content type='html'>Esistono battaglie che in qualche caso ti accompagnano per tutta la vita, e che sono un po' la metafora della vita stessa. Di solito, in questi casi, i tuoi nemici non sai se definirli opposti a te o, addirittura, COMPLEMENTARI. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Bat&lt;/span&gt;-man, tetro e &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;malinconico&lt;/span&gt;, ha il &lt;em&gt;suo&lt;/em&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Joker&lt;/span&gt; colorato ed &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;euforico&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Luke&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Skywalker&lt;/span&gt;, col vestitino sempre-bianco (inspiegabile con tutta quella terra nei paraggi), ha &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Dart&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Fener&lt;/span&gt;, asmatico uomo-robot che dietro al mantello di pelle nera nasconde un accenno di panza. E se tante volte la metafora dei colori (bianco &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;vs&lt;/span&gt; nero) non fosse abbastanza chiara (o scura), vi allattano pure menzionando "il Lato OSCURO della Forza"... più facile di così?!&lt;br /&gt;Insomma, in genere si combatte contro il "ciò-che-non-si-è", e il cambio di colore è netto. Ma a volte le sfumature sono così poco visibili che ti sbatti senza pace per capire, e vorresti urlare "Perché combatti?". Qual è il senso di eliminare uno talmente simile a te che potresti essere te stesso? Sciiti e Sunniti, esempio riprovevole, ESTREMO, non-unico ma &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;immediat&lt;/span&gt;(&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;ic&lt;/span&gt;)o, a vederli da fuori il ruolo di "buono" o "cattivo" se lo fanno rimbalzare addosso (o esplodere), stravolgendolo, annullandolo...&lt;br /&gt;Spesso le battaglie che combatti ti chiariscono le idee su come stia andando la tua vita: se stai esagerando con le lamentele, se stai subendo troppo o se stai prendendo troppo a cuore una guerra che, addirittura, non varrebbe la pena combattere. A volte farsi un elenco in testa è la soluzione migliore, se non si è troppo impegnati ad uccidere o ad essere uccisi (metafore sì, ma purtroppo non sempre).&lt;br /&gt;Dunque, partendo dal presupposto che le mie guerre non sono mortali, per capire che vita sto vivendo sono "costretto" a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;pignoleggiare&lt;/span&gt; nel cercare quante siano le mie &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;war&lt;/span&gt; in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;progress&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, e quanto siano corrosive:&lt;br /&gt;1) Laureando &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;vs&lt;/span&gt; Tirocinante;&lt;br /&gt;2) Posto da titolare in squadra &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;vs&lt;/span&gt; Caviglia infortunata;&lt;br /&gt;3) Nuovo romanzo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;vs&lt;/span&gt; Case editrici;&lt;br /&gt;4) Figlio modello &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;vs&lt;/span&gt; Oggi-mi-rode-il-culo-lasciatemi-stare;&lt;br /&gt;5) Portafoglio vuoto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;vs&lt;/span&gt; Frustrazione del mantenuto;&lt;br /&gt;6) Corsa (ritardataria) verso la C&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;onoscenza&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;vs&lt;/span&gt; Ignoranza personale (mia-di-me) abissale;&lt;br /&gt;7) Robi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;vs&lt;/span&gt; Taddeo.&lt;br /&gt;Ora, mentre le prime sei battaglie risultano abbastanza chiare già dal titolo, la settima - "Robi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;vs&lt;/span&gt; Taddeo" - avrà forse bisogno di spiegazioni più accurate, che vadano oltre qualche parola di contorno.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;1) Facendo a spallate tra una sessione d'esami e l'altra, sto "soggiornando" in un'agenzia pubblicitaria come tirocinante, visto che mi toccano 500 ore obbligatorie di stage nel piano di studi del mio corso di laurea specialistica. Il resoconto dopo tre giorni (con una media d 4 ore al giorno) è qualche bozza corretta, qualche "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;titoletto&lt;/span&gt;" inventato qua e là per &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;dépliant&lt;/span&gt; di telefonia, e tanta "panchina": sia nel senso del mio ruolo di "riserva delle riserve" in questo ufficio, sia proprio per il fatto che che passo &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;mezze &lt;/span&gt;ore seduto, nell'attesa che qualcuno mi faccia fare qualcosa (eccovi la conferma: questo post lo sto scrivendo "al lavoro"). Ma io non mi deprimo: tengo le orecchie aguzze come un Mister &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Spock&lt;/span&gt; e, per capire come funzionano le cose, acchiappo nell'etere voci di corridoio. Soprattutto adesso: il direttore creativo è in riunione e io, che di solito "&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;tirocino&lt;/span&gt;" nella sua stanza, al momento sono parcheggiato in un corridoio, vicino alla macchinetta del caffè. A tal proposito, ci vediamo di nuovo qui tra un paio di minuti. Caffè in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;progress&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;2) Sempre in tema di "panchina", dopo settimane di allenamento alla Rocky Balboa, ero riuscito a conquistare un posto-fisso nella &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;Fucas&lt;/span&gt; (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;my&lt;/span&gt; "calcio-a-5" team). Però, in una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;stronzissima&lt;/span&gt; partita in notturna tra amici, il sintetico umido ha calorosamente invitato la mia caviglia destra a piegarsi di quasi-novanta gradi verso l'interno: il mio piede - che è un tipo un po' troppo alla mano - ha accettato. Schianto a terra, dolore, dolore, dolore, zoppia. Al momento, dopo settimane passate a giocare nascondendo al Mister un cocomero incastonato nel piede destro, ho deciso di fermarmi e di ricominciare quando sarà tutto passato. Diciamo che ad "invogliarmi" alla scelta sono state un po' di partite d'allenamento giocate come un orso svegliatosi in anticipo dal letargo (caracollante e incazzato), e di conseguenza un paio di partite di campionato passate a "chiappe in panca". Guarigione in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;progress&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;3) Colpito da una mancanza d'entusiasmo nello scrivere e da un "blocco dello scrittore" da far invidia al &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;Bullock&lt;/span&gt; (paradosso: guarda quanto cacchio sta diventando lungo questo post!), &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;attualmente&lt;/span&gt; sto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;ri&lt;/span&gt;-ricorreggendo le bozze del mio ultimo manoscritto. Ormai sono &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;strasicuro&lt;/span&gt; che la Fermento (la casa editrice del mio romanzo "C.H.A.T. (Come Ho Amato Te)" ) questo nuovo romanzo non lo pubblicherà (come nel &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;TFR&lt;/span&gt;, spesso nell'Editoria vale una specie di silenzio-&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;assenso&lt;/span&gt;, del tipo: "sì, puoi mandarlo &lt;em&gt;altrove&lt;/em&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;perchè&lt;/span&gt; qui..."). Appena avrò finito di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;ricorreggerlo &lt;/span&gt;(per i distratti: ho aggiunto un "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;ri&lt;/span&gt;") lo spedirò ad una decina di buone case editrici che ho scelto, rispetto alle miriadi esistenti, anche grazie a quel briciolo di esperienza da scrittore con due romanzi pubblicati alle spalle (cazzo!). &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;Ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;ri&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;ricorrezione&lt;/span&gt; in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;progress&lt;/span&gt; (un altro "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;ri&lt;/span&gt;" in più, bravi!)&lt;br /&gt;4) "Figlio modello &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;vs&lt;/span&gt; Oggi-mi-rode-il-culo-lasciatemi-stare" è un dramma domestico che ha quasi più puntate di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;Beautiful&lt;/span&gt;. No &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;comment&lt;/span&gt; in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;progress&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;5) "Studi", inteso come "tu studi": questo è, parlandomi in seconda persona, il motivo ufficiale del mio non essermi trovato un lavoretto e dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;dineri&lt;/span&gt; con cui riempirmi il portafoglio. In effetti lo sto usando molto alla lettera, il portafoglio: sono settimane che ci metto dentro solo fogli, foglietti, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;fogliacci&lt;/span&gt;. "Studi", e la guerra in questo caso è combattuta su più fronti: in alcuni - nervosi - momenti mi sembra solo una scusa contro la mia pigrizia parassitaria; in altri - propositivi - casi mi dico che non potrebbe essere altrimenti, matematicamente parlando: hai tempo &lt;em&gt;x&lt;/em&gt; (estate a parte: lì c'è il lavoro al centro estivo), tra lezioni e preparazioni agli esami ti parte &lt;em&gt;x meno qualcosa&lt;/em&gt;, se ci aggiungi che hai una famiglia, una ragazza, degli amici e qualche passione sparsa, come puoi trasformare quel &lt;em&gt;qualcosina&lt;/em&gt; in soldi? E anche adesso che hai trovato un pischello di tredici anni a cui dare ripetizioni, non fai che ripetertelo. Se si condisce tutto col fatto che ho &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;ventiquattro&lt;/span&gt; anni e mi sono già da un po' orgogliosamente rotto le palle di paghette e di "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;pa&lt;/span&gt;'/ma', che c'hai &lt;em&gt;x &lt;/em&gt;euro?", direi che al momento c'è frustrazione in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;progress&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;6) Se c'è una cosa che il &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_68"&gt;frequentare&lt;/span&gt; "Scienze della Comunicazione" mi ha insegnato, è che la comunicazione è ovunque. Ti arriva nelle orecchie, negli occhi, nella gola e anche nel naso (o forse questa era un'altra cosa?!). L'informazione parte da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_69"&gt;Tv&lt;/span&gt;, computer, giornali, cellulari, radio: in un mondo o nell'altro ti becca per forza. Ti &lt;em&gt;dona&lt;/em&gt; occhi che guardano più lontano nonostante le miopie, confini più larghi per il tuo universo personale e mentalità che può sfiorare il &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_70"&gt;cosmopolitismo&lt;/span&gt;. Bello, troppo bello. Anche se tra le due, è la parola "troppo" a farmi un po' di paura: le nuove cose da conoscere ti fanno render conto, inoltre, di quante sono le cose che in realtà non conosci. E quindi ti senti come se la testa e il cuore ti partissero alla rincorsa di qualcosa che è molto più veloce di te: lo vedi da lontano, ma non vedi la strada migliore con cui raggiungerlo, perché quella che percorri si disperde in altre mille strade che a loro volta ti fanno vedere cose che non conosci e che potresti raggiungere, e a loro volta anche queste scappano per altre strade nascondendo altri mondi... E quasi ti dimentichi ciò che stavi inseguendo prima: ti accorgi del tutto e non potendo FISICAMENTE inseguire tutto, ti blocchi. Ma non puoi fermarti, questo più o meno l'ho capito, devi comunque azzardare il movimento e da lì sperimentare, sperimentare &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_71"&gt;finché&lt;/span&gt; non trovi il ritmo giusto (e non è detto che ce ne sia uno solo). E' nella natura dell'uomo, il movimento... E poi pensiamo anche questo: perfino quando abbiamo bisogno di starcene fermi un po' (magari con una poltrona, una &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_72"&gt;Ceres&lt;/span&gt; e una puntata dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_73"&gt;Simpson&lt;/span&gt;), è la Terra stessa a muover&lt;em&gt;ci&lt;/em&gt;... &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_74"&gt;Progress&lt;/span&gt; in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_75"&gt;progress&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;7) Eccoci finalmente: "Robi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_76"&gt;vs&lt;/span&gt; Taddeo".&lt;br /&gt;Partiamo subito col descrivere i contendenti:&lt;br /&gt;- Robi sta per "Rotolino &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_77"&gt;birroso&lt;/span&gt;", un essere acciambellato e flaccido che sopravvive alla base del mio addome;&lt;br /&gt;- Taddeo è il nome che ho scelto per la Tartaruga (leggi "addominali") che vorrei riuscire ad allevare intorno al mio ombelico.&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;Stupiti? Delusi? Schifati? Imbarazzati? Arrabbiati per il fatto di essere arrivati &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_78"&gt;fin&lt;/span&gt; qui con la speranza di trovarvi davanti all' esempio estremo di "battaglia della vita" per poi scoprire che "Robi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_79"&gt;vs&lt;/span&gt; Taddeo" non è altro che una specie di psicosi da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_80"&gt;palestrato&lt;/span&gt; fomentato e/o da teenager demente? Sono quasi d'accordo con voi. Quel "quasi" ce lo butto in mezzo per via del fatto che, per me, "Robi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_81"&gt;vs&lt;/span&gt; Taddeo" è &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; (leggi "soprattutto") una serie di altre cose:&lt;br /&gt;a. un qualcosa che va avanti senza un vincitore da parecchi anni;&lt;br /&gt;b. un qualcosa che richiede disciplina;&lt;br /&gt;c. un qualcosa che spesso subisce botte "pesanti" (chiedere alla bilancia) a favore di Robi, ma che comunque non ti leva la possibilità di avere sempre una rivincita;&lt;br /&gt;d. un qualcosa che ti dà la certezza che, come non c'è la possibilità di perdere definitivamente, così quando vinci, se vinci, la battaglia non finisce: Taddeo potrebbe andarsene di nuovo, se venisse trattato male;&lt;br /&gt;e. un qualcosa che, se riesce, da benessere fisico e quindi anche mentale. E con un benessere bello pimpante, va a finire che riesci ad affrontare anche ALTRE battaglie che ti riguardano;&lt;br /&gt;f. Robi ha bisogno di Taddeo così come Taddeo ha bisogno di Robi: se passassi la vita a fare addominali senza birre con gli amici, mi sentirei triste. Se con la birra gonfiassi lo stomaco come una donna al nono mese, non mi piacerei, e sarei ugualmente triste. Non piacersi fa schifo quasi quanto piacersi troppo.&lt;br /&gt;E da questa specie di mezzo alfabeto, a rileggerlo anche adesso, io non posso che guardare l'eterna lotta tra Robi e Taddeo in modo costruttivo e costruirmi dunque questa specie di "podio dei valori":&lt;br /&gt;3° posto, medaglia di bronzo a&lt;br /&gt;"Non sempre le battaglie più stupide sono quelle più facili".&lt;br /&gt;2° posto argentato a&lt;br /&gt;"A volte da una battaglia dipende l'esito di molte altre che ti sembrano differenti da questa solo perché combattute in parallelo".&lt;br /&gt;1° posto con l'oro a&lt;br /&gt;"Spesso una battaglia stupida ti forma (dopo averti magari sformato l'addome), ti rinforza, ti imposta, ti insegna a non dare nulla per scontato, a combattere, e a combattere quindi anche le battaglie più difficili".&lt;br /&gt;Applausi, colombe in cielo, inno nazionale, strette di mano di tanti Robi dai capelli bianchi, e testa già rivolta a domani.&lt;br /&gt;Ripeto: io non sono &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_82"&gt;costretto&lt;/span&gt; a combattere per vivere o morire, non ancora almeno. Ma, nella fortuna di poter scegliere solo il "come" vivere, preferisco affrontare le mie piccole battaglie: quelle contro me stesso prima di tutto. Non voglio essere un'inutile forma passiva. Avete presente la forma passiva, come proprio non ci entrava in testa a scuola? "Dimmi la forma passiva di &lt;em&gt;Gigi mangia il panino.&lt;/em&gt;" ci chiedevano, e noi testardi rispondevamo "&lt;em&gt;Il panino mangia Gigi&lt;/em&gt;"...&lt;br /&gt;Be', io il mio panino voglio scegliermelo, prepararmelo da solo e mangiarmelo... magari davanti ai &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_83"&gt;Simpson&lt;/span&gt; e con una birra fresca per far scivolare i tozzi in gola. Basta che, con la sigla finale dei cartone, non mi dimentichi di dedicare un po' di tempo anche a Taddeo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4798576754841694390?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4798576754841694390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4798576754841694390&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4798576754841694390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4798576754841694390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/02/robi-vs-taddeo-un-post-grande-per-le.html' title='&quot;ROBI vs TADDEO&quot; (un post grande per le piccole battaglie della vita)'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-7747870818835493584</id><published>2007-02-16T21:10:00.000+01:00</published><updated>2007-02-16T12:11:30.316+01:00</updated><title type='text'>Block notes (stonates) - pag.1</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RdWM-geVH2I/AAAAAAAAAAM/TK2aw6FFa78/s1600-h/scrivania.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5032083164153323362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 135px" height="150" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RdWM-geVH2I/AAAAAAAAAAM/TK2aw6FFa78/s320/scrivania.jpg" width="158" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A volte ho dannatamente bisogno di essere bravo a fare qualcosa. E non devo essere io stesso, a dirmi che sono bravo. Io non mi basto, io non mi fido di me. E allora mi sento ancora più incapace. E allora ho ancora più bisogno di sentirmi bravo, e di qualcuno che me lo dica.&lt;br /&gt;A volte è dannatamente facile cogliere i &lt;em&gt;segni&lt;/em&gt;, che sono la voce della vita.&lt;br /&gt;In quei casi è fin troppo semplice ascoltare la vita. Leggi "naturale".&lt;br /&gt;Adesso no, è difficile ascoltarla, "coglierne i &lt;em&gt;segni&lt;/em&gt;", coglierla, accoglierla. Figuriamoci viverla. Anche se a viverla, in realtà, non sono MAI stato bravo.&lt;br /&gt;Quand'è così, il tempo rallenta e sembra volerti obbligare a &lt;em&gt;esserci&lt;/em&gt; per forza. Fame, paura e chissà quanti altri bisogni primordiali.&lt;br /&gt;Sentirsi ridicolo non è primordiale, ma brucia allo stesso modo, anzi di più, perché si autoalimenta: più te ne rendi conto, più non puoi fare a meno di sentirtici. Mi sento ridicolo a scriverne, quindi mi fermo sapendo già che mi sentirò ridicolo per aver fatto anche questo: essermi fermato.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;data: 13/02/2007, alla vigilia di qualcosa che poi non è andato granché...&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;ora: 20.40, prima di cena: ecco spiegata la "fame"?!&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-7747870818835493584?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/7747870818835493584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=7747870818835493584&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7747870818835493584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/7747870818835493584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/02/block-notes-stonates-pag1.html' title='Block notes (stonates) - pag.1'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_cWnzdXAYxNc/RdWM-geVH2I/AAAAAAAAAAM/TK2aw6FFa78/s72-c/scrivania.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-4012572700804969518</id><published>2007-02-03T13:20:00.000+01:00</published><updated>2007-02-03T11:44:02.434+01:00</updated><title type='text'>Stiamo annegando?!</title><content type='html'>Entro la fine del secolo, se continueremo a &lt;em&gt;sgualcire&lt;/em&gt; il buco dell’ozono, il livello del mare rischia di alzarsi di circa venti centimetri.&lt;br /&gt;In Iraq, sciiti e sunniti continuano a giocare a volley-bomb, e i parenti delle vittime a versare litri di lacrime.&lt;br /&gt;Il calcio fa acqua da tutte le parti, ma non abbastanza da spegnere le bombe-carta ed evitare che esplodano in faccia agli agenti.&lt;br /&gt;Sembra abbastanza complicato andare a scrivere il futuro su tutta quest’acqua, ma non voglio fare il moralista, preferisco fare l’ignorante: è un punto di partenza migliore, è un vuoto da riempire, sono domande che ti puoi fare, per poi innescarti e cercare da qualche parte una risposta. Il moralista, invece c’ha già tutte le risposte senza nemmeno star li a preoccuparsi di quali siano, le domande. Io ce l’ho a casa, “Il libro delle risposte”, Laura me l’ha regalato per scherzo, per buttarla a volte sul cazzeggio e sulla scaramanzia: tu lo apri a caso, e sei tu ad adattare la SUA risposta alla TUA vita. E lo stesso fa il moralista: è un “libro delle risposte umano” che adatta le sue perle di saggezza a qualsiasi domanda, estraendole quasi a caso dalle pagine del suo cervello qualunquista. No, meglio “ignorante in progress” che Messia tuttologo. Anche perché, per camminare su tutta quest’acqua, servirebbe ben altro tipo di Messia...&lt;br /&gt;Allora da buon ignorante ci penso un po’ su e, essendo io anche un pessimo nuotatore, mi preoccupo ancora di più per quest’innalzamento del livello del mare entro la fine del secolo. Buco dell’ozono, anidride carbonica, effetto serra e ghiacciai che si sciolgono: stagioni fredde non più tanto fredde, orsi in Siberia che non vanno più in letargo (“e ora che facciamo? Non posso nemmeno riavere la caparra della grotta!”), animali che mettono su grasso in previsione del freddo e poi si ritrovano obesi e sudati a fare step su rocce senza neve, coltivazioni che si fottono, insomma... il gelato che ti si squaglia in mano incollandotela al cono sembra l’ultimo dei problemi, al momento. Ma allora mi chiedo: possibile che in uno dei pochi casi in cui “prevenire è meglio che curare” non è solo uno spot della Mentadent, una volta tanto che scienziati di fama mondiale ti tirano fuori un protocollo di Kyoto per-evitare-che... ci sia comunque qualcosa che non va??? “Wiki” mi informa che il protocollo di Kyoto è “&lt;em&gt;un trattato internazionale in materia di ambiente sottoscritto nella città giapponese l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ed il riscaldamento globale. Prevede l'obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una drastica riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e altri cinque gas serra, precisamente metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoro di zolfo) in una misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni rispettivamente registrate nel 1990 (considerato come anno base), nel periodo 2008-2012&lt;/em&gt;”. Cacchio, mi dico allora (magari pronunciando due “z” al posto di “cchi”), possibile che stiamo andando a fare un frontale con l’effetto serra, se comunque qualcuno si è messo intorno al tavolo per PREVENIRE?! Ma poi “Wiki” mi azzittisce ancora, dicendomi che tra coloro che non hanno aderito (oltre a Croazia, Kazakistan, Monaco e Australia) “&lt;em&gt;figurano gli Stati Uniti, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni (annuncio fatto nel marzo 2001). In principio, il presidente Clinton aveva firmato il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato, ma George W. Bush, poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ritirò l'adesione inizialmente sottoscritta dagli USA&lt;/em&gt;”. Ora, io non sono anti-americano a priori. Gli Americani hanno dei pro e dei contro (come tutti) che, se ci mettessimo ad analizzarli staremmo qui settimane, causandomi tonnellate di crampi alle dita e ettolitri di sudore (per rimanere sempre in tema di acqua). Diciamo però che, se mi trovassi davanti a Giorgio-doppia-vù, gli chiederei (imparandomi la &lt;em&gt;question&lt;/em&gt; a memoria perché io l’Inglese mmmh...): “George, about Kyoto procol, why have you said NO?”. E, approfittando di avercelo davanti (oh, mica ti si presenta tutti i giorni l’occasione di parlare con il presidente degli USA), gli chiederei pure: “George, ma siamo sicuri che dopo tutto il casino che è successo e che sta succedendo, dopo tutti i morti militari e civili, la soluzione migliore per l’Iraq è mandare altri 20mila mimetiche con dentro corpi umani temporaneamente vivi?”. Sì, perché ormai ogni giorno – puntuale come la mia fucking sveglia nel periodo di esami – in tv &lt;em&gt;sfilano&lt;/em&gt; donne in lacrime avvolte nei loro veli neri, e uomini, anch’essi in lacrime, con barbe scure, camicie a quadri tristi e facce altrettanto tristi. Si odiano e si ammazzano tra di loro, anzi, ammazzano i loro rispettivi innocenti: quelli che sperano, che si illudono di vivere una vita ancora normale, che vanno a scuola, al mercato, ma che in fondo respirano a fatica, perché hanno paura che i polmoni gli possano saltare in aria a causa della prima bomba-umana nei paraggi. Secondo il parere di un ignorante in progress, presentarsi da loro in massa con petti in fuori e fucili carichi, non fa altro che buttare benzina sul fuoco. E lì di combustibile ce n’è in quantità industriale, e non solo nel sottosuolo. Serve un’altra soluzione, e posso pure concederti il beneficio del dubbio, il “tentar non nuoce”, ma &lt;em&gt;così&lt;/em&gt; hai già tentato, e ha nuociuto a moltissimi. Perciò, sempre da ignorante in progress, direi che è l’approccio che va cambiato, non riproposto quello vecchio rinfoltendo le file.&lt;br /&gt;Ma di bombe ne esplodono pure in casa nostra, e l’ultima è esplosa poche ore fa (al momento il mio pc segna le 3:27). Si è trattato di una bomba carta: una cosa rudimentale, che anche il più sfigato dei McGyver avrebbe potuto costruire. Eppure il suo &lt;em&gt;dovere&lt;/em&gt; l’ha fatto: è esplosa, e tanti saluti all’ispettore capo Filippo Raciti, 38 anni. È vero, non è il primo (è il primo solo per il mio nuovo blog), ma qualcosa va fatto, assolutamente, perché sia l’ultimo. Pochi giorni fa è morto un dirigente di una squadra di categoria inferiore. Nessuna bomba carta. Proporzionalmente alla Serie giocata è stato usato un “mezzo” di categoria inferiore: una scarica di calci e pugni. Non so quanto possa davvero essere importante il fatto che siano episodi, anzi OMICIDI, entrambi legati al calcio. Forse il calcio è solo il pretesto, quello su cui ci si dovrebbe soffermare è un’altra cosa: c’è una violenza nella gente che spesso mi spaventa. Le basta un niente e ringhia, e azzanna, e spesso molla la presa solo quando sente che la vittima è cadavere, solo quando sente che la preda ha smesso di sentire. Per sempre. Il moralista tuttologo potrebbe dire “servono controlli più rigidi negli stadi”, e qui mi potrei trovare inizialmente d’accordo e dire “Moralista, c’hai ragione!”. Solo che poi la mia ignoranza in progress mi porta a pensare: e i raptus domestici? Quando ti raccontano che uno prende e ammazza padre, madre, figlio, vicino, passante e pesce rosso? Quelli come li fermi, come impedisci che tali cose accadano? “Più telecamere per tutti”? Per questo &lt;em&gt;azzardo&lt;/em&gt; la considerazione che il calcio, alla fine, è solo un pretesto. Forse servirebbe una “lezione sulla vita”, bisognerebbe di tanto in tanto ricordare alla gente che la vita è una cosa che non puoi ricomprarti in qualche centro commerciale, che la vita è fragile: basta una lama in petto e non ci sei più. Per sempre.&lt;br /&gt;E “sempre” è un bel po’ di tempo.&lt;br /&gt;Certo poi, IN PIU’, puoi lavorare su tutti quei pretesti “a rischio”, in cui la gente sembra comunque propensa a licantropizzarsi: puoi evitare di facilitargli il compito. Puoi aumentare i controlli, le sanzioni, gli appelli alla cultura sportiva, ma se non metti un po’ di cemento su tutta quell’acqua che sta alla base, come la tiri su un’impalcatura che non coli a picco?&lt;br /&gt;Bel casino, per il calcio itra-nazionale (perché a livello mondiale siamo campioni del mondo e quindi tutti muti!). Dopo lo schifo di calciopoli (uno schifo a pelle: uno schifo &lt;em&gt;cellulare&lt;/em&gt;), questo calcio vede le ultime bandiere sventolare bandiera bianca alla faccia aziendale del campionato... Fatta eccezione per IL Capitano (tifo Roma quindi non c’è bisogno di fare nomi), sull’altra sponda del Tevere Oddo è riuscito a vedere, nonostante la nebbia &lt;em&gt;milan&lt;/em&gt;ese, l’ingaggio rialzato: è partito stringendo in mano la bussola che, si sa, segna sempre il Nord. E il mio non è un discorso-presa-per-il-culo verso i cugini della Lazzie: è un pensiero che generalizza e parla di “squadra abbandonata a metà stagione dal suo capitano, dalla sua bandiera” e quindi, Lazzie a parte, è un discorso un po’ malinconico. Poi c’è Ronaldo, che “torna” a Milano. Contento io, che per poterne rivedere i numeri non devo più spulciare Sky alla ricerca delle partite del Real, ma al tempo stesso un po’ deluso. Deluso perché credo in Babbo Natale, nell’Uomo Ragno, nell’amore, nel calcio e nei suoi “supereroi”. E “il supereroe del calcio” che cambia maglia, passando sulla sponda opposta della sana (è ancora sana?) rivalità stracittadina, un po’ mi delude: vedo quel personaggio un po’ meno “eroe” e un po’ più umano. E forse è così che deve essere, in fondo. Se ti pagano per fare qualcosa e per farlo al meglio, quel “qualcosa” diventa un lavoro. E nel lavoro è lecito “cambiare”. Ma non posso fare a meno di vedere, inoltre, la magia del calcio in parte sbriciolarsi davanti ai miei occhi. Ronaldo secondo lui (e anche secondo me) non è finito: ne ha passate un bel po’, col suo ginocchietto “capriccioso”, e sinceramente penso che mi basteranno un paio di suoi numeri ben fatti per ricominciare a “credere” a ciò che esiste solo nei cuori, e che è bello proprio per quello. Certo però che, a guardarlo adesso, un sospetto mi viene: non è che gli hanno dato il numero 99 perché così, per la sua maglia &lt;em&gt;gorda&lt;/em&gt;, basterà cucire insieme DUE magliette di Inzaghi!?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3314376070164520788-4012572700804969518?l=lucasacchieri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/feeds/4012572700804969518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3314376070164520788&amp;postID=4012572700804969518&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4012572700804969518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3314376070164520788/posts/default/4012572700804969518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucasacchieri.blogspot.com/2007/02/stiamo-annegando.html' title='Stiamo annegando?!'/><author><name>Luca Sacchieri nella Rete...</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00715949535503941862</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3314376070164520788.post-2954887762645190566</id><published>2007-02-02T01:12:00.000+01:00</published><updated>2007-02-01T16:12:56.269+01:00</updated><title type='text'>Di solito scrivi un blog per dare un senso alla tua vita, o cerchi un senso alla tua vita per scriverlo in un blog?</title><content type='html'>Qui si tratta di riassumere due anni della mia vita...&lt;br /&gt;Cioééé (detto a bocca talmente larga che le labbra ti sfiorano le orecchie: proprio come fanno le “Smartine”, ossia quelle incapaci guidatrici di Smart solitamente incappucciate in chiome piastrate&amp;amp;frangettate, in carnagioni lampadate, mascarate e mascherate dietro occhiali a goccia)...&lt;br /&gt;Cioé (come direbbe il direttore di “Cioé” se chi chiedessero “Come si chiama la tua rivista?”)...&lt;br /&gt;Al solo pensiero di dover riassumere due anni in un post mi prende un senso di incapacità come se... mi prende un senso di incapacità come... come... come... come... come... come la difficoltà che sto incontrando adesso per trovare una similitudine.&lt;br /&gt;Per mettere un po’ d’ordine ci vuole rigore, ma non essendo io la &lt;strong&gt;Juventus&lt;/strong&gt;, du&lt;strong&gt;B&lt;/strong&gt;ito di trovarne. Direi di scartare subito il metodo “riassunto delle puntate precedenti” (perché per raccontare due anni in questo modo me servirebbero altri due, e quindi poi starei comunque in ritardo di due anni, e così fino ad impazzire in questo circolo vizioso, come un serpente che si morde la coda... ma serpente-non-velenoso, se no si tratterebbe di suicidio). Potrei provare con metodo “oroscopo”, dividere la vita in categorie (lavoro, amore, amici, soldi, fortuna...) e riempire gli spazi. E visto che si tratta di cose già successe, sarebbe anche il primo caso di “oroscopo che c’azzecca”. E allora mi sa che mi rifugerò nella solita cascata di pensieri, ben attento a non consumarne troppa, di &lt;strong&gt;acqua&lt;/strong&gt;, perché a questo proposito ne ho sentite di così drammatiche che l’acqua ti viene da buttarla sotto forma di &lt;strong&gt;lacrime&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Insomma, sì, la cascata di pensieri sembra essere il modo migliore, e magari potrei sfruttare anche il buon “grassetto” per rimarcare parole chiave dietro i quali sono custoditi universi di significati a cui magari dedicare qualche post, o comunque un post&lt;em&gt;0&lt;/em&gt; nel blog.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Profondo respiro, la testa torna al &lt;strong&gt;2005&lt;/strong&gt; e si emoziona, la gola si chiude, ma in fondo chissenefrega, perché tutta una questione di dita...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche mese dopo la &lt;strong&gt;Laurea&lt;/strong&gt; (triennale), è arrivata la &lt;strong&gt;Laura&lt;/strong&gt;. Persona speciale, lei, di quelle che non sembrano esistere al mondo, che vorresti esistessero a tutti i costi e che poi quando te le ritrovi davanti ti stupisci del fatto che esistono davvero. Persona che mi ha aperto gli occhi su un sacco di cose belle (&lt;strong&gt;musei&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;teatri&lt;/strong&gt;, concerti, feste, &lt;strong&gt;substrati universitari&lt;/strong&gt;), persona che ogni tanto trasloca con la testa nel &lt;strong&gt;mondo dei Puffi&lt;/strong&gt;, ma soprattutto persona incredibilmente forte, quando serve. Così forte che l’estate 2005, quando il passato è tornato ad &lt;strong&gt;Ele&lt;/strong&gt;mosinare la sua presenza, lei ha fatto la cosa più coraggiosa al mondo: darmi una &lt;strong&gt;seconda possibilità&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Dopo un’estate “animata” quindi non solo dal lavoro di animatore al centro estivo, oltre alla storia con Laura è ricominciata anche, e altrettanto prudentemente, l’università: destinazione &lt;strong&gt;Laurea specialistica&lt;/strong&gt;. La cosa strana è che ho cercato sul vocabolario il significato di “Laurea specialistica” e ho trovato scritto “vedi Laurea triennale”. Ho quindi cercato “Laurea triennale” mi sono trovato davanti ad un “vedi Laurea specialistica”...&lt;br /&gt;...la battuta (che, com’è giusto che sia, &lt;strong&gt;fa ridere poco&lt;/strong&gt;) consiste nel fatto che in pochi mesi ho scoperto quanto la laurea specialistica fosse UGUALE alla laurea triennale: a cambiare sono solo i titoli dei corsi-fotocopia, le facce dei professori-fotocopia, e i titoli dei libri (... resi “fotocopia” da me, perché se A è uguale a B, e A l’hai già studiato, perché devi andare a buttare altri soldi per comprare B solo perché in copertina c’è il nome X del tuo professore?!). Se per un motivo o per un altro risulto nella fascia contributiva più alta, c’ho &lt;strong&gt;1500 euro&lt;/strong&gt;-motivi buoni per fare le spole biblioteca-copisteria...&lt;br /&gt;Il &lt;strong&gt;calcetto&lt;/strong&gt; con la Fucas ha avuto i suoi alti e bassi per via di Mister che faceva scelte mister-iose, ma anche per mea culpa, io che un giorno mi sento Ronaldinho e il giorno dopo la zolla del calcio d’angolo (e andatela a trovare, una zolla su un campo in sintetico). Se la gente che cambia umore è lunatica, la luna confronto a me è &lt;em&gt;luca&lt;/em&gt;ica.&lt;br /&gt;Il capitolo &lt;strong&gt;amici &lt;/strong&gt;“barcolla ma non molla”, nel senso che per qualcuno ho mollato la presa soprattutto perché ho sentito che era lui a mollare per primo la sua su di me. Poi ci sono quelli che appaiono e scompaiono, e a 24 anni devi imparare a fartene una ragione e essere felice quando ci sono e non prendertela troppo quando scompaiono come certe &lt;strong&gt;armi di distruzione di massa&lt;/strong&gt;. Ci sono poi quelli con cui faccio a &lt;strong&gt;capocciate&lt;/strong&gt; perché vorrei averli sempre vicino e ci sono quelli che ti camminano a fianco, che birreggiano al tuo fianco, che si siedono al cinema al tuo fianco e che ti affiancano nelle chiacchierate serie su ciò che ti sei perso da piccolo e su &lt;strong&gt;cosa vuoi fare da grande&lt;/strong&gt;. Stanno sempre al tuo fianco, insomma, pure quando c’ho il torcicollo e non posso girare la testa per averne conferma.&lt;br /&gt;Ho ampliato i confini delle mie &lt;strong&gt;seghe mentali&lt;/strong&gt;: prima riguardavano soltanto me stesso, adesso stanno abbracciando, a macchia d’olio, il mondo che mi circonda. Arzillo come un &lt;strong&gt;Grillo&lt;/strong&gt;, guardo telegiornali, leggo quotidiani online, spulcio la contro-informazione e... ci sono dei conti che non mi tornano, ma forse sono io che non sono un granché in matematica. In più mi sono innamorato di &lt;strong&gt;Wiki&lt;/strong&gt;. “pedia”, aggiungo subito per non far preoccupare Laura. Wikipedia è l’enciclopedia universale di riferimento per tutti i web-nauti, perché fatta da loro e per loro, in cui ognuno mette a disposizione il proprio sapere e dove – se scrivi cavolate – le community che giudicano il tuo contributo ti sputtanano al volo, e ti mandano a casa con tanto di “pat-pat-pat-pat” (colpetti di mano sulla testa tipo Benny Hill sul vecchietto pelato, o tipo quel ministro europeo su &lt;strong&gt;Berlusconi&lt;/strong&gt;, quando ancora era pelato).&lt;br /&gt;Il &lt;strong&gt;Romanzo&lt;/strong&gt; di cui avevo parlato entusiasticamente nell’ultimo post del blog precedente, non è mai stato pubblicato. L’ho fatto girare un po’ per case editrici, ma, a parte qualche proposta-truffa di pubblicazione (che è un po’ &lt;strong&gt;Il Filo&lt;/strong&gt; conduttore dell’editoria per esordienti), “Nient’altro che Supereoi” è rimasto a languire nel mio pc, o in qualche copia stampata per pochi intimi. Nel frattempo è stato superato da qualcos’altro, e dirò soltanto che è stato superato a grandi balzi di &lt;strong&gt;canguro&lt;/strong&gt;. Per scaramanzia non aggiungo altro. Anzi, visto che ci sono tocco pure ferro, e in questo caso sto parlando del mio bicipite, visto che – con buona frequenza – sto continuando a fare &lt;strong&gt;pesi&lt;/strong&gt; a casa. Il problema, comunque, rimane il &lt;strong&gt;rotolino birroso&lt;/strong&gt;: nonostante le sessioni di addominali, le partite a calcetto, gli allenamenti, lui r
